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S Faustina

  Faustina 1° quad., 1 Parte

LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA

S Faustina : Diario – Sr. Faustina KowalskaI° QUADERNOO Amore Eterno, ordini di dipingere la Tua santa immagine E ci sveli la fonte inconcepibile della Misericordia. Tu benedici chi si avvicina ai Tuoi raggi, Ed all’anima nera dai il candore della neve. O Gesù dolce, hai eretto qui il trono della Tua Misericordia, Per aiutare i peccatori e ridar loro la gioia. Dal Tuo Cuore squarciato, come da limpida fonte, Sgorga il conforto per le anime ed i cuori contriti. Erompe senza posa dal cuore degli uomini L’onore e la gloria per questa Immagine.

 

S Faustina

S Faustina

Ogni cuore inneggi alla Divina Misericordia In ogni momento e nei secoli dei secoli. Dio Mio Se guardo verso il futuro, m’investe la paura, Ma perché inoltrarsi nel futuro? Mi è cara soltanto l’ora presente, Perché il futuro forse non albergherà nella mia anima. Il tempo passato non è in mio potere Per cambiare, correggere od aggiungere qualche cosa. Né i sapienti, né i profeti han potuto far questo. Affidiamo pertanto a Dio ciò che appartiene al passato. O momento presente, tu mi appartieni completamente, Desidero utilizzarti per quanto è in mio potere, E nonostante io sia piccola e debole, Mi dai la grazia della tua onnipotenza. Perciò, confidando nella Tua Misericordia, Avanzo nella vita come un bambino, Ed ogni giorno Ti offro il mio cuore Infiammato d’amore per la Tua maggior gloria.

+ G.M.G. DIO E ANIME. O Re di Misericordia, guida la mia anima Suor M. Faustina del SS.mo Sacramento Wilno, 28.VII.1934 O Gesù mio, con fiducia verso di Te Intreccio migliaia di corone e so Che fioriranno tutte, E so che fioriranno tutte, quando le illuminerà il Sole Divino.

+ O grande Divin Sacramento, Che nascondi il mio Dio, O Gesù, resta con me ogni momento, Ed il mio cuore non sarà preso dal timore.

G.M.G. Wilno, 28.VII.1934

+ Primo fascicolo DIO E LE ANIME

Sii adorata, o Santissima Trinità, ora e in ogni tempo. Sii adorata in tutte le Tue opere e in tutte le Tue creature. Ammirata ed esaltata la grandezza della Tua Misericordia, o Dio. Debbo prender nota degli incontri della mia anima con Te, o Dio, nei momenti particolari delle Tue visite. Debbo scrivere di Te, o Incomprensibile nella Misericordia verso la povera anima mia. La Tua santa volontà è la vita della mia anima. Ho avuto quest’ordine da chi Ti sostituisce per me, o Dio, qui in terra e m’insegna la Tua santa volontà. Vedi, Gesù, com’è difficile per me scrivere e che non so descrivere chiaramente ciò che provo in fondo all’anima. O Dio, può forse la penna descrivere cose per le quali talvolta non esistono nemmeno le parole? Ma, o Dio, mi ordini di scrivere; questo mi basta.

Varsavia, I.VIII.1925L’INGRESSO IN CONVENTO.

Fin dall’età di sette anni avvertii la suprema chiamata di Dio, la grazia della vocazione alla vita religiosa. A sette anni intesi per la prima volta la voce di Dio nella mia anima, cioè la chiamata ad una vita più perfetta, ma non sempre ubbidii alla voce della grazia. Non incontrai nessuno che mi chiarisse queste cose. Diciottesimo anno di vita; insistente richiesta ai genitori del permesso di entrare in convento; rifiuto categorico dei genitori. Dopo tale rifiuto mi diedi alle vanità della vita, non rivolgendo alcuna attenzione alla voce della grazia, sebbene l’anima mia non trovasse soddisfazione in nulla. Il richiamo continuo della grazia era per me un gran tormento, però cercavo di soffocarlo con i passatempi. Evitavo d’incontrarmi con Dio intimamente e con tutta l’anima mi rivolgevo verso le creature. Ma fu la grazia di Dio ad avere il sopravvento nella mia anima.

Una volta ero andata ad un ballo con una delle mie sorelle. Quando tutti si divertivano moltissimo, l’anima mia cominciò a provare intimi tormenti. Al momento in cui cominciai a ballare, scorsi improvvisamente Gesù accanto a me, Gesù flagellato, spogliato delle vesti, tutto coperto di ferite, che mi disse queste parole: « Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?». All’istante si spense l’allegro suono della musica; scomparve dalla mia vista la compagnia in cui mi trovavo. Rimanemmo soli Gesù e io. Mi sedetti accanto alla mia cara sorella, facendo passare per un mal di testa quanto era accaduto dentro di me. Poco dopo abbandonai la compagnia e la sorella senza farmi scorgere e andai nella cattedrale di S. Stanislao Kostka. Era quasi buio. Nella cattedrale c’erano poche persone. Senza badare affatto a quanto accadeva intorno, mi prostrai, le braccia stese, davanti al SS.mo Sacramento e chiesi al Signore che si degnasse di farmi conoscere ciò che dovevo fare. Udii allora queste parole: « Parti immediatamente per Varsavia; là entrerai in convento ». Mi alzai dalla preghiera, andai a casa e sbrigai le cose indispensabili. Come potei, misi al corrente mia sorella di quello che era avvenuto nella mia anima, le chiesi di salutare i genitori e così, con un solo vestito, senza nient’altro, arrivai a Varsavia. Quando scesi dal treno e vidi che ciascuno andava per la sua strada, fui presa dalla paura: che fare? ove rivolgermi, dal momento che non conoscevo nessuno? E dissi alla Madre di Dio: « Maria, fammi strada, guidami Tu! ». Immediatamente udii dentro di me queste parole: di andare fuori dalla città in un villaggio, dove avrei trovato un alloggio sicuro per la notte. Feci così, e trovai tutto come la Madre di Dio mi aveva detto. Il giorno dopo di buon mattino feci ritorno in città ed entrai nella prima chiesa che mi si parò dinanzi. Qui mi misi a pregare, per conoscere che cosa volesse ancora Iddio da me. Le SS. Messe si susseguivano una dietro l’altra. Durante una di queste, mi sentii dire: « Va’ da questo sacerdote e spiegagli ogni cosa; egli ti dirà quello che dovrai fare ». Terminata la S. Messa, entrai nella sacrestia e gli raccontai tutto ciò che era accaduto nell’anima mia, pregandolo di indicarmi dove entrare, in quale convento. In un primo momento il sacerdote rimase sorpreso, tuttavia mi raccomandò d’aver molta fiducia perché Iddio avrebbe continuato a provvedere. « Nel frattempo – egli disse – ti manderò da una pia signora, presso la quale potrai restare fino al giorno del tuo ingresso in un convento ».

Quando mi presentai a quella signora, mi ricevette con grande affabilità. In quel tempo cominciai a cercare un convento, ma a qualsiasi porta ebbi a bussare, incontrai un netto rifiuto. Il dolore attanagliava il mio cuore e dissi al Signore Gesù: « Aiutami. Non lasciarmi sola ». Bussai infine alla nostra porta. Quando mi venne incontro la Madre Superiora, l’attuale M. Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi disse di andare dal Padrone di casa e domandargli se mi accoglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al Signore Gesù. Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù: « Padrone di questa casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore di qui m’ha mandata da Te con tale domanda». Immediatamente udii questa voce: « Ti accolgo; sei nel Mio Cuore ». Quando tornai dalla cappella, la Madre Superiora mi chiese prima di tutto: « Ebbene, il Signore ti ha accettata? ». « Si », le risposi. Ed essa: « Se ti ha accettata il Signore, t’accetterò anch’io ». Fu così ch’io venni ammessa in convento. Per varie ragioni tuttavia dovetti rimanere nel mondo per più d’un anno ancora, presso quella pia signora. A casa mia però, non feci più ritorno. In quel periodo dovetti lottare contro molte difficoltà, ma Dio non mi risparmiò la sua grazia e cominciò ad invadermi sempre più la nostalgia di Dio. La signora che mi ospitava, per quanto fosse molto devota, non comprendeva però la felicità della vita religiosa e, nella sua schietta semplicità, cominciò a prospettarmi altri progetti di vita, ma io sentivo di avere un cuore così grande, che nulla avrebbe potuto colmano. Mi rivolsi allora verso Dio con tutta la mia anima assetata di Lui. Fu durante l’ottava del Corpus Domini. Dio inondò l’anima mia di una luce interiore tale da farmeLo riconoscere più profondamente come il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi quanto Dio mi amasse: dall’eternità il suo amore per me! Fu durante i vespri; con le parole semplici che mi sgorgavano dal cuore, feci a Dio / voto di castità perpetua. Da quel momento provai una maggiore intimità con Dio, mio Sposo; da quel momento costruii nel mio cuore una celletta dove m’incontravo sempre con Gesù. Venne finalmente il momento in cui s’aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m’accorsi che qui era così poco il tempo dedicato all’orazione e che c’erano molte altre cose che mi spingevano nell’intimo ad entrare in un convento di regola più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non era questa la volontà di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento. Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla Madre Superiora.

Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio intimo; solo s’impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un’anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare, domandai a Gesù: « Gesù, chi ti ha causato un simile dolore? ». E Gesù rispose: « Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che t’ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie ». Domandai perdono a Gesù e mutai all’istante la decisione che avevo presa. Il giorno dopo ci fu la nostra confessione. Raccontai tutto quello che era avvenuto nella mia anima ed il confessore mi rispose che era evidente in ciò la volontà di Dio, che dovevo rimanere in questa Congregazione e che non dovevo nemmeno pensare ad un altro ordine. Da quel momento mi sento sempre felice e contenta.

Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio. Fine del postulato

29.IV.1926. I superiori mi mandarono a Cracovia per il noviziato. Una gioia inimmaginabile regnava nella mia anima. Quando arrivammo in noviziato, stava morendo Suor. Qualche giorno dopo Suor… viene da me e mi ordina di andare dalla Madre Maestra a dirle di chiedere al suo confessore, Don Rospond, di celebrare una S. Messa per lei con l’aggiunta di tre giaculatorie. In un primo momento acconsentii, ma il giorno dopo pensai di non andare dalla Madre Maestra, poiché non capivo bene se si era trattato di un sogno o dii realtà. E non andai. La notte seguente si ripeté la stessa cosa in modo più chiaro, per cui non ebbi più alcun dubbio. Malgrado ciò la mattina decisi di non parlarne ancora alla Maestra. «Gliene parlerò soltanto quando la vedrò durante il giorno ». Ad un tratto incontrai nel corridoio quella suora defunta; mi rimproverò di non essere andata subito ed una grande inquietudine s’impadronì della mia anima. Allora corsi immediatamente dalla Madre Maestra e le raccontai tutto l’accaduto. La Madre mi rispose che avrebbe provveduto. Nella mia anima ritornò subito la pace. Il terzo giorno quella suora tornò di nuovo e mi disse: « Iddio gliene renda merito ».

Al momento della vestizione, Dio mi fece conoscere quanto avrei dovuto soffrire. Vidi chiaramente a che cosa mi stavo impegnando. Fu questione di un attimo di tale sofferenza; poi il Signore inondò nuovamente l’anima mia con grandi consolazioni. Verso la fine del primo anno di noviziato, cominciò a farsi scuro nella mia anima. Non provo alcuna soddisfazione nella preghiera; la meditazione per me è una gran fatica; la paura comincia ad impossessarsi di me. Penetro a fondo nel mio intimo e non vi scorgo nulla, all’infuori di una grande miseria. Vedo anche chiaramente la grande santità di Dio; non oso alzare gli occhi fino a Lui, ma mi prostro nella polvere ai Suoi piedi e mendico la Sua Misericordia. Passò così circa la metà dell’anno, ma lo stato della mia anima non cambiò affatto. La nostra cara Madre Maestra m’infuse coraggio in quei momenti difficili. Ciò nonostante questa mia sofferenza aumenta sempre più. Si avvicina il secondo anno di noviziato. Al pensiero che debbo fare i votila mia anima rabbrividisce. Qualunque cosa legga, non la comprendo; non sono in grado di meditare. Mi sembra che la mia preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi Sacramenti, mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però non mi ha permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente nulla di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità della fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si tormentava non trovando soddisfazione da nessuna parte. In un certo momento mi venne una forte idea di essere respinta da Dio. Questo pensiero spaventoso mi trafisse l’anima da parte a parte; per questa sofferenza la mia anima cominciò ad agonizzare. Volevo morire e non potevo. Mi venne il pensiero: « A che scopo cercare di acquistare le virtù? Perché mortificarsi, se tutto ciò non è gradito a Dio? ». Quando ne parlai con la Madre Maestra, ricevetti questa risposta: « Sappia, sorella, che Iddio la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole in paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore Gesù ». Il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è il tormento che in realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe di Gesù. Ripetevo parole di speranza, ma quelle parole divennero per me un tormento ancora maggiore.

Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai a dire a Gesù: « Gesù, Tu hai detto che è più facile che una madre dimentichi il bambino che allatta, piuttosto che Iddio dimentichi una Sua creatura e se pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò la Mia creatura. Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti strazianti della Tua bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo e la terra passeranno, ma la Tua Parola dura in eterno». Però non trovai sollievo nemmeno per un istante. Un giorno, subito dopo la sveglia, mentre mi metto alla presenza di Dio, incomincia ad assalirmi la disperazione. Buio estremo nella mia anima. Ho lottato come ho potuto fino a mezzogiorno. Nelle ore pomeridiane cominciò ad impossessarsi di me un vero terrore di morte; mi cominciarono a venir meno le forze fisiche. Rientrai in fretta nella cella e mi gettai in ginocchio davanti al Crocifisso e cominciai ad implorare misericordia. Gesù però non ascolta le mie grida. Sento che mi vengono a mancare del tutto le forze fisiche; cado a terra; la disperazione si è impadronita della mia anima. Sto vivendo pene infernali che realmente non differiscono in nulla da quelle dell’inferno. Sono rimasta in quello stato per tre quarti d’ora. Avrei voluto andare dalla Maestra – non ne ebbi la forza. Volevo gridare – la voce mi venne a mancare. Per fortuna però entrò nella cella una suora. Quando mi vide in quello stato così fuori dal normale, avverti subito la Maestra. La Madre venne subito. Appena entrò nella cella, disse queste parole: « In virtù della santa obbedienza, le chiedo di alzarsi da terra ». Immediatamente una forza misteriosa mi sollevò da terra e mi trovai in piedi accanto alla cara Maestra. Con parole affettuose mi spiegò che quella era una prova mandata da Dio: « Sorella, abbia tanta fiducia; Iddio è sempre Padre, anche quando mette alla prova ».

Tornai ai miei doveri, come se fossi uscita dalla tomba. I miei sensi erano come impregnati di ciò che aveva sperimentato la mia anima. Durante la funzione serale la mia anima cominciò ad agonizzare in un buio spaventoso. Sento che sono in balia del Dio Giusto e che sono oggetto del Suo sdegno. In quei terribili momenti ho detto a Dio: « O Gesù, che nel Vangelo Ti paragonasti alla più tenera delle madri, ho fiducia nella Tua Parola, poiché Tu sei la verità e la vita. Gesù, confido in Te contro ogni speranza, contro ogni sentimento, che ho nel mio intimo ed è contrario alla speranza. Fa’ di me quello che vuoi; non mi allontanerò da Te, poiché Tu sei la sorgente della mia vita ». Quanto sia tremendo questo tormento dell’anima, lo può capire soltanto chi ha provato su di sé simili momenti.

Nella notte mi fece visita la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. La mia anima fu piena di gioia e dissi: « O Maria, Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro? ». E la Madonna mi rispose: « Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò sempre alla tua sofferenza ». Sorrise amabilmente e scomparve. Immediatamente nella mia anima ritornò la forza e tanto coraggio. Questo però durò soltanto un giorno. Sembrava quasi che l’inferno avesse congiurato contro di me. Un odio tremendo cominciò ad insinuarsi nella mia anima, un odio contro tutto ciò che è santo e divino. Mi sembrava che questi tormenti dello spirito dovessero far parte per sempre della mia esistenza. Mi rivolsi pertanto al Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: « O Gesù, Sposo della mia anima, non vedi che la mia anima sta morendo andando a Te? Come puoi nasconderTi così ad un cuore che Ti ama con tanta sincerità? Perdonami Gesù; si compia in me la Tua santa volontà. Soffrirò in silenzio, come una colomba, senza lamentarmi. Non permetterò al mio cuore nemmeno un solo gemito di doloroso lamento ». Fine del noviziato.

Le sofferenze non diminuiscono affatto. Debolezza fisica; dispensa da tutte le pratiche di pietà, o meglio loro sostituzione con giaculatorie.

Venerdì Santo. Gesù attrae il mio cuore nel centro infuocato dell’amore. Ciò è avvenuto durante l’adorazione serale. Improvvisamente la presenza di Dio s’impadronì di me. Dimenticai ogni cosa. Gesù mi fa conoscere quanto ha sofferto per me. Questo durò molto brevemente. Una nostalgia tremenda. Un desiderio ardente di amare Dio. I primi voti. Un ardente desiderio di annientarmi per Dio mediante un amore attivo, ma che sfugga all’occhio anche delle suore che mi stanno più vicino. Anche dopo i voti però l’oscurità continuò a regnare nella mia anima fino a circa metà dell’anno.

Durante la preghiera Gesù penetrò tutta l’anima mia. L’oscurità scomparve. Udii nell’intimo queste parole: «Tu sei la Mia gioia, tu sei delizia del Mio cuore». Da quel momento percepii nel cuore, cioè nel mio intimo, la Santissima Trinità. In maniera sensibile mi sentii inondata di luce divina. Da allora la mia anima vive in intimità con Dio, come un bimbo col proprio padre affezionato.

Una volta Gesù mi disse: « Va’ dalla Madre Superiora e pregala di autorizzarti a portare il cilicio per sette giorni e durante la notte ti alzerai una volta e verrai in cappella ». Risposi di si, ma avevo una certa difficoltà a recarmi dalla Superiora. Verso sera Gesù mi chiese: « Fino a quando rimanderai?». Decisi di parlarne alla Madre Superiora al primo incontro. il giorno dopo prima di mezzogiorno mi accorsi che la Madre Superiora andava in refettorio e siccome la cucina, il refettorio e la stanzetta di Suor Luisa si trovano quasi assieme, invitai la Madre Superiora nella stanzetta di Suor Luisa e le riferii la richiesta di Gesù. La Madre mi rispose: « Non le permetto di portare nessun cilicio. Nel modo più assoluto. Se Gesù le dà la forza di un colosso, le permetterò queste mortificazioni ». Mi scusai con la Madre per averle fatto perdere tempo ed uscii dalla stanzetta. All’improvviso vidi Gesù in piedi sulla porta della cucina e Gli dissi: « Mi ordini di andare a chiedere delle penitenze, che la Madre Superiora non intende permettere ». Allora Gesù mi disse: «Ero qui durante il colloquio con la Superiora e so tutto e non voglio le tue mortificazioni, ma l’obbedienza. Con questo Mi dai una grande gloria ed acquisti dei meriti per te ». Una delle Madri, quando venne a conoscere il mio stretto rapporto con Gesù, mi disse che ero una povera illusa. Mi disse che Gesù manteneva rapporti simili solo coi santi « e non con anime peccatrici come lei, sorella ». Da quel momento fu come se diffidassi di Gesù. In un colloquio mattutino dissi a Gesù: « Gesù, non sei per caso un’illusione? ». Gesù mi rispose: « Il Mio amore non delude nessuno ».

Una volta stavo riflettendo sulla SS. Trinità, sull’Essenza di Dio. Volevo assolutamente approfondire e conoscere chi è questo Dio… In un istante il mio spirito venne come rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile e in esso come tre sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella luce uscivano parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo ed alla terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto. Improvvisamente dal mare di luce inaccessibile usci il nostro amato Salvatore, di una bellezza inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da quella luce si udì questa voce: « Qual è Dio nella Sua essenza, nessuno potrà sviscerarlo, né la mente angelica, né umana ».Gesù mi disse: « Procura di conoscere Dio attraverso la meditazione dei Suoi attributi ». Un momento dopo Gesù tracciò con la mano il segno della croce e scomparve.

