Dice Dio Padre

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Dice Dio Padre

Dice Dio Padre

Dice Dio Padre: «Nella manifestazione maestosa [l253] del Sinai, io ho detto al mio Servo per gli uomini, per tutti gli uomini, le regole da osservarsi per meritare la mia benedizione. E se molte delle disposizioni minute che hanno fatto seguito al Decalogo, per rendere più sicuro e facile a quegli antichi il mettere in pratica il Decalogo, sono cadute col volgere dei secoli e con l’avvento del Cristianesimo, il Decalogo è rimasto e non muta. Non muterà sino all’ultimo giorno e, fosse concesso ancora alla Terra un vivere di millenni di millenni, esso Decalogo sarà sempre quello, sempre valido, sempre giusto, sempre da osservarsi. Il Figlio mio non ha mutato parola di esso, perché parola di Dio non può essere ritoccata da nessuno. il mio Verbo vi insegna questo rispetto per la mia immutabile parola. Ricordatelo. Egli ha confermato la Legge nei suoi [l254] dieci comandi intoccabili. Ha invece sostituito le parti complementari di essa, non più consone al nuovo evo, con la sua dottrina d’amore. L’èra del castigo aveva avuto termine dal momento che sul mondo fioriva il Re dell’amore e della misericordia e, per rendervi più sicuri di questo cambiamento che sostituiva il perdono al rigore, il Figlio mio consumò Se stesso per tre anni a predicarvi amore e perdono e spinse il suo sacrificio ad erigersi a monito sanguinoso sull’erta di un monte, perché tutto il mondo guardasse a quel centro di misericordia dal quale scendevano, con le ultime stille di un Sangue divino, le ultime 323 parole ancora di amore e perdono. Il Maestro del mondo sino al momento estremo vi ha ripetuto, e coi fatti oltre che con le parole, la perfezione della Dottrina divina. Perfezione, perché al Decalogo [1255] antico Egli ha levato le disposizioni più umane delle minuzie mosaiche ed ha sostituito il suo codice tutto d’amore. Ma il Decalogo resta. E resterà. Ed il mondo perisce perché non conosce e non vive più il Decalogo. Dove sono più coloro che, investiti di autorità famigliare, insegnino ai figli la prima e più necessaria cosa da sapersi: la mia Legge? Dove coloro che formino alla riconoscenza e all’amore riverenziale verso di Me le loro creature, narrando alle menti e ai cuori che si aprono le meraviglie e le provvidenze di Dio per gli uomini? Non mi curo qui di altre autorità. Parlo della prima autorità: quella dei genitori. Responsabili dell’avvenire dei figli e, per conseguenza, delle nazioni. Perché, se le autorità di potere che vi reggono avessero in tutto il mondo cristiano di fronte l’infinito numero delle [l256] autorità famigliari ferme nel rispetto e nell’educazione verso Dio e nelle cose di Dio, si limiterebbero in certi eccessi che non solo profanano le generazioni giovanili ma preparano giorni sempre più tremendi alla Terra, poiché da esseri giovanili corrotti e atei non possono che sorgere delinquenti. Sia delinquenza singola o delinquenza sociale, sarà sempre delinquenza che spinge al delitto, al furto, al sopruso, al tradimento, alla rivolta, a tutte le nefandezze che rendono la Terra un anticipato inferno e gli uomini dei demoni crudeli gli uni cogli altri. Sognate tempi migliori. Ma – e ripeto parole vecchie di millenni e sempre nuove – ma “chi vi darà un tale spirito da temermi ed osservare i miei comandamenti affinché voi e i vostri figli siate felici in eterno?”. Come lo potete se i miei comandamenti non li conoscete più? [l257] Che date al vostro spirito perché esso viva? E se è morto per mancanza di cibo e respiro, costretto a morire senza parola di Dio ed a respirare l’aria resa mefitica dai vostri peccati, come potete avere lo spirito che vi chiedo di avere? Il vostro è un cerchio chiuso. Un cerchio di orrore che vi strozza. Potete infrangerlo solo colla Croce e col Vangelo. Essi vi aprono lel porte alla Luce di Dio e all’aria, e al cibo e a tutto quanto è Vita. Essi vi aprono la via per tornare a Me. La mia Maestà terribile vi può ancora far paura poiché siete come Adamo dopo la colpa: avete l’anima sudicia e temete l’occhio di Dio. Ma il Cristo non fa paura. Dalla nascita alla morte Egli ha nome: Dolcezza. Risalite a Me attraverso alla sua Parola e alla sua Croce. Esse vi istruiscono e vi riconsacrano. Sono il capolavoro dell’amore divino. Fuor di [l258] esse non vi è altro mezzo di salvezza. Dopo il rinnegamento di esse non resta che una cosa: “la mia Giustizia”. E la mia Giustizia per voi, ridotti quali siete, vuol dire solo: “Punizione”. Ricordatevelo e provvedete.» Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre Dice Dio Padre