Crea sito

Chi è il Papa

Chi è il Papa

Chi è il Papa – Il papa, chiamato anche romano pontefice o sommo pontefice, è la più alta autorità religiosa riconosciuta nella religione cattolica. I suoi trattamenti possono essere santo padresua santitàsantità.

Secondo il diritto canonico è il vescovo della diocesi di Roma, capo del Collegio dei cardinali, primate d’Italia, vicario di Cristo e pastore in terra della Chiesa universale,[1]possedendo anche i titoli di sommo pontefice della Chiesa cattolica,[2][3] nonché, a seguito dei Patti Lateranensisovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano.

L’ufficio del papa prende il nome di papato, mentre la sua giurisdizione ecclesiastica ha il nome di Santa Sede (o Sede Apostolica) ed è ente di diritto internazionale.

La particolare preminenza del papa sulla Chiesa cattolica deriva dall’essere considerato successore dell’apostolo Pietro, al quale, secondo l’interpretazione cattolica dei VangeliCristo ha conferito l’incarico di pastore della Chiesa universale[4]. Pietro, secondo la tradizione, avrebbe retto negli ultimi anni di vita la comunità cristiana di Roma, divenendone il primo vescovo e subendovi il martirionell’anno 67.

Papa deriva dal greco πάππας (pàppas), espressione familiare per “padre” attestata a partire dal III secolo, contestualmente a un analogo uso fatto per indicare il vescovo di Alessandria, in Egitto.

Con il nome pontificale di Francesco, dal 13 marzo 2013 il papa è Jorge Mario Bergoglio, 266º vescovo di Roma.[5]

Secondo i dati della Chiesa cattolica, il Soglio di Pietro ha visto 47 pontefici provenire da oltre gli odierni confini politici italiani; più precisamente, la storia ha visto 47 papi non italiani su 266.

Papa Francesco

Papa Francesco [N 1] (in latinoFranciscus PP., in spagnoloFrancisco, nato Jorge Mario Bergoglio[N 2]Buenos Aires17 dicembre 1936) è dal 13 marzo 2013[2] il266º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, 8º sovrano dello Stato della Città del Vaticanoprimate d’Italia, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice.

Di nazionalità argentina e appartenente ai chierici regolari della Compagnia di Gesù(indicati anche come gesuiti), è il primo pontefice di questo ordine religioso, nonché il primo proveniente dal continente americano[3].

 

Indice

[nascondi]

 

Biografia

Bergoglio nel 2008 durante la messa per la commemorazione della mediazione papale diGiovanni Paolo II nel Conflitto del Beagleavvenuta nel 1979.

Nato in una famiglia di origini italiane, per l’esattezza piemontesi (il bisnonno Francesco è nativo di Montechiaro d’Asti[4] mentre il nonno Giovanni Angelo era nato in località Bricco Marmorito[5] di Portacomaro Stazione, frazione di Asti non lontana da Portacomaro[6][7][8][9][10]; attualmente vi vivono ancora alcuni parenti[11]), è il quarto dei cinque figli[12] di Mario, funzionario delle ferrovie salpato nel 1928 dal porto di Genova per cercare fortuna aBuenos Aires,[13] e di Regina Maria Sivori, una casalinga la cui famiglia materna era originaria di Santa Giulia di Centaura, frazione collinare di Lavagna in provincia di Genova,[14][15] mentre la nonna paterna Rosa era originaria di Piana Crixia in provincia di Savona[16][17].

All’età di 21 anni, a causa di una grave forma di polmonite, gli viene asportata la parte superiore del polmone destro. A quell’epoca, infatti, malattie polmonari come infezioni fungine o polmoniti erano curate chirurgicamente per la scarsità di antibiotici. Anche per questo fatto i vaticanisti lo esclusero dalla lista dei papabili durante il conclave della sua elezione.[18]

Perito chimico,[19] si è mantenuto per un certo periodo facendo le pulizie in una fabbrica e poi facendo anche il buttafuori in un locale malfamato di Córdoba.[20][21] In base a quanto dichiarato dallo stesso, ha avuto anche una fidanzata prima di intraprendere la vita ecclesiastica.[22]

Decide di entrare nel seminario di Villa Devoto e l’11 marzo 1958 comincia il suo noviziato nella Compagnia di Gesù, trascorrendo un periodo in Cile e tornando a Buenos Aires in seguito, per laurearsi in filosofia nel 1963.[23] Dal 1964 insegna per tre anni letteratura epsicologia nei collegi di Santa Fe e Buenos Aires.[24]

Riceve l’ordinazione presbiterale il 13 dicembre 1969 per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo di Córdoba Ramón José Castellano.