+ Una volta vidi una gran folla di gente nella nostra cappella, davanti alla cappella e sulla strada, perché non c’era posto nella cappella. La cappella era addobbata per una solennità. Vicino all’altare c’era un gran numero di ecclesiastici, poi le nostre suore e molte di altre congregazioni. Aspettavano tutti la persona che doveva prendere posto sull’altare. Ad un tratto sentii una voce che diceva che io dovevo prendere il posto sull’altare. Però appena uscii dall’abitazione, cioè dal corridoio per attraversare il cortile ed andare in cappella seguendo la voce che mi chiamava, ecco che tutta la gente cominciò a gettarmi addosso tutto quello che poteva: fango, sassi, sabbia, scope, tanto che in un primo momento rimasi indecisa se proseguire o meno; ma quella voce mi chiamava con insistenza ancora maggiore ed allora, nonostante tutto, cominciai ad avanzare coraggiosamente. Quando attraversai la soglia della cappella, i superiori, le suore, le educande e perfino i genitori cominciarono a colpirmi con quello che potevano tanto che, volente o nolente, dovetti salire in fretta al posto destinato sull’altare. Non appena occupai il posto destinato, subito quella stessa gente e le educande, e le suore, e i superiori, e i genitori, tutti cominciarono a tendere le mani ed a chiedere grazie ed io non provavo alcun risentimento verso di loro, che m’avevano scagliato addosso tutta quella roba ed anzi stranamente provavo un amore particolarissimo proprio per quelle persone che mi avevano costretta a salire più rapidamente nel posto a me destinato. In quel momento la mia anima fu inondata da una felicità inconcepibile ed udii queste parole: « Fa’ quello che vuoi, distribuisci grazie come vuoi, a chi vuoi e quando vuoi». E subito la visione scomparve.

Una volta sentii queste parole: « Va’ dalla Superiora e chiedi che ti permetta di fare ogni giorno un’ora di adorazione per nove giorni; durante questa adorazione cerca di fare la tua preghiera con Mia Madre. Prega di cuore in unione con Maria; procura inoltre in questo tempo di fare la Via Crucis ». Ottenni il permesso non per un’ora intera, ma soltanto per il tempo che avevo, dopo compiuti i miei doveri. Dovevo fare quella novena per la patria. Il settimo giorno della novena vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra. Quando parlai di alcune di queste cose col confessore, mi rispose che potevano provenire realmente da Dio, ma che potevano anche essere un’illusione.

Siccome avevo spesso dei cambiamenti, non avevo un confessore fisso e per di più facevo una fatica incredibile ad esporre cose di quel genere. Perciò pregavo ardentemente perché il Signore mi concedesse una grande grazia, quella di avere un direttore spirituale. Ma questa grazia l’ottenni soltanto dopo i voti perpetui, quando venni a Wilno. Si tratta di Don Sopocko. Il Signore me l’aveva fatto conoscere interiormente, prima che arrivassi a WIIno. Se avessi avuto fin dall’inizio un direttore spirituale, non avrei sprecato tante grazie del Signore. Un confessore può essere di grande aiuto per un’anima, ma può anche procurarle molto danno. Oh! come dovrebbero stare attenti i confessori all’azione della grazia di Dio nell’anima dei loro penitenti. Questa è una cosa di grande importanza. Dalle grazie di un’anima si può conoscere il suo stretto rapporto con Dio. Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo!

Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te ».

Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un’anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l’intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere un’illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni. Ma la grazia di Dio m’inseguiva ad ogni passo e quando meno me l’aspettavo, Iddio mi rivolgeva la parola.

+ Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra. Vidi la grande collera di Dio ed un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai in silenzio. Un momento dopo Gesù mi disse: « Bambina Mia, unisciti strettamente a Me durante il sacrificio ed offri al Padre Celeste il Mio Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti ciò senza interruzione per tutta la S. Messa. Fallo per sette giorni ». Il settimo giorno vidi Gesù su di una nuvola chiara e mi misi a pregare perché Gesù posasse il Suo sguardo sulla città e su tutto il nostro paese. Gesù diede uno sguardo benigno. Quando notai la benevolenza di Gesù, cominciai ad implorarne la benedizione. Ad un tratto Gesù disse: « Per te benedico l’intero paese » e fece con la mano un gran segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bontà del Signore, l’anima mia fu inondata da una grande gioia.

+ 1929. Una volta, durante la S. Messa, sentii la vicinanza di Dio in una maniera particolarissima, nonostante che mi difendessi e mi tenessi lontana da Lui. Talvolta sfuggivo a Dio proprio perché non volevo essere vittima dello spirito maligno, dato che qualche volta mi avevano detto che lo ero. E questa incertezza durò per lungo tempo. Durante la S. Messa, prima della S. Comunione, ci fu la rinnovazione dei voti. Quando uscimmo dagli inginocchiatoi e cominciammo a pronunciare la formula dei voti, improvvisamente Gesù si mise accanto a me. Aveva una veste bianca ed una cintura d’oro e mi disse: « Ti concedo eterno amore, affinché la tua purezza sia intatta ed a conferma che non andrai mai soggetta a tentazioni impure ». Gesù si slacciò la cintura d’oro che aveva e con quella cinse i miei fianchi. Da quel momento non ho più provato alcun turbamento contrario alla virtù né nel cuore, né nella mente. Compresi in seguito che questa è una delle più grandi grazie, che mi aveva ottenuto la Santissima Vergine Maria, dato che per questa grazia l’avevo pregata per molti anni. Da allora è aumentata la mia devozione per la Madre di Dio. È Lei che mi ha insegnato ad amare interiormente Iddio e come adempire in tutto la Sua santa volontà. O Maria, Tu sei la gioia, poiché attraverso Te Iddio è sceso in terra e nel mio cuore. Una volta vidi un ministro di Dio in pericolo di commettere un peccato grave, che doveva avvenire da un momento all’altro. Presi a supplicare Dio che mandasse a me tutti i tormenti dell’inferno, tutti i dolori che voleva e in cambio chiesi la liberazione e l’allontanamento di quel sacerdote dall’occasione di commettere peccato. Gesù esaudì la mia preghiera ed all’istante sentii sulla testa la corona di spine. Le spine di quella corona mi penetrarono fino al cervello. Ciò durò tre ore ed il ministro di Dio fu liberato da quel peccato ed il Signore rafforzò la sua anima mediante una grazia speciale.

+ Una volta, il giorno di Natale, sento che s’impossessa di me l’onnipotenza, la presenza di Dio. E di nuovo evito interiormente l’incontro col Signore. Domandai alla Madre Superiora il permesso di andare a «Jozefinek: », per fare una visita alle suore. La Madre Superiora ci diede il permesso e subito dopo il pranzo, cominciammo a prepararci. Le consorelle mi stavano già aspettando sulla porta del convento. Io andai di corsa nella cella a prendere la mantellina. Ritornando dalla cella e passando vicino alla piccola cappellina, sulla soglia scorsi Gesù, il quale mi disse queste parole: « Va’ pure, ma Io ti prendo il cuore ». Ed all’improvviso avvertii di non avere più il cuore nel petto. Dato che le suore mi avevano fatto osservare che dovevo andare più in fretta poiché era già tardi, me ne andai immediatamente con loro. Ma una grande insoddisfazione cominciò ad opprimermi. Una strana nostalgia s’impadronì di me. Nessuno però, tranne il Signore, era al corrente di quello che era avvenuto nella mia anima. Quando ci eravamo trattenute un attimo a « Jòzefinek », io dissi alle consorelle: « Torniamo a casa ». Le suore chiesero di riposarsi almeno un momento, ma il mio spirito non riusciva a trovar pace. Mi giustificai dicendo che dovevamo tornare prima che si facesse buio, dato che c’è un bel tratto di strada, e tornammo subito a casa. Quando la Madre Superiora ci incontrò nel corridoio, mi domandò: « Non siete ancora partite o siete già tornate? ». Risposi che eravamo già rientrate, perché non volevo tornare di sera. Mi tolsi la mantellina e mi recai immediatamente nella piccola cappella. Appena entrai, Gesù mi disse: «Vai dalla Madre Superiora e dille che non è vero che sei tornata per essere a casa prima di sera, ma perché ti ho portato via il cuore ». Sebbene la cosa mi costasse molto, andai dalla Superiora e dissi sinceramente il motivo per il quale ero tornata così presto e chiesi perdono al Signore per tutto quello che a Lui non piace. E subito Gesù inondò la mia anima di una grande gioia. Compresi che, all’infuori di Dio, non c’è contentezza da nessuna parte.

Una volta vidi due suore che stavano per entrare nell’inferno. Un dolore indescrivibile mi strinse l’anima. Pregai Iddio per loro e Gesù mi disse: «Va’ dalla Madre Superiora e dille che quelle due suore si trovano nell’occasione di commettere un peccato grave ». il giorno dopo lo dissi alla Superiora. Una di esse è già in stato di fervore; l’altra sta sostenendo una grande battaglia. Una volta Gesù mi disse: “Abbandonerò questa casa.. poiché vi sono cose che non Mi piacciono”. E l’Ostia uscì dal tabernacolo e si posò nelle mie mani, ed io con gioia la riposi nel tabernacolo. Il fatto si ripeté una seconda volta e io feci lo stesso. Ma la cosa si ripeté una terza volta e l’Ostia si trasformò nel Signore Gesù vivo, e Gesù mi disse: « Io non rimarrò qui più a lungo». Allora nella mia anima si risvegliò improvvisamente un grande amore per Gesù e dissi: « E io non Ti lascerò partire, Gesù, da questa casa ». E Gesù scomparve di nuovo e l’Ostia si posò nelle mie mani. La riposi nuovamente nella pisside e chiusi il tabernacolo. E Gesù rimase con noi. Per tre giorni mi preoccupai di fare l’adorazione riparatrice. Una volta Gesù mi disse: « Fa’ sapere alla Madre Generale che in questa casa… succede la tal cosa… che non Mi piace e che Mi offende molto». Non lo feci sapere subito alla Madre; ma il turbamento che m’inviò il Signore, non mi permise d’attendere un momento di più e scrissi subito alla Madre Generale e la pace ritornò nella mia anima. Sperimentavo spesso sul mio corpo la Passione del Signore, sebbene ciò non fosse visibile all’esterno; di questo sono contenta, poiché Gesù vuole così. Ma questo durò per un breve periodo. Quelle sofferenze accesero nella mia anima il fuoco dell’amore per Iddio e per le anime immortali. L’amore sopporterà tutto; l’amore andrà oltre la morte; l’amore non teme niente.

