Discernimento degli spiriti

Discernimento degli spiriti

discernimento degli spiriti

discernimento degli spiriti

Di Padre Fio Mascarenhas, SJ

Discernimento degli spiriti : La parola “spirito” fa riferimento a due diversi tipi di forze motivazionali. Lo spirito di un individuo si esprime nella sua inclinazione interiore a compiere il bene o il male, e si manifesta con una regolarità tale che deve essere considerato una caratteristica propria della persona. D’altro canto è possibile che un individuo cada sotto l’influenza di uno spirito estrinseco alla sua personalità, che può venire sia da Dio che dal Diavolo. Il “discernimento degli spiriti” ha appunto il compito di giudicare se un determinato atto o serie di atti siano originati dallo Spirito Santo, dallo spirito diabolico o dallo spirito umano.

Esistono due tipi di discernimento degli spiriti (DS): quello acquisito e quello infuso.

Il DS acquisito è complementare alla direzione spirituale ordinaria e può essere approfondito da chiunque lo voglia esercitare servendosi di strumenti appropriati.

Il DS infuso è invece un dono carismatico che viene concesso da Dio solo a determinate persone.

Il DS acquisito è assolutamente indispensabile per un direttore spirituale o per il responsabile di un gruppo di preghiera, poiché esso è fondamentale per capire quali sono gli spiriti che allontanano da Dio e quando invece interviene lo Spirito Santo che conduce l’uomo a Dio. I mezzi attraverso i quali si acquisisce l’arte de DS sono:

La preghiera , che è il mezzo più importante.

Lo Studio . I responsabili dovrebbero acquistare familiarità con i principi generali della teologia spirituale contenuti nella Bibbia, negli scritti dei maestri di vita spirituale e nelle vite dei santi. È necessario inoltre che abbiano una comprensione profonda e diffusda delle diverse “scuole” di spiritualità.

L’esperienza personale . Se da un lato è vero che ogni persona ha dei tratti e delle caratteristiche uniche, è altrettanto vero che esiste anche un cammino comune a tutti, e che chi non ha una approfondita conoscenza di se stesso difficilmente comprenderà gli altri. Inoltre, se un responsabile non ha raggiunto un certo grado di virtù e di dominio di sé, sicuramente non sarà capace di capire la condizione dei fratelli che deve guidare.

Tipi di spiriti

Esistono tre principali tipi di spiriti: lo Spirito Santo , lo spirito diabolico e lo spirito umano . Lo Spirito di Dio ci rende sempre inclini al bene e opera in noi direttamente o attraverso cause secondarie; il diavolo ci porta sempre verso il male usando i suoi poteri o esercitando su di noi l’attrattiva per le cose del mondo; lo spirito umano può condurci sia verso il bene che verso il male, a seconda dell’intenzione della persona a seguire la retta ragione o i desideri egoistici . Poiché le diverse inclinazioni naturali sono moralmente indifferenti, esse possono essere indirizzate sia verso il bene che verso il male, e la grazia non solo non distrugge la natura ma anzi la perfeziona e la rende soprannaturale, mentre il diavolo si serve della debolezza umana e degli effetti del peccato originale per raggiungere i suoi obiettivi malvagi.

Vi sono poi dei casi in cui, in una determinata azione, interagiscono in noi diversi tipi di spiriti, e, anche quando su un atto predomina lo Spirito Santo, non ne consegue necessariamente che i movimenti anteriori e posteriori ad esso siano altrettanto soprannaturali. Movimenti puramente naturali, coscienti o inconsci, possono rendere l’azione meno pura. Lo Spirito di Dio potrebbe, ad esempio, ispirarmi a digiunare regolarmente, ma il mio spirito potrebbe indurmi a digiunare in modo simbolico così da perdere ogni beneficio spirituale del digiuno; il diavolo potrebbe invece influenzarmi a strafare o a prolungare il mio digiuno per diversi giorni a danno della mia stessa salute.

Lo spirito divino

Alcune caratteristiche generali sono:

Verità. Se una persona continua a sostenere opinioni dichiaratamente contrarie alla verità rivelata, all’insegnamento infallibile della Chiesa o alla teologia comprovata, alla filosofia o alla scienza, bisogna dedurne che essa è ingannata dal diavolo o vittima di un’immaginazione eccessiva o di un ragionamento fallace.