Dopo altre esperienze di insegnamento e la nomina a superiore provinciale dell’Argentina (dal 31 luglio 1973 al 1979[24]) è rettore della Facoltà di teologia e filosofia a San Miguel. Nel 1979 partecipa al vertice della Celam (Consiglio Episcopale Latinoamericano) a Pueblaed è fra coloro che si oppongono decisamente alla teologia della liberazione, sostenendo la necessità che il continente latino-americano faccia i conti con la propria tradizione culturale e religiosa. Nel 1986 si reca in Germania per un periodo di studio alla “Philosophisch-Theologische Hochschule Sankt Georgen” di Francoforte sul Meno, con lo scopo di completare la tesi di dottorato, ma non consegue il titolo.[25] Nel breve periodo tedesco Bergoglio ha modo di vedere e conoscere l’immagine votiva di Maria che scioglie i nodi, devozione che poi contribuirà a diffondere in Argentina[26][27]. Ritornato in patria diventa direttore spirituale e confessore della chiesa della Compagnia di Gesù di Córdoba.

Bergoglio in un’immagine del 2008.

MINISTERO EPISCOPALE

Il 20 maggio 1992 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Buenos Airestitolaredi Auca. Riceve la consacrazione episcopale il 27 giugno 1992 per l’imposizione delle mani del cardinale Antonio Quarracinoarcivescovo di Buenos Aires, assistito dal vescovo Emilio Ogñénovich e dall’arcivescovo Ubaldo Calabresi.

Il 3 giugno 1997 è nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Succede alla medesima sede il 28 febbraio 1998, a seguito della morte del cardinale Antonio Quarracino. Diventa cosìprimate d’Argentina. Dal 6 novembre dello stesso anno è anche ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina.

Il 21 febbraio 2001 Giovanni Paolo II, tenendo un concistoro ordinario pubblico per la creazione di quarantadue nuovi cardinali e la pubblicazione dei due cardinali riservati in pectore nel concistoro del 21 febbraio 1998, lo crea cardinale del titolo di San Roberto Bellarmino.

La presidente dell’Argentina Cristina Kirchnerriceve l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio alla Casa Rosada nel 2007.

Dal 2005 al 2011 è a capo della Conferenza Episcopale Argentina.

È inoltre consigliere della Pontificia Commissione per l’America Latina, gran cancelliere dell’Università Cattolica Argentina, presidente della Commissione episcopale per la Pontificia Università Cattolica Argentina, membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, membro della Congregazione per il Clero, membro dellaCongregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, membro del Comitato di presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia e membro del Consiglio post sinodale.

Durante il suo impegno come vescovo ha scelto uno stile di grande semplicità, spostandosi con i mezzi pubblici e rinunciando a vivere nella sede dell’Episcopato, a favore di un comune appartamento dove si cucinava da solo i pasti.[21]

Motto episcopale

Lo stemma cardinalizio

Il motto che compare nello stemma adottato da Bergoglio dopo la sua ordinazione a vescovo èMiserando atque eligendo, espressione tratta da un’omelia di Beda il Venerabilesanto e dottore della Chiesa e traducibile come «[lo] guardò con misericordia (con sentimento di pietà) e lo scelse»:[28]

(LA)
« Vidit, inquit, Iesus hominem sedentem in telonio, Matthaeum nomine, et ait illi: Sequere me. Vidit autem non tam corporei intuitus, quam internae miserationis aspectibus, […] Vidit ergo Iesus publicanum, et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi, Sequere me. »
(IT)
« Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi” (Mt 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi”. »
(Beda il Venerabile, Homelie[29], traduzione dalle Omelie (Om. 21; CCL 122, 149-151)[30]</ref>)

POSIZIONI TEOLOGICHE, MORALI, SOCIALI E SU TEMI POLITICI

La teologia della liberazione

Negli anni settanta nel Sudamerica si accese il dibattito sulla “teologia della liberazione”: Bergoglio non condivise le aperture di diversi membri importanti del suo ordine e assunse una posizione più moderata[31], esprimendo anche parole di condanna verso quei gesuiti che si lasciavano attrarre dalla teologia della liberazione[32]. Quando partecipò nel 1979 al Consiglio episcopale latino americano, fu tra i principali oppositori di questa riflessione teologica[33], anche se alcuni lo considerano vicino a una sua “scuola argentina”[34]. Durante gli anni della dittatura, si impegnò in prima persona per offrire rifugio e protezione ai religiosi perseguitati per la loro vicinanza alla teologia della liberazione. Il Colegio Máximo dei gesuiti, di cui era il provinciale, divenne in quel periodo una centrale di soccorso dove, con la scusa degli esercizi spirituali, veniva fornito un nascondiglio sicuro e una via clandestina per poter lasciare il paese[35].

