Archivio della categoria: Fede

Sessione dedicata alla fede Cristiana, il presente, si mescola col passato, per rendere il periodo della venuta di Gesù, più vivo e attuale che mai anche nella nostra epoca moderna

Adamo e Eva

Adamo e Eva

Adamo e Eva

Adamo e Eva

Dice Gesù: «Orrenda, ma non inutile. Troppi credono che Giuda (L’Iscariota) abbia commesso cosa da poco. Alcuni giungono anzi a dire che egli è un benemerito perché senza di lui la Redenzione non sarebbe venuta e che, perciò, egli è giustificato al cospetto di Dio. In verità vi dico che, se l’Inferno non fosse già esistito, ed esistito perfetto nei suoi tormenti, sarebbe stato creato per Giuda ancor più orrendo e eterno, perché di tutti i peccatori e i dannati egli è il più dannato e peccatore, né per lui in eterno vi sarà ammolcimento di condanna. Il rimorso l’avrebbe anche potuto salvare, se egli avesse fatto del rimorso un pentimento. Ma egli non volle pentirsi e, al primo delitto di tradimento, ancora compatibile per la grande misericordia che è la mia amorosa debolezza, ha unito bestemmie, resistenze alle voci della Grazia che ancora gli volevano parlare attraverso i ricordi, attraverso i terrori, attraverso il mio Sangue e il mio mantello, attraverso il mio sguardo, attraverso le tracce dell’istituita Eucarestia, attraverso le parole di mia Madre. Ha resistito a tutto. Ha voluto resistere. Come aveva voluto tradire. Come volle maledire. Come si volle suicidare. È la volontà quella che conta nelle cose. Sia nel bene che nel male. Quando uno cade senza volontà di cadere, Io perdono. Vedi Pietro. Ha negato. Perché? Non lo sapeva esattamente neppure lui. Vile Pietro? No.

Il mio Pietro non era vile. Contro la coorte e le guardie del Tempio aveva osato ferire Malco per difendermi e rischiare d’essere ucciso per questo. Era poi fuggito. Senza averne volontà di farlo. Aveva poi negato. Senza averne volontà di farlo. Ha saputo poi ben restare e procedere sulla sanguinosa via della Croce, sulla mia Via, fino a giungere alla morte di croce. Ha saputo poi molto bene testimoniare di Me, sino ad esser ucciso per la sua fede intrepida. Io lo difendo il mio Pietro. Il suo è stato l’ultimo smarrimento della sua umanità. Ma la volontà spirituale non era presente in quel momento. Ottusa dal peso dell’umanità, dormiva. Quando si destò, non volle restare nel peccato e volle esser perfetta. Io l’ho perdonato subito. Giuda non volle. Tu dici che pareva pazzo e idrofobo. Lo era di rabbia satanica. Il suo terrore nel vedere il cane, bestia rara, in Gerusalemme in specie, venne dal fatto che si attribuiva a Satana, da tempi immemorabili, quella forma per apparire ai mortali. Nei libri di magia è detto tuttora che una delle forme preferite da Satana per apparire è quella di un cane misterioso o di un gatto o di un capro. Giuda, già preda del terrore nato dal suo delitto, convinto d’esser di Satana per il suo delitto, vide Satana in quella bestia randagia. Chi è colpevole, in tutto vede ombre di paura. È la coscienza che le crea. Satana poi aizza queste ombre, che potrebbero ancora dare pentimento ad un cuore, e ne fa larve orrende che portano alla disperazione. E la disperazione porta all’ultimo delitto: al suicidio. A che pro gettare il prezzo del tradimento quando questo spogliamento è solo frutto dell’ira e non è corroborato da una retta volontà di pentimento? Allora spogliarsi dai frutti del male diviene meritorio. Ma così come egli fece, no. Inutile sacrificio.

Mia Madre, ed era la Grazia che parlava e la mia Tesoriera che largiva perdono in mio Nome, glielo disse: “Pentiti, Giuda. Egli perdona… “. Oh! se lo avrei perdonato! Se si fosse gettato ai piedi della Madre dicendo: “Pietà!”, Ella, la Pietosa, lo avrebbe raccolto come un ferito e sulle sue ferite sataniche, per le quali il Nemico gli aveva inoculato il Delitto, avrebbe sparso il suo pianto che salva e me lo avrebbe portato, ai piedi della Croce, tenendolo per mano perché Satana non lo potesse ghermire e i discepoli colpirlo, portato perché il mio Sangue cadesse per primo su lui, il più grande dei peccatori. E sarebbe stata, Ella, Sacerdotessa mirabile sul suo altare, fra la Purezza e la Colpa, perché è Madre dei vergini e dei santi, ma anche Madre dei peccatori. Ma egli non volle. Meditate il potere della volontà di cui siete arbitri assoluti. Per essa potete avere il Cielo o l’Inferno. Meditate cosa vuol dire persistere nella colpa. Il Crocifisso, Colui che sta con le braccia aperte e confitte per dirvi che vi ama, e che non vuole, non può colpirvi perché vi ama, e preferisce negarsi di potervi abbracciare, unico dolore del suo esser confitto, anziché aver libertà di punirvi, il Crocifisso, oggetto di divina speranza per coloro che si pentono e che vogliono lasciare la colpa, diviene per gli impenitenti oggetto di un tale orrore che li fa bestemmiare e usare violenza verso se stessi. Uccisori del loro spirito e del loro corpo per la loro persistenza nella colpa. E l’aspetto del Mite, che si è lasciato immolare nella speranza di salvarli, assume l’apparenza di uno spettro di orrore. Maria, ti sei lamentata di questa visione. Ma è il Venerdì di Passione, figlia. Devi soffrire. Alle sofferenze per le sofferenze mie e di Maria devi unire le tue per l’amarezza di vedere i peccatori rimanere peccatori. È stata sofferenza nostra, questa. Deve esser tua.