Docilità. Chi è guidato dallo Spirito Santo accetta con pace profonda il consiglio e il parere dei fratelli che esercitano un’autorità su di lui, manifestando sentimenti di umiltà e di nascondimento.

Discrezione . Lo Spirito Santo rende la persona discreta, prudente e attenta in tutto ciò che intraprende. Nulla è precipitoso, frivolo, esagerato o impetuoso; tutto è ben equilibrato, edificante, calmo e pacifico.

Pace. La persona sperimenta una serenità profonda e stabile nella profondità del proprio spirito.

Purezza delle intenzioni. Cerca solo la volontà e la gloria di Dio in tutto ciò che vive e non nutre alcun interesse umano né motivazione dettata dall’amor proprio.

Pazienza nella sofferenza. Sopporta con animo sereno qualsiasi sofferenza senza curarsi di trovarne la causa o di comprendere se sia giusta o meno.

Semplicità. Assieme alla veridicità e alla sincerità, la semplicità non manca mai in chi è mosso dallo Spirito. Non vi è in lui alcuna duplicità, arroganza, ipocrisia o vanità, attegiamenti questi suscitati dal diavolo.

Librtà di spirito. Innanzitutto la persona non è attaccata a nessuna cosa creata, neanche ai doni di Dio, e riceve tutto dalle mani di Dio come dono, con gratitudine e umiltà, nella consolazione come nella prova. Chi invece dimostra una ostinata inflessibilità è animato solo dall’amor proprio e assume un atteggiamento contrario a quello appena esposto.

Lo spirito umano

Esiste un combattimento costante tra la grazia e lo spirito umano, il quale, ferito dal peccato, è fortemente incline all’amor proprio. Lo spirito umano tende sempre a soddisfare il piacere personale, è amico del piacere e nemico della sofferenza. Cerca sempre tutto quello che è compatibile con il suo temperamento, i suoi gusti, i suoi capricci personali o la soddisfazione del suo amor proprio. Non vuole sentire parlare di umiliazioni, pentenza e rinuncia, anzi, vuole solo successi, onori, applausi e svaghi.

Lo spirito diabolico

In genere l’influenza diablica è limitata alla semplice tentazione, sebbene talvolta il diavolo concentri il suo potere su un individuo attraverso l’ossesione diabolica o addirittura la possesione (uno studio dettagliato in materia esulerebbe dall’argomento trattato in questa sede). I segni che la contraddistinguono sono:

Spirito di falsità. Il diavolo è il padre della menzagna, ma nasconde astutamente l’inganno velandolo con false verità, fenomeni pseudo-mistci, ipocrisia, simulazione e doppiezza.

Curiosità morbosa. Caratterizza chi cerca avidamente gli aspetti esoterici dei fenomeni mistici o è affascinato dall’occulto o dal soprannaturale.

Confusione. Ansia profonda depressione, disperazione, mancanza di fiducia e scoraggiamento sono caratteristiche croniche che si alternano alla presunzione, alla vana sicurezza e ad un ottimismo infondato.

Ostinazione. Disobbedienza e durezza di cuore.

Costante indiscrezione. E spirito di irrequietezza. Questi stati d’animo caratterizzano chi tende agli eccessi nel praticare esercizi di penitenza o attività apostoliche e trascura i propri obblighi primari prediligendo altri tipi di lavori.

Spirito di orgoglio e di vanità. Queste persone sono molte ansiose di pubblicizzare i doni ricevuti da Dio e le loro esperienze mistiche.

Impazienza nella sofferenza. E risentimento ostinato.

Passioni incontrollate. E forte inclinazione alla sensualità, attaccamento eccessivo alle consolazioni sensibili, particolarmente nella preghiera.

Le regole del discernimento secondo San’Ignazio da Loyola

S. Ignazio ha indubbiamente ricevuto da Dio un particolare carisma di discernimento. Alla fine del suo libro sugli esercizi spirituali, aggiunge alcune pagine estremamente preziose sui criteri da adottare nel discernimento degli spiriti. Qui riprenderemo solo le più importanti che verranno esposte in forma molto sintetica.