Amministrazione dei sacramenti

Nel Documento di Aparecida, una dichiarazione congiunta dei vescovi dell’America Latina, l’allora cardinale Bergoglio si espresse circa il merito dei singoli di ricevere l’Eucaristia. Il testo al punto 436 afferma che “Dobbiamo rispettare la coerenza eucaristica, vale a dire essere a conoscenza del fatto che non possono accedere alla Santa Comunione e allo stesso tempo agire con fatti o parole contro icomandamenti, soprattutto quando favoriscono l’aborto, l’eutanasia e altri gravi delitti contro la vita e la famiglia. Questa responsabilità pesa in particolare sui legislatori, i governanti e gli operatori sanitari”.[36][37]

Il cardinale Bergoglio ha aspramente criticato, perché “allontanano il popolo di Dio dalla salvezza”, alcuni sacerdoti di Buenos Aires che si sono rifiutati di battezzare i bambini nati da coppie non sposate o figli di madri nubili.[38]

Aborto, eutanasia e pratiche anticoncezionali

Il cardinale Bergoglio, conformemente alla posizione ufficiale della Chiesa su questi temi, ha invitato il clero e i laici ad opporsi all’abortoe all’eutanasia, ritenendo i movimenti politici ad essi favorevoli espressione di una “cultura della morte“.[39]

Secondo il quotidiano britannico The Guardian, avrebbe una visione diversa da quella ufficiale della Chiesa sull’uso di contraccettivi, ritenendo che possono essere ammissibili per prevenire la diffusione di malattie,[40] anche se si è opposto alla loro distribuzione gratuita, proposta dal Governo Kirchner, in Argentina.[41]

L’omosessualità e le unioni omosessuali

Bergoglio ha ribadito l’insegnamento della Chiesa Cattolica sull’intrinseca immoralità delle pratiche omosessuali e, di pari passo, ha insegnato l’importanza del rispetto per le persone omosessuali.[42]

Nel 2010, in occasione del dibattito sulla legge sostenuta dal governo argentino, volta a stabilire l’equivalenza tra matrimonioeterosessuale e unioni omosessuali, l’arcivescovo di Buenos Aires si oppose al disegno di legge[43], entrando in contrasto con la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner.[44] In una lettera alle Suore Carmelitane di Buenos Aires Bergoglio scrisse:[45][46]

« Il popolo argentino dovrà affrontare, nelle prossime settimane, una situazione il cui esito può ferire gravemente la famiglia. Si tratta del disegno di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. […] È in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo, privandoli della maturazione umana che Dio ha voluto che si desse con un padre e una madre. È in gioco un rigetto frontale della legge di Dio, per di più incisa nei nostri cuori. […] Non siamo ingenui: non si tratta di una semplice lotta politica; […] bensì di una mossa del Padre della Menzogna che pretende di confondere e ingannare i figli di Dio. »

Alcuni hanno sostenuto che la sua militanza nella campagna contro la legge abbia contribuito all’approvazione[47] e da qualche membro della Chiesa argentina la sua lettera fu vista a posteriori come un errore strategico.[48] Nel 2012 la Chiesa argentina espose le sue ragioni nel dibattito su modifiche al codice civile argentino, che includevano la maternità surrogata e la fecondazione assistita, ma evitando il linguaggio forte che le alienò consensi nel 2010.[47]

Il difficile rapporto tra la Casa Rosada e Bergoglio, iniziato già con la presidenza di Néstor Kirchner, è proseguito con fasi alterne fino all’elezione al soglio pontificio.[49]

Nell’enciclica Lumen Fidei, redatta a quattro mani con Benedetto XVI, viene ribadito e valorizzato il ruolo della famiglia intesa come unione tra uomo e donna nel matrimonio:

« Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore[50]»

Durante una conferenza tenutasi il 29 luglio 2013 per il ritorno al Vaticano dal Brasile per la Giornata mondiale della gioventù, rispondendo a una domanda sulla lobby gay in Vaticano ha affermato:

« Mah! Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato chi mi dia la carta d’identità in Vaticano con “gay”. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona così, deve distinguere il fatto di essere una persona gay, dal fatto di fare una lobby: perché le lobby, tutte non sono buone. Quello è cattivo. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega in modo tanto bello questo, (…) e dice: “non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società”. Il problema non è avere questa tendenza, no, dobbiamo essere fratelli, perché questo è uno, ma se c’è un altro, un altro. Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me.[51][52]»

Povertà e disuguaglianza economica

In una riunione dei vescovi latino-americani nel 2007 Bergoglio dichiarò: “Viviamo nella parte più ineguale del mondo, che ha fatto crescere ancora di più la miseria che si è ridotta di meno” aggiungendo “L’ingiusta distribuzione dei beni persiste, creando una situazione di peccato sociale che grida al cielo e limita le possibilità di una vita più piena per così tanti dei nostri fratelli”.[53]

Il cardinal Bergoglio a Buenos Aires il 18 aprile 2012stringe la mano al politico argentino Mauricio Macri