22 FEBBRAIO 1931. La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: « Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te!Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria ». Quando ne parlai al confessore,ricevetti questa risposta: « Questo riguarda la tua anima ». Mi disse così: “Dipingi l’immagine divina nella tua anima”. Quando lasciai il confessionale, udii di nuovo queste parole: « La Mia immagine c’è già nella tua anima. Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia.

+ Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le anime dei peccatori. Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me». « Le fiamme della Misericordia Mi divorano; voglio riversarle sulle anime degli uomini». Poi Gesù si lamentò con me dicendomi: « La sfiducia delle anime Mi strazia le viscere. Ancora di più Mi addolora la sfiducia delle anime elette. Nonostante il Mio amore inesauribile non hanno fiducia in Me. Nemmeno la Mia morte è stata sufficiente per loro. Guai alle anime che ne abusano! ». Quando dissi alla Madre Superiora che Iddio voleva questo da me, la M. Superiora mi rispose che Gesù doveva farlo riconoscere più chiaramente con qualche segno. Quando pregai Gesù di dare qualche segno a dimostrazione che “sei veramente Tu, Dio e Signore Mio, e che da Te vengono queste richieste”, udii nel mio intimo questa voce: « Mi farò conoscere dalle Superiore attraverso le grazie che concederò mediante questa immagine ».

Quando volevo liberarmi da queste ispirazioni interiori, Iddio mi disse che nel giorno del Giudizio mi avrebbe chiesto conto di un gran numero di anime. Una volta che mi sentivo tremendamente stanca per le molte difficoltà che avevo per il fatto che Gesù mi parlava ed esigeva che venisse dipinta quell’immagine, decisi fra di me fermamente di chiedere al Padre Andrasz,prima dei voti perpetui, di sciogliermi da quelle ispirazioni interiori e dall’obbligo di dipingere quell’immagine. Ascoltata la confessione, il Padre Andrasz mi diede questa risposta: « Non la sciolgo da nulla, sorella, e non le è permesso sottrarsi a queste ispirazioni interiori, ma deve assolutamente parlare di tutto al confessore, nel modo più assoluto, altrimenti andrà fuori strada, nonostante queste grandi grazie del Signore. Momentaneamente lei si confessa da me, ma sappia bene che deve avere un confessore fisso, cioè un direttore spirituale ». Ne rimasi enormemente mortificata. Pensavo di potermi liberare da tutto, ed invece era avvenuto proprio il contrario: ora avevo l’ordine esplicito di ubbidire alla richiesta di Gesù. E di nuovo il tormento di non avere un confessore fisso. E se per un certo tempo mi confesso da qualcuno, non posso rivelargli la mia anima per quanto riguarda le grazie. Ne soffro in modo incredibile. Prego Gesù di concedere queste grazie a qualcun altro, perché io non so utilizzarle e le spreco soltanto. « Gesù, abbi compassione di me. Non affidarmi cose tanto grandi. Vedi bene che sono un pugno di polvere buono a nulla ». Tuttavia la bontà di Gesù è infinita. Mi aveva promesso un aiuto visibile in terra e l’ho ricevuto dopo poco tempo a Wilno. Ho riconosciuto in Don Sopocko quell’aiuto divino. L’avevo conosciuto prima di arrivare a Wilno grazie ad una visione interiore. Un giorno lo vidi nella nostra cappella tra l’altare ed il confessionale. Avevo udito improvvisamente nel mio intimo una voce: « Ecco l’aiuto visibile per te sulla terra. Egli ti aiuterà a fare la Mia volontà sulla terra ».

+ Una volta che ero stanca di queste incertezze domandai a Gesù: « Gesù, sei Tu il mio Dio o sei un fantasma? I Superiori infatti mi dicono che capitano illusioni e fantasmi di vario genere. Se sei il mio Signore Ti prego di benedirmi ». Allora Gesù fece un gran segno di croce su di me e io mi segnai. Quando chiesi perdono a Gesù per quella domanda, Gesù mi rispose che con quella domanda non Gli avevo recato alcun dispiacere ed il Signore mi disse inoltre che la mia fiducia Gli piaceva molto.

 

1933 + CONSIGLI SPIRITUALI DATIMI DA PADRE ANDRASZ S. J.

Primo. Non le è lecito, sorella, sfuggire a queste ispirazioni interiori ma deve informare di tutto il confessore. Se lei riconosce che tali ispirazioni interiori riguardano, ossia sono di vantaggio alla sua anima o ad altre anime, la prego di ascoltarle e non le è permesso trascurarle, ma sempre d’accordo col proprio confessore.

Secondo. Se queste ispirazioni non concordano con la fede e con lo spirito della Chiesa, bisogna respingerle immediatamente, poiché provengono dallo spirito maligno.

Terzo. Se queste ispirazioni non riguardano le anime in generale, né il loro bene in particolare, allora, sorella, non se ne preoccupi eccessivamente, e non le prenda affatto in considerazione. Tuttavia non decida da sola in questa materia in un senso e nell’altro, poiché può andare fuori strada, nonostante queste grandi grazie del Signore. Umiltà, umiltà e sempre umiltà, poiché noi da soli non possiamo nulla. Tutto questo è soltanto grazia di Dio. Mi dice che Iddio esige tanta fiducia dalle anime; ebbene sia lei la prima a dare la dimostrazione di tale fiducia. Ancora una parola: accetti tutto questo con serenità. Parola di uno dei confessori: Sorella, Iddio le prepara molte grazie particolari, ma lei faccia in modo che la sua vita sia pura come le lacrime davanti al Signore, senza badare a quello che potranno pensare di lei. Le basti Iddio e Lui solo.

Verso la fine del noviziato il confessore mi disse queste parole: Avanza nella vita facendo del bene, in modo che sulle pagine della tua vita io possa scrivere: visse facendo del bene. Iddio realizzi questo in lei, sorella. Un’altra volta il confessore mi disse: si comporti davanti al Signore come la vedova del Vangelo, la quale benché avesse deposto nel tesoro una moneta spicciola di poco valore, dal Signore fu ritenuta più meritevole di quelli che avevano fatto ricche offerte. Un’altra volta ricevetti questo insegnamento: si comporti in modo che chiunque si avvicini a lei, se ne parta felice. Diffonda attorno a sé il profumo della felicità, poiché da Dio ha ricevuto molto e quindi deve dare molto agli altri. Che tutti possano ripartire felici da lei, anche se hanno appena sfiorato l’orlo della sua veste. Ricorda bene le parole che ti ho detto ora. Un’altra volta mi disse queste parole: permetta al Signore di spingere la navicella della sua vita in alto mare, sulle acque immensamente profonde della vita interiore. Alcune parole di un colloquio avuto con la Madre Maestra verso la fine del noviziato: la caratteristica particolare della sua anima sia la semplicità e l’umiltà. Vada attraverso il cammino della vita come una bambina, sempre fiduciosa, sempre provvista di semplicità ed umiltà, contenta di tutto, felice di tutto. Là dove le altre anime si spaventano, lei, sorella, passi tranquillamente grazie alla semplicità ed all’umiltà. Questo, sorella, lo ricordi per tutta la vita: come le acque scendono dai monti verso le valli, così le grazie del Signore scendono soltanto sulle anime umili. O mio Dio, comprendo bene che vuoi da me l’infanzia spirituale, dato che me la chiedi continuamente tramite i Tuoi rappresentanti. Le sofferenze e le contrarietà all’inizio della vita religiosa mi avevano spaventata e mi avevano tolto il coraggio. Per questo pregavo continuamente perché Gesù mi rendesse più forte e mi concedesse il vigore del Suo Santo Spirito, per poter adempiere in tutto la Sua santa Volontà, poiché fin dall’inizio conoscevo e conosco tuttora la mia debolezza. So bene chi sono da me stessa, poiché Gesù ha svelato agli occhi della mia anima tutto l’abisso della mia miseria e pertanto mi rendo conto perfettamente che tutto quello che c’è di buono nella mia anima è soltanto frutto della Sua santa grazia. La consapevolezza della mia miseria mi fa conoscere in pari tempo l’abisso della Tua Misericordia. Nella mia vita interiore guardo con un occhio verso l’abisso di miseria e di abiezione che sono io, e con l’altro occhio verso l’abisso della Tua Misericordia, o Dio. O mio Gesù, Tu sei la vita della mia vita. Tu sai bene che non desidero nient’altro all’infuori della gloria del Tuo Nome e che le anime conoscano la Tua bontà. Perché le anime si tengono lontano da Te, o Gesù? Questo proprio non lo capisco. Oh! potessi io dividere il mio cuore in minime particelle e offrirtele, o Gesù, in modo che ogni particella fosse come un cuore intero, nell’intento di compensarTi, almeno in parte per i cuori che non Ti amano! Ti amo, Gesù, con ogni goccia del mio sangue e lo verserei volentieri per Te, per darTi la prova del mio amore sincero. O Dio, più Ti conosco e meno riesco a comprenderTi, ma questa mia incapacità a comprenderTi mi fa capire quanto sei grande, oDio. E questa impossibilità a comprenderTi accende una nuova fiamma nel mio cuore per Te, o Signore. Dal momento in cui mi hai permesso, o Gesù, di immergere lo sguardo della mia anima in Te, riposo e non desidero nient’altro. Ho trovato la mia destinazione nel momento in cui la mia anima è annegata in Te, unico oggetto del mio amore. Tutto è nulla se lo si confronta con Te. Le sofferenze, le contrarietà, le umiliazioni, gli insuccessi, i sospetti che gravano su di me, sono fuscelli che ravvivano il mio amore verso di Te, o Gesù. Pazzi ed irrealizzabilì sono i miei desideri. Desidero nascondere a Te che soffro. Per I i miei sforzi e le mie opere buone desidero non essere mai ricompensata. O Gesù, Tu solo sei la mia ricompensa. Tu mi basti, o Tesoro del mio cuore. Desidero condividere le sofferenze del prossimo e tener nascoste nel cuore le mie sofferenze non solo al prossimo, ma anche a Te, o Gesù. Le sofferenze sono una grande grazia. Attraverso la sofferenza l’anima diviene simile al Salvatore; nella sofferenza l’amore si cristallizza: maggiore è la sofferenza, più puro diviene l’amore.

Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L’apparizione durò un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all’inferno, raddoppiai in ogni caso le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: « Non ti hanno giovato per nulla le mie preghiere? ». Mi rispose che le mie preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai: « E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle non ti hanno giovato niente? ». Mi rispose: « Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime ». E io le dissi: «Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me ». E scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare. Dopo un certo tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!

1933. Una volta udii nel mio intimo questa voce: « Fa’ una novena per la Patria. La novena consisterà nelle litanie dei Santi. Chiedi il permesso al confessore ». Durante la successiva confessione ottenni il permesso e la sera iniziai subito la novena. Verso la fine delle litanie vidi un grande chiarore ed in esso Dio Padre. Fra quel chiarore e la terra vidi Gesù inchiodato sulla croce in modo tale che Iddio, volendo guardare sulla terra, doveva guardare attraverso le Piaghe di Gesù. E compresi che per riguardo di Gesù Iddio benediva la terra. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia, cioè per il confessore, che Tu stesso Ti sei degnato di scegliermi e che mi hai fatto vedere in visione prima che lo conoscessi di persona. Quando ero andata a confessarmi da Padre Andrasz, pensavo che sarei stata liberata dalle mie ispirazioni interiori. Il Padre mi rispose che non mi poteva liberare, ma: « Preghi, sorella, per ottenere un direttore spirituale ».

Dopo una breve e fervida preghiera vidi di nuovo Don Sopocko nella nostra cappella fra il confessionale e l’altare. Allora mi trovavo a Cracovia. Queste due visioni mi rafforzarono tanto più nello spirito in quanto lo trovai così come lo avevo visto in visione sia a Varsavia durante la terza probazione, sia a Cracovia. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia. Adesso tremo quando sento dire talvolta da qualche anima che non ha il confessore, cioè il direttore spirituale. So bene infatti quali gravi danni ho avuto io stessa quando non avevo questo aiuto. Senza un direttore spirituale si può andare facilmente fuori strada. O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun’ora è uguale all’altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando considero ogni cosa con l’occhio della fede. La grazia elargita a me in quest’ora, non si ripeterà nell’ora successiva. Mi verrà data anche nell’ora successiva, ma non sarà più la stessa. il tempo passa e non ritorna più. Ciò che contiene in sé, non si cambierà mai: lo sigilla col sigillo per l’eternità.

Don Sopocko dev’essere molto amato dal Signore. Lo dico perché ho avuto modo di constatare quanto il Signore si preoccupi per lui in certi momenti Nel notare ciò sono enormemente lieta che il Signore abbia degli eletti di questo genere.

 

1928. LA GITA A KALWARIA. 

Ero venuta a Wilno per due mesi a sostituire una suora, che era andata alla terza probazione, ma mi trattenni un po’ più di due mesi. Un giorno la Madre Superiora, volendomi fare una cortesia, mi diede il permesso di andare, in compagnia di un’altra suora, a Kalwaria, a fare il così detto « giro dei sentierini ». Ne fui molto contenta. Dovevamo andare col battello, benché fosse così vicino; ma tale era il desiderio della Madre Superiora. La sera Gesù mi disse: « Io desidero che tu rimanga a casa ». Risposi: « Gesù, ormai è già tutto preparato, che dobbiamo partire domattina. Che faccio io adesso? ». Ed il Signore mi rispose: « Questa gita arrecherà danno alla tua anima ». Risposi a Gesù: « Tu puoi sempre porvi rimedio. Disponi le circostanze in modo tale che sia fatta la Tua volontà ». In quel momento suonò il campanello per il riposo. Con uno sguardo salutai Gesù e andai nella cella.

La mattina è una bella giornata. La mia compagna si rallegra pensando che avremo una grande soddisfazione, che potremo visitare tutto; ma io ero sicura che non saremmo partite, sebbene fino a quel momento non ci fosse stato alcun ostacolo ad impedirci di partire. Dovevamo ricevere per tempo la S. Comunione e partire subito dopo il ringraziamento. All’improvviso, durante la S. Comunione, la giornata da bella che era cambiò completamente. Le nuvole, venute non si sa da dove, coprirono tutto il cielo e cominciò una pioggia torrenziale. Erano tutti stupiti, dato che in una giornata così bella chi poteva aspettarsi la pioggia e che cambiasse a quel modo in così poco tempo? La Madre Superiora mi disse: « Quanto mi dispiace che non possiate partire! ». Risposi: « Cara Madre, non fa nulla che non siamo partite: Dio vuole che restiamo a casa ». Nessuno però sapeva che era espresso desiderio di Gesù che restassi in casa. Trascorsi tutta la giornata nel raccoglimento e nella meditazione; ringraziai il Signore per avermi trattenuta in casa. In quel giorno Dio mi concesse molte consolazioni celesti.

Una volta, in noviziato, avendomi la Madre Maestra destinata alla cucina delle figliole, mi afflissi assai di non essere in grado di maneggiare le marmitte, che erano enormi. La cosa più difficile per me era quella di scolare le patate; talvolta ne versavo fuori la metà. Quando lo dissi alla Madre Maestra, mi rispose che poco alla volta mi ci sarei abituata e avrei fatto pratica. Questa difficoltà tuttavia non scompariva, giacché le mie forze diminuivano ogni giorno e, per mancanza di forze, al momento di scolare le patate, mi tiravo indietro. Le suore accorsero che evitavo quel lavoro e se ne meravigliavano enormemente, non sapendo che non ero in grado di aiutarle, nonostante mi impegnassi con tutto lo zelo e senza riguardo di me stessa. Durante l’esame di coscienza di mezzogiorno, mi lamentai col Signore per la diminuzione delle forze. Fu allora che udii dentro di me queste parole: « Da oggi in poi, ti riuscirà assai facile; accrescerò le tue forze ». La sera, venuto il momento di scolare le patate, m’affrettai per prima, fiduciosa nelle parole del Signore. Afferrai la marmitta con disinvoltura e scolai le patate con facilità. Ma quando sollevai il coperchio per farne uscire il vapore, invece delle patate notai nella marmitta interi fasci di rose rosse, così belle che non riuscirei a descriverle. Mai prima d’allora ne avevo vedute di simili. Rimasi stupefatta, non potendo comprenderne il significato; ma in quell’istante udii in me una voce che diceva: «Il tuo duro lavoro Io lo trasformo in mazzi di stupendi fiori, mentre il loro profumo sale su fino al Mio trono». Da quel momento cercai di scolare le patate non solo durante la settimana assegnatami in cucina, ma feci di tutto per sostituire le mie compagne durante il loro turno. E non solamente in questo, ma in ogni altro lavoro faticoso cercavo di essere la prima a dare una mano, avendo sperimentato quanto ciò fosse gradito a Dio. O tesoro inesauribile della rettitudine dell’intenzione,che rendi perfette e tanto gradite al Signore tutte le nostre azioni! O Gesù, Tu sai quanto sono debole, perciò rimani sempre con me, guida le mie azioni e tutto il mio essere. Tu, o mio ottimo Maestro! Per la verità, o Gesù, m’investe la paura quando considero la mia miseria, ma nello stesso tempo mi tranquillizzo considerando la Tua insondabile Misericordia, che è più grande della mia miseria di tutta un’eternità. E questa disposizione d’animo mi riveste della Tua potenza. O gioia che deriva dalla conoscenza di me stessa! O Verità immutabile, eterna è la Tua saldezza!

Quando, poco dopo i primi voti mi ammalai e, nonostante l’amorevole e premuroso interessamento dei Superiori e le cure dei medici, non mi sentii né meglio né peggio, allora cominciarono a giungermi voci che mi sospettavano di fingere. E così cominciò la mia sofferenza, che divenne doppia e durò per un tempo abbastanza lungo. Un giorno mi lamentai con Gesù, perché ero un peso per le consorelle. Gesù mi rispose: “Non vivi per te, ma per le anime. Dalle tue sofferenze trarranno vantaggio altre anime. Le tue prolungate sofferenze daranno loro la luce e la forza per uniformarsi alla Mia volontà”. La sofferenza più dura per me consisteva nel fatto che mi sembrava che né le mie preghiere nè le buone azioni fossero gradite a Dio. Non avevo il coraggio di alzare gli occhi al cielo. Ciò mi causava una sofferenza così grande che diverse volte, quando ero in cappella per le preghiere comunitarie, la Madre Superiora, finite le preghiere mi chiamava presso di sé e mi diceva: « Chieda, sorella, a Dio grazia e consolazione perché, come noto in realtà io stessa e le Suore mi riferiscono, al solo vederla, sorella, lei suscita compassione. Non so proprio cosa fare con lei. Le ordino di non affliggersi per nessuna ragione ». Ma tutti questi colloqui con la Madre Superiora non mi procuravano sollievo, né alcun chiarimento della mia situazione.