1. “Alle persone che vanno di peccato in peccato, il nemico propone sempre nuovi piaceri e godimenti, perché essi persistano e crescano nei loro vizi “. S. Ignazio intende dire che lo spirito del Male agisce in un determinato modo con quelli che gli appartengono e in un altro con coloro che non gli appartengono. Se quelli che gli appartengono lui li conferma nel male mediante nuove proposte di peccato, quelli che appartengono a Cristo lui li porta fuori strada proponendo il bene, ma, come abbiamo detto, un bene non richiesto da Dio e quindi falsificato.

2. ” E’ proprio del cattivo spirito rimordere, rattristare, creare impedimenti, turbando con false ragioni affinché non si vada avanti “. Fin dall’inizio delle regole, siamo messi in guardia da un inganno tremendo: tutti i pensieri che vengono in mente, e che possono essere anche credibili o persuasivi, non devono essere accettati come veri se producono gli effetti che sono propri dello spirito del Male: senso di colpa, tristezza, impedimenti, turbamenti.

3. “E’ proprio dello spirito buono dare coraggio, forza, consolazioni, lacrime, ispirazioni e pace, rendendo facili le cose e togliendo ogni impedimento, affinché si vada avanti nel bene operare “. Se i pensieri sono accompagnati da questi fenomeni, allora si può essere tranquilli di non cadere nell’inganno del diavolo. Anzi, S. Ignazio raccomanda anche vivamente di non prendere mai decisioni quando il proprio animo non ha le caratteristiche dell’opera dello Spirito, perché il rischio che la decisione sia ispirata dal male è in agguato. Al contrario, prima di prendere una decisione importante occorre attendere che nell’animo passi ogni forma di turbamento e ritornino la pace e la consolazione dello Spirito.

4. S. Ignazio specifica anche che i fenomeni interiori generati dallo Spirito di Dio lui li racchiude in una sola parola: “consolazione”. Con questo termine S. Ignazio intende lo stato di calma e di pacificazione interiore e, di conseguenza, l’assenza di ogni ombra o turbamento, che vengono solo dal Maligno. Inoltre, specifica che le lacrime che provengono dallo Spirito non sono lacrime di tristezza ma lacrime che danno un senso di liberazione e accendono la persona a nuove decisioni di servizio a Dio, al Vangelo e all’uomo. La “consolazione” comporta anche un senso di elevazione verso Dio, un gusto delle cose spirituali e l’aumento intensivo delle virtù teologali.

5. Il contrario della consolazione è la “desolazione”. Con questa parola Ignazio sintetizza tutti i fenomeni che la vicinanza del Maligno produce nell’animo umano, e li elenca così: oscurità dell’anima, turbamento, inclinazione alle cose terrene, sfiducia, mancanza di speranza e di amore, tiepidezza, pigrizia e tristezza.

6. ” In tempo di desolazione non si facciano mai mutamenti, ma si resti saldi e costanti nei propositi e nelle decisioni che si avevano nel tempo della consolazione “. Questa regola è la diretta conseguenza di quanto è stato affermato prima: se l’anima è in stato di turbamento, ciò significa che non è sotto l’influsso dello Spirito di Dio ma sotto il suo contrario, e se non è sotto l’influsso dello Spirito di Dio, tutti i pensieri che nascono in quello stato, per quanto possano essere convincenti nelle loro argomentazioni, sono tuttavia illuminati dalla luce menzognera e dalla suggestione di Satana, E QUINDI NON AFFIDABILI. Per questo, solo al ritorno della consolazione interiore, si potrà tornare ad avere fiducia nei propri pensieri.

7. Cosa fare nel tempo della “desolazione”? S. Ignazio vi dedica la regola 319: “Gioverà molto reagire intensamente contro la stessa desolazione, restando per esempio più tempo nella preghiera e nella meditazione, soffermandosi nell’esame di coscienza e protraendo, secondo che sarà meglio, qualche tipo di penitenza “. Ci sembra molto chiaro il principio di fondo: S. Ignazio intende dire che, nello stato di desolazione, la cosa peggiore che si possa fare è quella di credere ai contenuti che Satana suggerisce nelle sue potenti suggestioni e non reagire coi mezzi che la Chiesa ha messo a nostra disposizione: la preghiera, la meditazione della Parola, la penitenza.

8. ATre sono le cause del perché ci troviamo desolati: la prima è la nostra lentezza nella crescita spirituale, la seconda è dovuta al fatto che Dio vuole mostrarci praticamente quello che siamo senza la sua Grazia, la terza perché una medicina contro l’orgoglio e la superbia spirituale lla regola 322 S. Ignazio risponde alla domanda circa la motivazione per la quale Dio lascia per qualche tempo un battezzato in balìa della desolazione: ” “.