Il 30 settembre 2009 Bergoglio, parlando a un convegno organizzato dall’Universitàgesuita del Salvador a Buenos Aires presso il Palace Hotel Alvear, il cui titolo era “Las deudas sociales de nuestro tiempo” (“I debiti sociali del nostro tempo”) citò un documento redatto nel 1992 da parte della Conferenza Episcopale Latino-americana (“Documento de Santo Domingo”)[54] in cui si afferma che “la povertà estrema e le strutture economiche ingiuste che causano grandi disuguaglianze” sono violazioni dei diritti umani.[55][56] Bergoglio continuò la sua relazione descrivendo il debito sociale come “immorale, ingiusto e illegittimo”,[57] specialmente quando si verifica in una nazione che possiede le condizioni economiche necessarie per evitare i danni della povertà. Egli reclamò una risposta etica culturale e solidale per saldare il debito sociale nei confronti di milioni di argentini, per lo più bambini e giovani, affermando che è imperativo lottare per cambiare le condizioni strutturali, le attitudini personali o corporative che generano questo situazione.

Nel corso di uno sciopero di 48 ore tenutosi a Buenos Aires (sciopero indetto per la decisione del Presidente Fernando de la Rúa di tagliare i salari e le pensioni dei dipendenti pubblici del 13%) Bergoglio, predicando nella chiesa di San Cayetano, il santo patrono del lavoro e del pane, osservò la differenze esistente tra “poveri che sono perseguitati quando chiedono di poter lavorare e le persone ricche che ricevono applausi per essersi sottratti alla giustizia”.[58]

Nell’anno 2002, in piena crisi economica dell’Argentina, Bergoglio criticò aspramente la classe politica al potere, dicendo: “Non dobbiamo tollerare il triste spettacolo di coloro che non sanno più come mentire e si contraddistinguono per il tentativo di mantenere i loro privilegi, la loro avidità e la loro ricchezza guadagnata con disonestà.[59][60] Bergoglio proseguì pregando Dio affinché coloro che hanno responsabilità dirigenziali comprendessero che il vero potere è al servizio degli altri e affinché gli argentini affrontassero con coraggio la ricostruzione del loro paese.[60] Le osservazioni dell’arcivescovo si conclusero con una critica alla “assuefazione alla povertà”.[61] Molti commentatori hanno sottolineato come sia evidente in diversi suoi interventi e commenti del tempo l’opposizione di Bergoglio al governo Kirchner.[62][63][64][65]

L’attenzione agli emarginati

Bergoglio ha sempre dedicato grande attenzione alle persone che vivono ai margini della società, tanto da affermare che il potere del Papa deve essere il servizio, specie ai più poveri, ai più deboli e ai più piccoli[66]. In quest’ottica, desidera una Chiesa di «prossimità», vicina all’umanità e alle sue sofferenze[67].

Nel 2001, durante una visita a un ospedale di Buenos Aires, ha voluto lavare e baciare i piedi a dodici malati di AIDS, criticando l’indifferenza della società verso gli ammalati e i poveri[68].

Società urbana e urbanizzazione

Una veduta di Buenos Aires, città dove Bergoglio è nato ed è stato arcivescovo.

Bergoglio, anche alla luce dei suoi vent’anni di impegno come vescovo di Buenos Aires, ha dedicato particolare attenzione alle sfide e alle opportunità offerte dalla moderna società urbana. Questi scenari, talvolta visti con timore, si presentano infatti come particolarmente affascinanti per il cristianesimo, considerato che proprio nelle grandi città del tempo la Chiesa si formò e trovò modo di espandersi[69].

Le moderne città sono viste da Bergoglio come luoghi di incrocio e scambio dove i legami di razzaculturastoria non sono omogenei e, al tempo stesso, gli stessidiritti civili sono distribuiti in maniera non uguale[70]. In questo contesto, per Bergoglio il cristiano è chiamato a impegnarsi nell’essere cittadino, mettendosi a servizio della comunità in cui vive e attuando comportamenti che “creano cittadinanza”. “Agire da buoni cittadini – in qualunque città – migliora la fede”: riprendendo la raccomandazione di San Paolo (Romani 13,1) Bergoglio evidenzia a questo proposito il valore dell’inculturazione: vivere a fondo l’umano, in ogni cultura, migliora l’esperienza religiosa e la vita stessa delle città.[71]

La capacità di riconoscere come fratelli le persone che vivono nella città apre alla speranza, radicata nella fede, di nuovi incontri dove riconoscere e servire il prossimo, superando le forze centripete presenti nelle realtà urbane, dove molti sono portati a vivere in un sostanziale isolamento[72]. Lo sguardo della fede deve servire a vedere l’altro come un concittadino e deve divenire, in questo modo, uno sguardo “civico”[73]. In questa prospettiva Dio, secondo Bergoglio, diventa anche la chiave per superare il relativismo moderno: ogni incontro e ogni volto sono unici e la verità si serve mostrando nuove strade in avanti e non giudicando il passato delle persone[74].