Un buio ancora più fitto mi nascondeva Dio. Cercavo aiuto nel confessionale, ma anche li non lo trovavo. Un pio sacerdote avrebbe voluto aiutarmi, ma io ero così degna di commiserazione che non riuscivo nemmeno a spiegargli i miei tormenti e questo mi causava una tortura ancora maggiore. Una tristezza mortale aveva invaso la mia anima a tal punto, che non riuscivo a nasconderla, ma era evidente anche all’esterno. Avevo perso la speranza. La notte diventava sempre più buia. Il sacerdote dal quale mi confessavo una volta mi disse: « Io vedo in lei, sorella, delle grazie particolari e sono completamente tranquillo sul suo conto. Perché dunque si tormenta tanto? ». Ma io allora questo non lo capivo e perciò mi meravigliavo enormemente quando per penitenza mi veniva ordinato di recitare il Te Deum od il Magniflcat e talvolta di sera dovevo correre velocemente per il giardino, oppure ridere forte dieci volte al giorno. Queste penitenze mi stupivano molto, ma ciononostante quel sacerdote non mi fu di molto aiuto. Evidentemente il Signore voleva che Lo adorassi con la sofferenza. Quel sacerdote mi confortava dicendo che in quello stato ero più gradita a Dio, che se avessi sovrabbondato nelle più grandi consolazioni. « Che grande grazia di Dio, sorella, che lei nell’attuale stato di tormenti spIrituali non offenda Dio, ma cerchi di esercitarsi nelle virtù. Io osservo la sua anima, sorella; vi scorgo grandi disegni da parte di Dio e grazie speciali e vedendo ciò in lei, sorella, ne rendo grazie al Signore ». Però, nonostante tutto, la mia anima si trovava in un supplizio e in un tormento inesprimibili. Imitavo il cieco, che si fida della propria guida e la tiene saldamente per mano e non mi allontanavo nemmeno un attimo dall’obbedienza, che fu la mia àncora di salvezza in quella prova di fuoco.

+ O Gesù, Verità Eterna, consolida le mie deboli forze. Tu, Signore, puoi tutto. So che i miei sforzi senza di Te sono niente. O Gesù, non nasconderTi davanti a me, poiché io non posso vivere senza di Te. Ascolta il grido della mia anima. La Tua Misericordia, Signore, non si è esaurita, perciò abbi pietà della mia miseria. La Tua Misericordia supera l’intelligenza degli Angeli e degli uomini messi insieme e, sebbene a me sembri che Tu non mi ascolti, tuttavia ho posto la fiducia nel mare della Tua Misericordia e so che la mia speranza non rimarrà delusa. Soltanto Gesù sa quanto è pesante e difficoltoso compiere i propri doveri, quando un’anima è in quello stato di tormenti interiori, le forze fisiche sono ridotte e la mente è offuscata. Nel silenzio del mio cuore ripetevo a me stessa: « O Cristo, per Te le delizie e l’onore e la gloria e per me la sofferenza. Non m’attarderò nemmeno di un passo nel seguirTi, benché le spine mi trafiggano i piedi ». Quando fui mandata a curarmi nella casa di Plock, ebbi la fortuna di ornare di fiori la cappella. il fatto accadde a Biala. Suor Tecla non sempre aveva tempo e perciò spesso ornavo la cappella da sola. Un giorno raccolsi le rose più belle per abbellire la camera di una certa persona. Quando mi avvicinai al portico, vidi Gesù che era li in piedi nel portico e mi domandò amabilmente: « Figlia Mia, a chi porti quei fiori? ». Il mio silenzio fu la risposta al Signore, dato che in quel momento mi resi conto che avevo un attaccamento molto sottile per quella persona, di cui in precedenza non m’ero accorta. Gesù scomparve immediatamente. Io all’istante gettai quei fiori per terra ed andai davanti al SS.mo Sacramento col cuore pieno di riconoscenza per la grazia di aver conosciuto me stessa. O Sole Divino, vicino ai Tuoi raggi l’anima nota anche i più piccoli granelli di polvere, che a Te non piacciono. O Gesù, Verità Eterna, nostra Vita, invoco e mendico la Tua Misericordia per i poveri peccatori. O Cuore dolcissimo del mio Signore, pieno di compassione e di insondabile Misericordia T’imploro per i poveri peccatori. O Cuore Santissimo, Sorgente di Misericordia, dal quale scaturiscono raggi di grazie inconcepibili per tutto il genere umano, da Te imploro la luce per i poveri peccatori. O Gesù, ricorda la Tua dolorosa Passione e non permettere che periscano anime redente col Tuo preziosissimo e santissimo Sangue. O Gesù, quando considero il grande prezzo del Tuo Sangue, gioisco per il suo grande valore, dato che una sola goccia sarebbe bastata per tutti i peccatori. Benché il peccato sia un abisso di cattiveria e d’ingratitudine, tuttavia il prezzo pagato per noi è assolutamente incomparabile. Pertanto ogni anima abbia fiducia nella Passione del Signore, speri nella Misericordia. Iddio non nega a nessuno la Sua Misericordia. il cielo e la terra possono cambiare, ma la Misericordia di Dio non si esaurisce. Oh! quale gioia arde nel mio cuore, quando considero questa Tua incomprensibile bontà, o Gesù mio. Voglio condurre ai Tuoi piedi tutti i peccatori, affinché lodino la Tua Misericordia per i secoli infiniti. O Gesù mio, benché una notte buia mi circondi e nuvole oscure mi velino l’orizzonte, so tuttavia che il sole non si spegne. O Signore, benché non Ti possa comprendere e non comprenda il Tuo operare, confido però nella Tua Misericordia. Se questa è la Tua volontà, o Signore, che io viva sempre in tale oscurità, Sii benedetto. Una cosa soltanto Ti chiedo, o mio Gesù, non permettere che io Ti offenda in nessun modo. O Gesù mio, Tu solo conosci la nostalgia e le sofferenze del mio cuore. Sono lieta di poter soffrire almeno un po’ per Te. Quando sento che la sofferenza supera le mie forze, allora mi rifugio presso il Signore nel SS.mo Sacramento ed un profondo silenzio è il mio colloquio col Signore.

CONFESSIONE DI UNA NOSTRA EDUCANDA.

Da un certo momento, cioè da quando una forza misteriosa cominciò a sollecitarmi, affinché m’interessassi di quella festa e perché venisse dipinta quell’immagine, non riesco a trovar pace. Qualche cosa mi trapassa da parte a parte, tuttavia mi assale un certo timore di essere vittima di un’illusione. Però questi dubbi sono venuti sempre dall’esterno, dato che nel profondo del mio essere sentivo che era il Signore che mi trafiggeva l’anima. Il confessore dal quale a quel tempo andavo a confessarmi, mi aveva detto che si verificano casi di illusioni e io sentivo che quel sacerdote aveva quasi paura di confessarmi. Questo era un tormento per me. Quando m’accorsi che dagli uomini avevo ben poco aiuto, mi rifugiai maggiormente nel Signore, il miglior Maestro. In un certo momento, quando s’impossessò di me il dubbio se la voce che mi parlava provenisse o meno dal Signore, in quello stesso momento mi rivolsi al Signore con un colloquio interiore senza proferire una parola. Ad un tratto una certa forza penetrò nella mia anima e dissi: « Se Tu sei veramente il mio Dio, che tratti intimamente con me e mi parli, Ti chiedo, Signore, che quell’educanda vada a confessarsi oggi stesso; questo segno mi rafforzerà ». In quello stesso momento quella ragazza chiese di potersi confessare. La Madre della classe fu meravigliata del suo improvviso cambiamento, ma si preoccupò di chiamare un sacerdote e quella persona si confessò con grande contrizione. All’improvviso udii nel mio intimo questa voce: «Mi credi ora?». E di nuovo una forza strana penetrò nella mia anima e mi rassicurò e mi rafforzò a tal punto, che io stessa mi stupii d’aver potuto dubitare anche per un solo istante. Questi dubbi però provenivano sempre dall’esterno e ciò m’indusse a chiudermi sempre più in me stessa.

Quando durante la santa confessione avverto l’indecisione del sacerdote, non svelo a fondo la mia anima, ma mi accuso soltanto dei peccati. Non dà serenità ad un’anima il sacerdote, se non la possiede lui stesso. O sacerdoti, ceri accesi per illuminare le anime, la vostra luce non Si offuschi mai! Compresi che non era volontà di Dio che svelassi allora a fondo la mia anima. Questa grazia il Signore me la concesse in seguito. O mio Gesù, guida la mia mente. Prendi il possesso completo di tutto il mio essere. Chiudimi in fondo al Tuo Cuore e difendimi dagli assalti del nemico. In Te l’unica mia speranza. Parla attraverso la mia bocca quando io, estremamente misera, sarò davanti ai potenti ed ai sapienti, affinché riconoscano che questa causa è Tua e proviene da Te.

TENEBRE E TENTAZIONI.

La mia mente era stranamente ottenebrata; nessuna verità mi sembrava chiara. Quando mi parlavano di Dio, il mio cuore era come un sasso. Non riuscivo a trarre dal cuore nemmeno un sentimento d’amore per Lui. Quando con uno sforzo della volontà cercavo di stare vicino al Signore, provavo gravissimi tormenti e mi sembrava con ciò di spingere Iddio ad un’ira ancora maggiore. Non ero assolutamente in grado di meditare, com’ero solita fare in precedenza. Sentivo un grande vuoto nell’anima e non riuscivo a riempirlo con nulla. Cominciai a soffrire la fame e la nostalgia di Dio, ma constatavo la mia completa impotenza. Provai a leggere adagio, frase dopo frase, ed a meditare in quel modo, ma anche questo fu inutile; non capivo niente di quello che leggevo. Davanti agli occhi della mia anima c’era continuamente tutto l’abisso della mia miseria. Quando andavo in cappella per qualche pratica di pietà, provavo ancora maggiori tormenti e tentazioni. Talvolta per tutta la durata della S. Messa lottavo con pensieri blasfemi, che premevano per giungere alle mie labbra. Provavo avversione per i santi Sacramenti. Mi sembrava di non ricavare alcuno dei benefici che i santi Sacramenti procurano. Mi accostavo ad essi solo per obbedire al confessore e questa cieca obbedienza era per me l’unica via attraverso la quale dovevo procedere e la mia àncora di salvezza. Quando un sacerdote mi spiegò che queste sono prove mandate da Dio e che « nello stato in cui sei, non solo non offendi Dio, ma Gli sei molto gradita; questo è un segno che Iddio ti ama immensamente e che ha molta fiducia in te, dato che ti visita con queste prove », queste parole però non mi diedero alcun conforto; mi sembrava anzi che non si riferissero affatto a me. Una cosa mi stupiva. Talvolta capitava, quando soffrivo tremendamente, che, nel momento in cui mi avvicinavo alla santa confessione, cessavano all’improvviso quei terribili tormenti; ma appena mi allontanavo dalla grata, tutti quei tormenti si abbattevano su di me con un accanimento ancora maggiore. Allora cadevo con la faccia a terra davanti al SS.mo Sacramento e ripetevo queste parole: « Anche se mi uccidessi, io confiderò in Te. Mi sembrava di morire per quelle sofferenze. Il pensiero che mi tormentava di più era quello di essere respinta da Dio. E poi seguivano altri pensieri: A che scopo impegnarmi per la virtù e le buone azioni? Perché mortificarsi e annientarsi? Perché emettere i voti? Perché pregare? Perché sacrificarsi e annientarsi? Perché far di sé un olocausto ad ogni passo? Con che vantaggio, se sono già respinta da Dio? A che pro questi sforzi? E qui Dio solo sa quello che avveniva nel mio cuore.