9. Ignazio dedica anche alcune considerazioni alla strategia tenuta da Satana nel tentare l’uomo, e lo fa con paragoni tratti dalla vita quotidiana. Innanzitutto dice che il Maligno somiglia a coloro che fanno la voce grossa coi deboli, ma si indeboliscono dinanzi ai forti: ” E’ proprio del nemico indebolirsi, perdersi d’animo e indietreggiare con le sue tentazioni quando la persona che si esercita nelle cose spirituali si oppone con fermezza alle sue tentazioni. Ma se, al contrario, la persona comincia ad avere timore o a perdersi d’animo nel fronteggiare le tentazioni, non c’è sulla faccia della terra bestia più feroce di lui “. Molto spesso, quindi, Satana gioca le sue carte da bravo illusionista per ingenerare nel nostro animo lo scoraggiamento. Non c’è niente che gli torni più utile, visto che lui può aumentare la sua forza nella misura in cui diminuisce la resistenza del battezzato nel combattimento spirituale. Quando ci fa credere di avere la situazione in pugno è invece il segno della sua debolezza: appunto perché percepisce il suo indebolimento, fa in modo che la persona si perda d’animo, così da recuperare il terreno perduto precedentemente nella lotta.

10. E ancora nella regola 326: ” Il nemico si comporta come un falso amante che vuole restare nascosto; infatti, come il falso amante desidera che le sue parole e i suoi progetti restino segreti, mentre al contrario gli dispiace molto se vengono portati alla luce, così agisce lui. Quando il nemico della natura umana esercita la sua suggestione, e suggerisce le sue menzogne a un’anima retta, vuole e desidera che siano accolte e tenute in segreto, mentre gli dispiace molto se questa le scopre al suo confessore o ad altra persona spirituale “. Qui siamo certamente a un punto cruciale del discernimento. La chiusura nei confronti del confessore, o la tendenza a nascondere determinati pensieri che pure hanno un peso, è un “segno” preoccupante che la persona deve leggere nella valutazione di se stessa. Di solito, alla suggestione che afferra il pensiero, si accompagna anche una strana ripugnanza ad aprirsi col pastore. Spesso, basta aprirsi, superando se stessi anche con fatica, per constatare subito che la suggestione svanisce rapidamente nel nulla appena si comincia ad aprire bocca.

11. Regola 327: ” Come il capitano di un esercito, dopo avere piantato la tenda di comando e osservato le postazioni o la posizione di un castello, lo attacca dalla parte più debole, così il nemico della natura umana, circondandoci, esamina tutte le nostre virtù e ci attacca dove ci trova più deboli “. Altra regola di importanza somma. Occorre conoscere i propri lati deboli nel cammino di fede, perché è lì che Satana ci attacca. Quindi è lì che dobbiamo vigilare. Se lasciamo sprovviste di difese le zone più deboli del nostro castello interiore, ci troveremo ben presto il nemico in casa


Il discernimento degli spiriti e i Padri della Chiesa

di Thomas Spidlik

Discernimento degli spiriti

La Bibbia presenta all’uomo delle scelte, a cui egli non può sottrarsi (Gn 2,17; 12,4 ecc.) Queste scelte vengono però ostacolate; infatti contro la voce divina, misteriosa, un’altra voce si fa sentire, quella del peccato, di Satana, anch’essa misteriosa. Come discernere l’una dall’altra? Testimoniare la voce di Dio è stato il compito dei profeti, e i libri sapienziali sono stati scritti proprio per insegnare a distinguere la voce della sapienza da quella della follia, la voce dei giusti da quella degli empi. Nelle epistole del Nuovo Testamento figura esplicitamente l’espressione «discernimento degli spiriti» (1Cor 12,10; lGv 4,1).