Secondo Bergoglio, l’atteggiamento del cristiano nelle città può quindi risolversi in tre atteggiamenti: la capacità di andare incontro all’altro e di creare prossimità; la testimonianza; la pazienza nel seguire i processi senza forzarne i tempi[75].

IL CONCLAVE DEL 2005

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave del 2005.

Il cardinale Bergoglio era considerato uno dei candidati più in vista per l’elezione a pontefice nel conclave del 2005;[76] secondo la ricostruzione del conclave raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli sulla base del supposto diario di un cardinale elettore, Bergoglio sarebbe stato il cardinale più votato dopo Ratzinger.[77] Pur se tradizionalmente il presule aveva sempre rifiutato incarichi di un certo peso nella curia romana, anche i cardinali che votarono per Carlo Maria Martini puntavano sul porporato argentino, che poteva contare sui voti di quasi tutti i cardinali provenienti dall’America Latina.[77]

Al secondo scrutinio i voti per Ratzinger aumentarono rispetto al primo, ma anche Bergoglio ottenne un numero di preferenze non trascurabile: i sostenitori di Bergoglio miravano a fargli ottenere 40 voti.[78][77] Al terzo scrutinio a Ratzinger mancavano pochissimi voti per essere eletto:[77] diversi cardinali del blocco di Bergoglio, allo scrutinio successivo, diedero a Ratzinger i voti che gli mancavano per l’elezione.[76]

Il pontificato

ELEZIONE A SOMMO PONTEFICE

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave del 2013.

Il nuovo pontefice Francesco si affaccia alla loggia il giorno della sua elezione

Festeggiamenti per l’elezione di Bergoglio davanti alla Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires

La sera del 13 marzo 2013, al quinto scrutinio, è eletto papa assumendo il nome di Francesco[79] in onore di san Francesco d’Assisi.[80]

È il primo gesuita a diventare papa ed il primo pontefice proveniente dal continente americano[81] (nonché il primo extraeuropeo dai tempi di Gregorio III).

« Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. […] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. […] E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. […] »
(Il primo messaggio pubblico di papa Francesco[2])

Nel suo primo discorso pubblico come papa, dopo aver salutato affettuosamente la folla con un cordiale e semplice “buonasera”, ha chiesto di pregare per Benedetto XVI, recitando insieme a tutti i fedeli la preghiera del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre. In seguito ha ricordato lo stretto legame tra il papa e la Chiesa di Roma, «che presiede nella carità tutte le Chiese», con un riferimento implicito alle parole introduttive della Lettera ai Romani di Ignazio di Antiochia.[82] Ha poi chiesto ai fedeli di pregare anche per lui,[81] sottolineando questo momento chinando il capo e rimanendo in silenzio per qualche istante. Anche in questo caso, si può cogliere un riferimento implicito al rito di ordinazione episcopale descritto dalla Tradizione apostolica di Ippolito di Roma risalente all’inizio del III secolo, in cui spicca il richiamo al silenzio e la preghiera del popolo convenuto affinché le Spirito Santo discenda sul vescovo neoeletto.[83]
Papa Francesco ha impartito poi la benedizione Urbi et Orbi[84] senza l’abito corale e senza le tradizionali scarpe rosse preparate nellasacrestia della cappella Sistina dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie Guido Marini e previsti per l’occasione, ma indossando solo l’abito piano bianco, con la croce pettorale in argento che utilizzava prima di essere eletto papa.[85] Solo al momento della benedizione il nuovo pontefice ha indossato la stola, che poi ha subito tolto.[86] Dopodiché, prima di congedarsi, ha nuovamente salutato i fedeli in piazza San Pietro, ringraziandoli per la loro accoglienza.

Il giorno seguente, padre Federico Lombardi, incontrando la stampa accreditata, ha raccontato che il neo-pontefice, subito dopo l’elezione, nel ricevere l’omaggio di tutti i cardinali nella cappella Sistina, ha preferito stare in piedi piuttosto che utilizzare la poltrona a disposizione, è tornato nella Domus Sanctae Marthae sul pulmino con gli altri cardinali invece di utilizzare l’automobile papale. In seguito si è recato alla Casa del Clero dove aveva soggiornato nei giorni precedenti al Conclave, ha preso i suoi bagagli e ha pagato il conto. [87]

Il pomeriggio del 14 marzo Francesco ha concelebrato insieme ai cardinali elettori la missa pro Ecclesia nella Cappella Sistina. Ha scelto di proclamare l’omelia, improvvisata al momento, dall’ambone invece che ex cathedra e di non utilizzare l’altare fisso della cappella, ma un altare mobile versus populum.[88]

LA SCELTA DEL NOME PAPALE

Bergoglio è stato il primo pontefice ad assumere il nome di Francesco, scegliendo per la prima volta dopo undici secoli, dai tempi dipapa Lando, di adottare un nome mai utilizzato da un predecessore (se si esclude Giovanni Paolo I, il quale unì i nomi dei suoi due immediati predecessori, Giovanni XXIII e Paolo VI).