In un momento in cui ero tremendamente schiacciata da queste sofferenze, andai in cappella e dissi dal profondo dell’amma queste parole: « Fa’ di me, o Gesù, quello che Ti piace. Io Ti adorerò ovunque. E avvenga in me tutta la Tua volontà, o Signore e Dio mio, e io glorificherò la Tua infinita Misericordia ». In seguito a quest’atto di sottomissione cessarono quei terribili tormenti. All’improvviso vidi Gesù, che mi disse: « Io sono sempre nel tuo cuore ». Una gioia indicibile inondò la mia anima e la riempì di tanto amor di Dio, che infiammò il mio povero cuore. Vedo che Iddio non permette mai prove al di sopra di quello che possiamo sopportare. Oh! non mi spavento affatto: se manda all’anima grandi tribolazioni, la sostiene con una grazia ancora più grande, sebbene noi non la notiamo. Un solo atto di fiducia in quei momenti, dà più gloria a Dio che molte ore passate nel godimento di consolazioni durante la preghiera. Ora vedo che, se Dio vuole tenere un’anima nelle tenebre, nessun libro né alcun confessore riuscirà ad illuminarla. O Maria, Madre e Signora mia, affido a Te la mia anima ed il mio corpo, la mia vita e la mia morte e ciò che verrà dopo. Metto tutto nelle Tue mani. O Madre mia, copri col Tuo manto verginale la mia anima e concedimi la grazia della purezza del cuore, dell’anima e del corpo e difendimi con la Tua potenza da tutti i nemici e soprattutto da quelli che nascondono la loro malvagità sotto la maschera della virtù. O splendido Giglio, Tu sei il mio specchio, o Madre mia. O Gesù, divino Prigioniero d’amore, quando rifletto sul Tuo amore e sul Tuo annientamento per me, i sensi mi vengono meno. Nascondi la Tua incomprensibile maestà e Ti abbassi fino a me miserabile. O Re della gloria, sebbene Tu nasconda la Tua bellezza, tuttavia lo sguardo della mia anima squarcia il velo. Vedo i cori degli angeli, che incessantemente Ti rendono onore e tutte le Potenze del cielo, che incessantemente Ti adorano ed incessantemente proclamano: Santo, Santo, Santo. Oh, chi mal potrà comprendere il Tuo amore e la Tua insondabile Misericordia verso di noi? O Prigioniero d’amore, chiudo il mio povero cuore in questo tabernacolo, perché Ti adori incessantemente, giorno e notte. Non conosco impedimenti in questa adorazione e, anche se sarò fisicamente lontana, il mio cuore è sempre con Te. Niente può costituire un ostacolo al mio amore verso di Te. Non esistono impedimenti per me. O Gesù mio, Ti consolerò per tutte le ingratitudini, per le bestemmie, per la tiepidezza, per l’odio dei senza-dio, per i sacrilegi. O Gesù, desidero ardere come vittima pura e consumata davanti al trono del Tuo nascondimento. T’imploro incessantemente per i peccatori agonizzanti. O Santissima Trinità, Indivisibile, unico Dio, sii benedetta per questo grande dono e testamento di misericordia! O Gesù mio, in riparazione delle bestemmie, tacerò quando sarò rimproverata ingiustamente, per ricompensarTi in questo modo almeno in piccola parte. Innalzo a te nella mia anima un inno incessante e questo nessuno lo immagina, né lo comprende. Il canto della mia anima è noto soltanto a Te, o mio Creatore e Signore. Non mi lascerò assorbire dalla frenesia del lavoro fino al punto di dimenticarmi di Dio Tutti i momenti liberi li passerò ai piedi del Maestro nascosto nei SS.mo Sacramento. È Lui che m’istruisce fin dai miei più teneri anni. «Scrivi questo: prima di venire come Giudice giusto, vengo come Re di Misericordia. Prima che giunga il giorno della giustizia, sarà dato agli uomini questo segno in cielo: si spegnerà ogni luce in cielo e ci sarà una grande oscurità su tutta la terra. Allora apparirà in cielo il segno della Croce e dai fori, dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore, usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la terra. Ciò avverrà poco tempo prima dell’ultimo giorno». O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te.

Wilno, 2.VIII.1934. Venerdì, dopo la S. Comunione, venni trasportata in ispirito davanti al trono di Dio. Davanti al trono di Dio vidi le Potenze celesti, che adorano Dio incessantemente. Al di là del trono vidi uno splendore inaccessibile alle creature; vi entra soltanto il Verbo Incarnato, come Mediatore. Quando Gesù penetrò in quello splendore, sentii queste parole: “Scrivi subito quello che ascolti: sono il Signore nella Mia Essenza e non conosco imposizioni né bisogni. Se chiamo delle creature alla vita, questo è per l’abisso della Mia Misericordia”. In quello stesso momento mi vidi nella nostra cappella come prima, nel mio inginocchiatoio; la S. Messa era terminata; queste parole le trovai già scritte.

+ Allorché vidi quanto il mio confessore doveva soffrire a causa di quest’opera, che Iddio suo tramite sta mandando avanti, mi spaventai per un momento e dissi al Signore: Gesù, dopotutto quest’impresa è Tua e perché ti comporti così con lui, sembra quasi che gliela ostacoli, mentre esigi che la attui? “Scrivi che giorno e notte il Mio sguardo riposa su di lui e che permetto queste contrarietà per aumentare i suoi meriti. Io do la ricompensa non per il risultato positivo, ma per la pazienza e la fatica sopportata per Me ».

Wilno, 26.X.1934. Venerdì, mentre dall’orto andavo a cena con le educande, erano le sei meno dieci, vidi Gesù sulla nostra cappella, con lo stesso aspetto di quando L’avevo visto la prima volta: così come è dipinto in questa immagine. I due raggi, che uscivano dal Cuore di Gesù, coprirono la nostra cappella e l’infermeria e poi tutta la città e si estesero sul mondo intero. Ciò durò forse circa quattro minuti e poi scomparve. Anche una delle figliole, che era assieme a me un po dietro alle altre, vide quei raggi, ma non vide Gesù e non vide da dove uscivano i raggi. Rimase molto impressionata e lo raccontò alle altre ragazze. Le ragazze cominciarono a ridere di lei dicendole che le era sembrato di vedere qualcosa e forse era una luce proveniente da un aereo, ma essa rimase saldamente ferma sulla propria opinione e disse che mal in vita sua aveva visto raggi di quel genere. Dato che le ragazze le obiettarono anche che forse quello era un riflettore, essa allora rispose che conosceva la luce dei riflettori. « Raggi così non ne avevo visti mai ». Quella ragazza dopo cena si rivolse a me e mi disse che quei raggi l’avevano talmente impressionata, che non riusciva a darsi pace: « Continuamente ne avrei parlato »; eppure non aveva visto Gesù. E mi ricordava continuamente quei raggi, mettendomi così in un certo imbarazzo, dato che non potevo dirle di aver visto Gesù. Pregai per questa cara anima, perché il Signore le concedesse le grazie di cui aveva tanto bisogno. Il mio cuore si rallegrò, perché Gesù stesso si fa conoscere nella Sua opera. Benché abbia avuto per questo motivo grandi dispiaceri, tuttavia per Gesù si può sopportare tutto.

+ Quando andai all’adorazione, sentii la vicinanza di Dio. Dopo un momento vidi Gesù e Maria. Quella visione riempì la mia anima di gioia e chiesi al Signore: Quale è, Gesù, la Tua volontà in questa questione, sulla, quale il confessore mi ordina di interpellarTi? Gesù mi rispose: « E Mia volontà che stia qui e che non si licenzi ». E domandai a Gesù se andava bene la scritta: « Cristo, Re di Misericordia ». Gesù mi rispose: « Sono Re di Misericordia », e non disse: « Cristo ». « Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico la prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo Incarnato faccio conoscere l’abisso della Mia Misericordia ».