Questo problema non cessa di occupare un posto di primo piano nella letteratura spirituale. Origene discute attentamente della diversa ori­gine degli spiriti capaci di agire in noi. Antonio e i monaci semplici in Egitto ne parlano in modo più concreto, descrittivamente; al con­trario l’insegnamento di Evagrio è sistematico. Le regole fondamentali formulate da Cassiano sono le più complete del suo tempo, e dopo di lui Diadoco di Foticea, che combatte le dottrine messaliane, dà grande spazio alla problematica del discernimento tra le vere e false consolazi­ni e desolazioni. Continuando questa tradizione, in tempi più” recenti, Teofane il Recluso interpreta le regole riprendendo il testo di L. Scupoli.
Discernimento come dono di Dio, arte spirituale e frutto di esperienza
Per san Giovanni l’esperienza spirituale è un’«unzione»; uno stato di luce (lGv 2,20.27). Secondo Diadoco di Foticea lo Spirito Santo è la «lampada» di questa scienza spirituale. Per Paisij Velickovskij il discernimento è «la comprensione spirituale data da Dio».

L’esperienza del discernimento è dunque inseparabile dalla pratica dei comandamenti, dalla carità (cfr. lGv 2,3; Fil 1,9). Antonio ha det­to: «E’ necessaria molta preghiera e ascesi affinché, dopo aver ricevuto dallo Spirito il carisma del discernimento degli spiriti, si possa conoscere ciò che concerne ciascuno dei demoni…».

La conoscenza degli spiriti, inoltre, è frutto di lunga osservazione: «Dopo una lunga osservazione (metà polles katatereseòs) – dice Evagrio – abbiamo riconosciuto questa differenza tra i pensieri angelici, i pensieri umani e quelli che vengono dai demoni». I demoni si rivelano infatti per il loro comportamento, per la frequenza e il modo dei loro attacchi, ma soprattutto per i pensieri che ispirano. Si può acquistare un «senso» speciale, un’intuizione spirituale, fino a diventare capaci di riconoscere un cattivo pensiero «dal cattivo odore caratteristico dei demoni»

Le regole psicologiche» a seconda del modo di agire degli spiriti
Se Evagrio distingue soprattutto le diverse categorie di pensieri che i demoni suggeriscono all’uomo, Antonio osserva invece soprattutto gli stati psicologici prodotti dall’azione degli spiriti nell’anima. Il grande discorso di Antonio enuncia la
Regola d’oro del discernimento:

Le buone aspirazioni fanno nascere «una gioia inesprimibile, il buon umore, il coraggio, il rinnovamento interiore, la fermezza dei pensieri, la forza e l’amore per Dio»; le altre, invece, portano con sé «paura dell’anima, turbamento e disordine dei pensieri, tristezza, odio contro gli asceti, acedia, afflizione, ricordo dei parenti, timore della morte e infine desideri cattivi, pusillanimità per la virtù e disordine dei costumi».
Più tardi questa regola è stata semplificata in un assioma: Quidquid inquietat est a diabolo. Evagrio parla di «stato pacifico» e di «stato turbato». In seguito gli autori si resero però conto del fatto che distinguere una «consolazione» da una «desolazione» non è sufficiente a discernere la loro origine: il demonio è infatti un ingannatore. «Quando il nostro intelletto incomincia a sentire la consolazione dello Spirito Santo – nota Diadoco – allora anche Satana consola l’anima con un sentimento di finta dolcezza, nel riposo della notte, quando si soccombe all’influenza di un sonno leggerissimo».

A ben guardare già l’istruzione di Antonio non si limitava a parlare di gioia o, al contrario, di tristezza, ma sottolineava piuttosto la contrapposizione più sottile fra katàstasis e akatastasìa. Si potrebbe, dunque, dire che le manifestazioni angeliche sono «secondo natura», mentre quelle demoniache turbano l’ordine naturale, che è buono.

Anche se il demonio prende la forma di un angelo di luce (2Cor 11,14), con la farsa apparenza di luce», «dimena gentilmente la coda», lo si riconosce tuttavia dalle opere, dall’effetto che produce sull’immagine di Dio nell’anima, ed è questo il criterio decisivo del discernimento fra «stato pacifico» e «stato turbato».

In particolare si esortano i monaci a fare attenzione ai punti deboli delle loro virtù, oppure all’immoderazione nella loro ascesi. «Quando, nella loro lotta contro i monaci, i demoni sono impotenti, allora si ritirano un pò osservando quale virtù è negletta in quel momento, ed è li che fanno subito irruzione per fare a pezzi l’anima disgraziata». Spingendo l’ascesi all’esagerazione, i demoni cercano di «distoglierci da ciò che può essere fatto e di costringerci a fare ciò che è impossibile».

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