Il 16 marzo ha spiegato, in occasione del suo incontro con i giornalisti nell’Aula Paolo VI, le ragioni della scelta del suo nome pontificale:[89]

« Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Cláudio Hummes. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero… Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri![90] »

Il 17 marzo, durante il suo primo Angelus, ha inoltre precisato che, scegliendo il nome del patrono d’Italia, “rafforza” il suo “legame spirituale” con l’Italia.[91]. Si è poi congedato dai pellegrini, dopo la preghiera di rito, con la formula “Buona domenica e buon pranzo”, che diventerà una costante in occasione dell’Angelus/Regina Coeli.

Blasonatura dello stemma
Insigne Francisci.svg

D’azzurro, al disco raggiante e fiammeggiante d’oro caricato delle lettere IHS di rosso, la H sormontata da una croce di rosso; in punta, i tre chiodi della Passione di nero; il canton destro della punta alla stella (8) d’oro; il canton sinistro della punta al fiore di nardo d’oro.

LO STEMMA PAPALE

Lo stemma scelto dal pontefice è lo stesso scelto al momento della sua consacrazione episcopale, fatti salvi i simboli della dignità pontificia, uguali a quelli impiegati nello stemma di papa Benedetto XVI, quali la mitria (al posto della tiara) posta tra due chiavi una d’oro e una d’argento, passate in decusse accollate allo scudo e legate di rosso. Rispetto allo stemma di Benedetto XVI è assente il pallio, mentre è presente, collocato tra le estremità dei cordoni rossi che passano all’interno dei passachiave, il motto del papa (lo stesso usato da vescovo), in forma di scritta su cartiglio; le lame e i passachiave delle chiavi hanno inoltre una forma più squadrata.

Lo scudo è azzurro che in araldica simboleggia, a causa della sua relazione con il cielo, tutte le virtù più elevate e, tra quelle spirituali, devozione, fedeltà, castità, giustizia, santità.

La forma dello scudo è di tipo spagnolo o fiammingo costituito da un quadrato cui si aggiunge un semicerchio in basso. Al suo interno sono presenti:

La stella e il nardo erano, nello stemma episcopale, d’argento, poi mutato in oro in ottemperanza alle regole d’araldica. La scelta di questi simboli è stata motivata dalla volontà del pontefice di manifestare la propria devozione alla Vergine Maria e a San Giuseppe.[93]

Lo stemma del Papa è stato leggermente variato il 26 marzo 2013: la stella, originariamente a cinque punte, è diventata a otto, la grafica del fiore di nardo è stata migliorata, il motto del Papa è stato inserito nel cartiglio (Versione precedente dello stemma del Santo Padre Francesco)[94].

L’ANELLO DEL PESCATORE

Per il suo Anello del Pescatore, Papa Francesco ha scelto fra i bozzetti disegnati dall’artista Enrico Manfrini per Paolo VI il simbolo di Pietro con le chiavi, il simbolo, cioè, del potere di amministrare la misericordia divina[95]. L’anello è stato realizzato in argento dorato. Il Papa indossa l’anello del Pescatore solamente durante le celebrazioni papali più importanti. Nelle altre occasioni, come gli Angelus, le udienze o le celebrazioni minori, indossa l’anello vescovile in argento.

Papa Francesco a bordo della papamobile tra i fedeli a piazza San Pietro

LA MESSA INAUGURALE DEL MINISTERO PETRINO

La messa inaugurale del ministero petrino di papa Francesco

Fedeli argentini seguono da Plaza de Mayo la celebrazione

La celebrazione di inaugurazione del ministero petrino di vescovo di Roma si è tenuta il 19 marzo 2013 nella piazza antistante la basilica di San Pietro, in presenza di oltre 130 delegazioni estere ufficiali. All’inizio della celebrazione il papa ha ricevuto l’anello piscatorio per le mani del cardinale decano Angelo Sodano, mentre il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran gli ha imposto il sacro pallio, già indossato da papa Benedetto XVI.

Papa Francesco ha aperto l’omelia della messa d’inizio del suo pontificato rendendo onore al suo predecessore, Benedetto XVI. Ha poi parlato dell’importanza della custodia e della tenerezza. Alla fine dell’omelia il papa ha pregato affinché lo Spirito santo accompagni il suo cammino e ha chiesto ai fedeli di pregare per lui.