+ Avvenne in modo mirabile! Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua. Per tre giorni quest’immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata sistemata ad Ostra Brama su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto lontano. Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della Redenzione del Mondo, per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore. Un certo giorno vidi interiormente quanto dovrà soffrire il mio confessore. Gli amici ti abbandoneranno e tutti ti contrasteranno e le forze fisiche diminuiranno. Ti ho visto come un grappolo d’uva, scelto dal Signore e gettato sotto il torchio delle sofferenze. In certi momenti, padre, la tua anima sarà piena di dubbi per quanto riguarda quest’opera e me. E vidi come se Iddio stesso gli fosse contrario e domandai al Signore perché si comportasse così con lui, come se gli rendesse difficile quello che ordina Ed il Signore disse: « Mi comporto così con lui, per far comprendere che quest’opera è Mia. Digli che non abbia paura di nulla. Il Mio sguardo è rivolto giorno e notte su di lui. Nella sua corona ci saranno tante corone quante sono le anime che si salveranno tramite quest’opera. Io do il premio per le sofferenze, non per il buon esito nel lavoro ». O mio Gesù, Tu solo sai quante persecuzioni sto sopportando per il fatto che Ti sono fedele e che mi attengo decisamente alle Tue richieste. Tu sei la mia forza; sostienimi, affinché possa sempre fedelmente adempiere tutto quello che richiedi da me. Io da sola non sono capace di nulla, ma se Tu mi sostieni, tutte le difficoltà non contano niente. O Signore, vedo bene che la mia vita, dal primo momento in cui la mia anima ricevette la capacità di conoscerTi, è una lotta incessante e sempre più accanita. Ogni mattina durante la meditazione mi preparo alla lotta per tutto il giorno e la S. Comunione mi dà la sicurezza che vincerò e così avviene. Ho paura di quel giorno in cui non ho la S. Comunione. Questo Pane dei Forti mi dà ogni energia per portare avanti quest’opera ed ho il coraggio di eseguire tutto quello che richiede il Signore. Il coraggio e l’energia, che sono dentro di me, non sono miei, ma di Chi abita in me: l’Eucaristia. O Gesù mio, quanto sono grandi le incomprensioni! Talvolta, se non ci fosse l’Eucaristia, non avrei il coraggio di proseguire sulla strada che mi hai indicato. L’umiliazione è il mio cibo quotidiano. È logico che la promessa sposa si adorni con ciò che interessa al suo promesso Sposo, perciò la veste dello scherno che ha coperto Lui, deve coprire anche me. Nei momenti in cui soffro molto, cerco di tacere poiché non mi fido della lingua, che in quei momenti è propensa a parlare di sé, ed invece deve servirmi per lodare Iddio per i tanti benefici e doni che mi ha elargito. Quando ricevo Gesù nella S. Comunione Lo prego ardentemente perché si degni di guarire la mia lingua, in modo che con essa non offenda né Iddio, né il prossimo. Desidero che la mia lingua lodi Dio incessantemente. Grandi colpe si commettono con la lingua. Un’anima non può giungere alla santità, se non tiene a freno la propria lingua.

+ RIASSUNTO DEL CATECHISMO DEI VOTI RELIGIOSI.

D. Che cos’è il voto? R. È una promessa volontaria fatta a Dio di eseguire un’azione più perfetta D. E da ritenere obbligatorio un voto in materia già prescritta da un comandamento? R. Si. L’esecuzione di un’azione in cose prescritte da un comandamento ha doppio valore e merito, ma la sua omissione è una doppia trasgressione e cattiveria, poiché se s’infrange il voto, al peccato contro il comandamento si aggiunge il peccato di sacrilegio. D. Perché i voti religiosi hanno un valore così grande? R. Perché costituiscono il fondamento della vita religiosa, approvata dalla Chiesa, in cui i membri, uniti in una comunità religiosa, s’impegnano a tendere incessantemente alla perfezione, per mezzo dei tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, emessi secondo le regole. D. Che cosa significa tendere alla perfezione? R. Tendere alla perfezione significa che lo stato religioso in sé non solo esige che venga raggiunta la perfezione, ma obbliga sotto pena di peccato ad un impegno quotidiano per la sua conquista. E pertanto il religioso che non intende giungere alla perfezione trascura il principale dovere del proprio stato. D. Che cosa sono i voti religiosi solenni? R. I voti religiosi solenni sono così vincolanti che, in casi eccezionali, solo il Santo Padre può dispensare da essi. D. Che cosa sono i voti semplici? R. Sono voti meno vincolanti; dai perpetui e dagli annuali dispensa la Santa Sede. D. Qual è la differenza fra il voto e la virtù? R. il voto comprende soltanto ciò che è prescritto sotto pena di peccato; la virtù invece tende più verso l’alto e facilita l’osservanza del voto, e al contrario, infrangendo il voto, si vien meno anche alla virtù e la si ferisce. D. Che obblighi impongono i voti religiosi? R. I voti religiosi impongono l’obbligo di impegnarsi per il conseguimento delle virtù e della totale sottomissione ai Superiori ed alle Regole, in base alla quale si consegna la propria persona a vantaggio dell’ordine, rinunciando a tutti i diritti su di essa e sulle sue attività, che dedica al servizio di Dio.

IL VOTO DI POVERTA’.

Il voto di povertà è una rinuncia volontaria al diritto di proprietà od al suo uso, per amore del Signore. D. Quali oggetti riguarda il voto di povertà? R. Tutti i beni ed oggetti che appartengono alla Congregazione. Su ciò che abbiamo consegnato, cose o denaro, dopo la loro accettazione, non si ha più alcun diritto. Tutte le regalie od i doni che talvolta si possono ricevere a titolo di riconoscenza od altro, per diritto appartengono alla Congregazione. Ogni entrata per lavoro od anche le rendite, non possono essere usate senza violare il voto. D. Quando s’infrange o si viola il voto in ciò che riguarda il settimo comandamento? R. S’infrange quando, senza permesso, si prende per sé o per qualcun altro una cosa che appartiene alla casa. Quando senza permesso si trattiene presso di sé qualche cosa al fine di impossessarsene. Quando senza autorizzazione si vende o si cambia qualche cosa di proprietà della Congregazione. Quando una data cosa la si usa per uno scopo diverso da quello al quale l’aveva destinata il superiore. Quando in genere si dà qualche cosa o la si prende senza permesso. Quando per negligenza si rovina o si guasta qualche cosa. Quando trasferendosi da una casa ad un’altra si porta via qualche cosa senza permesso. Nei casi in cui s’infranga il voto di povertà, il religioso è tenuto egualmente alla restituzione nei confronti della Congregazione.

LA VIRTÙ DELLA POVERTÀ.

È la virtù evangelica che impegna il cuore a distaccarsi dall’affetto per i beni temporali, cosa alla quale il religioso è strettamente tenuto in virtù della professione. D. Quando si pecca contro la virtù della povertà? R. Quando si desiderano cose contrarie a tale virtù. Quando ci si attacca a qualche oggetto, quando si fa uso di cose superflue. D. Quanti e quali sono i gradi della povertà? R. In pratica nella professione religiosa i gradi della povertà sono quattro. Non disporre di nulla senza dipendere dai superiori (stretta materia del voto). Evitare il superfluo, accontentarsi delle cose necessarie (costituisce virtù). Propendere volentieri per le cose più vili e ciò con soddisfazione interiore – come la cella, l’abbigliamento, il vitto, ecc. Gioire dell’indigenza.

IL VOTO DI CASTITÀ. D. A che cosa obbliga questo voto? R. A rinunciare al matrimonio e ad evitare tutto ciò che è proibito dal sesto e dal nono comandamento. D. La mancanza contro la virtù è una violazione del voto? R. Ogni mancanza contro la virtù è contemporaneamente una violazione del voto, perché qui non c’è differenza fra il voto e la virtù, come invece per la povertà e l’obbedienza. D. Ogni pensiero cattivo è peccato? R. Non ogni pensiero cattivo è peccato, ma lo diviene quando alla riflessione dell’intelletto si unisce il compiacimento della volontà ed il consenso. D. Oltre ai peccati contrari alla castità, c’è qualche cosa, che arreca danno alla virtù? R. Arrecano danno alla virtù la libertà dei sensi, la libertà della fantasia e la libertà dei sentimenti, la familiarità e le amicizie troppo tenere. D. Quali sono i sistemi per conservare la virtù? R. Vincere le tentazioni interiori con la presenza di Dio ed inoltre lottando senza paura. Le tentazioni esterne invece, col fuggire le occasioni. In genere sono sette i metodi principali. Il primo è la custodia dei sensi, poi la fuga delle occasioni, evitare l’ozio, allontanare sollecitamente le tentazioni, evitare qualsiasi amicizia specialmente quelle particolari, coltivare lo spirito di mortificazione, rivelare le tentazioni al confessore. Ci sono inoltre cinque mezzi per conservare la virtù: l’umiltà, lo spirito di preghiera, l’osservanza della modestia, la fedeltà alla regola, una sincera devozione alla SS.ma Vergine Maria.

IL VOTO DELL’OBBEDIENZA.

Il voto dell’obbedienza è superiore ai primi due, dato che esso in realtà costituisce un’offerta totale, un olocausto, ed è il più necessario perché forma e mantiene in vita tutta la struttura religiosa. D. A che cosa obbliga il voto di obbedienza? R. Il religioso col voto di obbedienza s’impegna davanti a Dio ad ubbidire al legittimi superiori, in tutto ciò che gli comanderanno in forza della regola. Il voto di obbedienza rende il religioso soggetto al superiore in virtù della regola per tutta la vita e in tutte le questioni. Il religioso commette peccato grave contro il voto, ogni volta che non ubbidisce ad un ordine dato in virtù dell’obbedienza o della regola.

LA VIRTU’ DELL’OBBEDIENZA.

La virtù dell’obbedienza arriva più in alto del voto, comprende la regola, le disposizioni e anche i consigli dei superiori. D. La virtù dell’obbedienza è necessaria al religioso? R. La virtù dell’obbedienza è così necessaria al religioso che, anche se agisse positivamente andando contro l’obbedienza, le sue azioni diverrebbero cattive o senza merito. D. Si può peccare gravemente contro la virtù dell’obbedienza? R. Si pecca gravemente quando si disprezza l’autorità o l’ordine del superiore. Quando dalla disobbedienza deriva un danno spirituale o materiale alla Congregazione. D. Quali mancanze mettono in pericolo il voto? R. I preconcetti e l’antipatia verso il superiore, la mormorazione e le critiche; l’infingardaggine e la trascuratezza.

I GRADI DELL’OBBEDIENZA.

Esecuzione sollecita e totale. Obbedienza della volontà, quando la volontà induce l’intelletto a sottomettersi all’opinione del superiore. Sant’Ignazio dà tre metodi che facilitano l’obbedienza: Vedere sempre Iddio nel superiore, chiunque egli sia. Giustificare dentro di sé l’ordine o l’opinione del superiore. Accettare ogni ordine come se venisse dal Signore, senza discutere e senza pensarci su. Il mezzo generale poi è l’umiltà. Niente è difficile per l’umile. Signore mio, infiamma il mio amore per Te, affinché fra le tempeste, le sofferenze e le prove, il mio spirito non venga meno. Vedi quanto sono debole. L’amore può tutto.

 

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