Prima della cerimonia Francesco ha attraversato con la “papamobile“ piazza San Pietro, gremita di oltre 200 000 persone.[96] Mentre girava tra i vari settori della piazza, ha fatto fermare la vettura ed è sceso per baciare sulla fronte un disabile e accarezzare alcuni bambini.[97]

« Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire! »
(Omelia di papa Francesco)

LA PRESA DI POSSESSO DELLA CATTEDRA ROMANA

Il 7 aprile 2013 nella basilica di San Giovanni in Laterano si è tenuta la messa di insediamento sulla cathedra romana di papa Francesco, quale vescovo di Roma. Durante l’omelia il papa ha ripreso il tema della tenerezza e della misericordia («Lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio, confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà tempo; […] Sentiremo la sua tenerezza, tanto bella, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore.») e ha citato uno dei maestri di Joseph Ratzinger, il teologo tedesco Romano Guardini, «che diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza».[98] In segno di continuità con il magistero di papa Giovanni Paolo II, nella giornata dedicata alla divina misericordia da lui istituita, papa Francesco ha voluto utilizzare la ferula argentea, introdotta per la prima volta da Paolo VI e realizzata da Lello Scorzelli, adoperata a lungo durante il pontificato del papa polacco, invece della ferula di Benedetto XVI usata nelle precedenti celebrazioni. Il pontefice ha, inoltre, presieduto alla cerimonia di intitolazione di una porzione di piazza San Giovanni in Laterano al beato Giovanni Paolo II.

IL RAPPORTO CON IL PAPA EMERITO

Il 23 marzo 2013 papa Francesco si è recato a Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per incontrare il papa emerito Benedetto XVI; dopo un abbraccio hanno pregato insieme, inginocchiati uno accanto all’altro. Storicamente si è trattato del primo incontro fra due pontefici.[99][100]

Il 2 maggio 2013, papa Francesco ha ricevuto Benedetto XVI che dopo circa due mesi trascorsi a Castel Gandolfo, ha fatto il suo ritorno in Vaticano, andando a vivere nel Monastero Mater Ecclesiae così come precedentemente previsto, al termine dei lavori di ristrutturazione. Papa Francesco e Benedetto XVI hanno pregato assieme nella cappellina del convento Mater Ecclesiae, dove il papa emerito passerà gli ultimi anni della sua vita, ed è così cominciata l’inedita convivenza di due pontefici all’interno delle Mura Vaticane.[101][102]

Papa Francesco e Benedetto XVI si sono incontrati nuovamente il 5 luglio 2013, in occasione dell’inaugurazione di un nuovo monumento a San Michele Arcangelo nei Giardini Vaticani.[103]

Riguardo al rapporto con il suo predecessore, Papa Francesco, in un’intervista fattagli durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro, ha dichiarato di volergli molto bene e di provare molta stima nei suoi confronti e, inoltre, ha aggiunto: «È come avere un nonno a casa, il nonno saggio, venerato, amato, è un esempio di prudenza… È come il mio papà, se avessi una difficoltà, una cosa che non ho capito, posso andare a parlare con lui»[104][105].

LE RIFORME NEL GOVERNO DELLA CHIESA E DEL VATICANO

La riforma della Curia

Il 13 aprile 2013 un comunicato della Segreteria di Stato annuncia che papa Francesco ha costituito un gruppo di cardinali “per consigliarLo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana”. Gli otto porporati scelti sono Óscar Rodríguez Maradiaga, con funzione di coordinatore, salesiano e arcivescovo diTegucigalpaGiuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del VaticanoFrancisco Javier Errázuriz Ossa,arcivescovo emerito di Santiago del Cile ed ex presidente del Consiglio Episcopale LatinoamericanoOswald Gracias, arcivescovo diBombayReinhard Marx, arcivescovo di Monaco e FrisingaLaurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di KinshasaSean Patrick O’Malleycappuccino e arcivescovo di BostonGeorge Pell, arcivescovo di Sydney. Il segretario è Marcello Semerarovescovo diAlbano. Il 28 settembre, “dopo matura riflessione”, papa Francesco mediante un chirografo (un documento scritto e firmato di propria mano)[106], ha istituito tale gruppo di cardinali “come un «Consiglio di Cardinali»”.[107] La prima riunione si è svolta dal 1º al 3 ottobre.[108][109]

La riforma dello IOR

Il 24 giugno 2013 ha istituito “una Commissione Referente sull’Istituto per le Opere di Religione che raccolga puntuali informazioni sulla posizione giuridica e sulle varie attività dell’Istituto al fine di consentire, qualora necessario, una migliore armonizzazione del medesimo con la missione universale della Sede Apostolica”. Questa commissione, composta da cinque membri e presieduta dal cardinaleRaffaele Farina, ha la facoltà di accedere a “documenti, dati e informazioni necessari allo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali” anche se coperti da segreto d’ufficio.

Tale commissione, una volta terminate le indagini, dovrà consegnare al Papa una relazione conclusiva. Oltre al presidente Farina, fanno parte della commissione il cardinale Jean-Louis Tauran (che fa parte anche della commissione cardinalizia di controllo dello Ior), la professoressa Mary Ann Glendon, come coordinatore monsignor Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru e nella qualità di segretario monsignor Peter Bryan Wells.[110]

Il 28 novembre 2013, papa Francesco ha nominato il suo segretario particolare monsignor Alfred Xuereb delegato per la Pontificia Commissione referente sullo IOR.

La riforma del Codice Penale vaticano

L’11 luglio 2013 ha varato con un motu proprio entrato in vigore il 1º settembre 2013 una serie di misure che riformano il Codice Penale vaticano, adeguandolo alle normative internazionali e modificando la legislazione vaticana, di fatto ferma al Codice Zanardelli se si eccettuano alcune modifiche (quali ad esempio lo spaccio di sostanze stupefacenti), per i quali le autorità vaticane hanno dovuto cercare altre fonti nel loro ordinamento giuridico[111]. È stata abolita la pena dell’ergastolo, sostituita dalla pena della reclusione da 30 a 35 anni, e sono stati dichiarati reati la tortura, i “delitti contro i minori” (vendita, prostituzione, arruolamento e violenza sessuale), la pedopornografia e la detenzione di materiale pedopornografico, gli atti sessuali con minori, i “delitti contro l’umanità” (genocidio e apartheid); sono inoltre state inasprite le pene per i reati di corruzione. Con il motu proprio l’imputato è presunto innocente fino a sentenza definitiva e sono stati regolamentati i criteri per l’estradizione.

Le disposizioni della riforma si applicheranno non solo allo Stato della Città del Vaticano, ma anche all’ambito della Santa Sede, in maniera da rendere perseguibili da parte degli organi giudiziari vaticani anche i reati commessi al di fuori dello Stato[112].

La riforma economica della Santa Sede

Il 18 luglio 2013 ha istituito una commissione referente che dovrà raccogliere informazioni sulle questioni economiche che interessano la Santa Sede. I membri della Commissione sono laici, esperti di “materie giuridiche, economiche, finanziarie e organizzative”, già consulenti o revisori di istituzioni economiche vaticane od ecclesiastiche. Unico ecclesiastico è il segretario. Gli otto membri sono: Joseph F.X. Zahra, che ne è il presidente, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda (segretario della Prefettura degli Affari Economici), Jean-Baptiste de Franssu, Enrique Llano, Jochen Messemer, Francesca Immacolata Chaouqui, Jean Videlain-Sevestre e George Yeo.[113]

L’IMPEGNO PER LA PACE IN SIRIA

Papa Francesco ha rivolto, durante l’Angelus del 1º settembre 2013, un appello universale per la pace al fine di evitare iniziative militari in Siria. Nel condannare l’uso di armi chimiche nella guerra civile siriana, ha affermato:

« C’è un giudizio di Dio e della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire. Esorto la comunità internazionale a iniziative basate sul dialogo e sul negoziato.[114] »

Per rafforzare l’impegno per la pace nel mondo, Bergoglio ha quindi indetto una giornata di digiuno e preghiera per il successivo 7 settembre[114][115].

L’iniziativa per la pace è stata inoltre affiancata, a livello diplomatico, da una lettera rivolta ai leader del G20 in riunione a San Pietroburgo e dall’illustrazione di un piano di riconciliazione in tre punti agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede[116].

LA TUTELA DELL’AMBIENTE

Nell’omelia della messa inaugurale del pontificato, il papa ha richiamato l’esempio di san Francesco di Assisi per invitare tutti ad aver rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. Nella stessa occasione ha rivolto un appello ai governanti e a tutti gli abitanti del pianeta perché tutelino l’ambiente.[117]

LA LOTTA ALLA PEDOFILIA E AI COMPORTAMENTI SESSUALI INAPPROPRIATI NEL CLERO

Il 5 aprile 2013 papa Francesco, ricevendo in udienza l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, gli “ha raccomandato che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità”.[118]

Il 15 maggio 2013, dopo l’appello dell’arcivescovo di Glasgow Philip Tartaglia, papa Francesco ha allontanato il cardinale scozzeseKeith O’Brien. Per l’arcivescovo emerito di Saint Andrews ed Edimburgo è stato previsto l’abbandono della Scozia e il ritiro per un percorso di penitenza e preghiera.[119] Il cardinale O’Brien si era dimesso in febbraio dopo che alcuni quotidiani britannici avevano pubblicato denunce di comportamenti sessuali inappropriati nei confronti di tre sacerdoti.

Il 5 dicembre 2013, il cardinale Sean Patrick O’Malley ha annunciato che su proposta del Consiglio dei Cardinali, il papa ha approvato l’istituzione di una Commissione per la protezione dei fanciulli.

Tratto da wikipedia