Maria ha sofferto, e soffre ancora, di questo, come delle mie torture. Perciò tu devi soffrire questo. Ora riposa. Fra tre ore sarai tutta mia e di Maria. Ti benedico, violetta della mia Passione e passiflora di Maria». Gesù e Maria sono l’antitesi di Adamo ed Eva. Giuda Iscariota è il nuovo Caino. La vera evoluzione dell’uomo è quella del suo spirito.

Poema: IX, 26 2 aprile 1944.

Domenica delle Palme.

Dice Gesù: «La coppia Gesù-Maria è l’antitesi della coppia Adamo-Eva. È quella destinata ad annullare tutto l’operato di Adamo ed Eva e riportare l’Umanità al punto in cui era quando fu creata: ricca di grazia e di tutti i doni ad essa largiti dal Creatore. L’Umanità ha subito una rigenerazione totale per l’opera della coppia Gesù-Maria, i quali sono così divenuti i nuovi Capostipiti dell’Umanità. Tutto il tempo precedente è annullato. Il tempo e la storia dell’uomo si conta da questo momento in cui la nuova Eva, per un capovolgimento di creazione, trae dal suo seno inviolato, per opera del Signore Iddio, il nuovo Adamo. Ma per annullare le opere dei due Primi, causa di mortale infermità, di perpetua mutilazione, di impoverimento, più- di indigenza spirituale, perché dopo il peccato Adamo ed Eva si trovarono spogliati di tutto quanto aveva loro donato, ricchezza infinita, il Padre santo- hanno dovuto, questi due Secondi, operare in tutto e per tutto in maniera opposta al modo di operare dei due Primi. Perciò, spingere l’ubbidienza sino alla perfezione che si annichila e si immola nella carne, nel sentimento, nel pensiero, nella volontà, per accettare tutto quanto Dio vuole. Perciò, spingere la purezza ad una castità assoluta, per cui la carne… che fu la carne per Noi due puri? Velo d’acqua sullo spirito trionfante, carezza di vento sullo spirito re, cristallo che isola lo spirito-signore e non lo corrompe, impulso che solleva e non peso che opprime. Questo fu la carne per Noi. Meno pesante e sensibile di una veste di lino, lieve sostanza interposta fra il mondo e lo splendore dell’io soprumanato, mezzo per operare ciò che Dio voleva. Null’altro. Fu nostro l’amore? Certo. Il “perfetto amore” fu nostro. Non è, uomini, amore la fame di senso che vi spinge bramosi a saziarvi di una carne. Quella è lussuria. Nulla più. Tanto vero che amandovi così -voi lo credete amore- non sapete compatirvi, aiutarvi, perdonarvi. Che è allora il vostro amore? È odio. E’ unicamente delirio paranoico, che vi spinge a preferire il sapore di putridi pasti al sano, corroborante cibo di eletti sentimenti. Noi avemmo il “perfetto amore”, Noi, i casti perfetti.

Questo amore abbracciava Dio in Cielo e, a Lui unito come lo sono i rami col tronco che li nutre, si espandeva e scendeva prodigandosi di riposo, di riparo, di nutrimento, di conforto sulla Terra e sui suoi abitanti. Nessuno escluso da questo amore. Non i nostri simili, non gli esseri inferiori, non la natura erborea, non le acque e gli astri. Neppure i malvagi esclusi da questo amore. Perché anche essi, benché membri morti, erano pur sempre membri del gran corpo del Creato, e perciò vedevamo in essi, per quanto deturpata e bruttata dalla loro malvagità, la santa effigie del Signore, che a sua immagine e somiglianza li aveva formati. Gioendo coi buoni, piangendo sui non buoni, pregando (amore fattivo che si estrinseca coll’impetrare e ottenere protezione a chi si ama) pregando per i buoni acciò fossero sempre più buoni per accostarsi sempre più alla perfezione del Buono che ci ama dai Cieli, pregando per i vacillanti fra la bontà e la malvagità perché si fortificassero e sapessero persistere sul cammino santo, pregando per i malvagi perché la Bontà parlasse al loro spirito, li atterrasse magari con una folgore del suo potere, ma li convertisse al Signore Iddio loro, Noi amammo. Come nessun altro amò. Spingemmo l’amore alle vette della perfezione per colmare, col nostro oceano d’amore, l’abisso scavato dal disamore dei Primi, che amarono sé più di Dio, volendo avere più che lecito non fosse per divenire superiori a Dio.

Perciò alla purezza, ubbidienza, carità, distacco da tutte le ricchezze della Terra (carne, potere, denaro: il trinomio di Satana opposto al trinomio di Dio: fede, speranza, carità); perciò all’odio, alla lussuria, all’ira, alla superbia (le quattro passioni perverse, antitesi delle quattro virtù sante: fortezza, temperanza, giustizia, prudenza). Noi dovemmo unire una costante pratica di tutto quanto era all’opposto del modo di agire della coppia Adamo-Eva. E se molto, per il nostro buon volere senza limite, ci fu ancor facile farlo, solo l’Eterno sa quanto fu eroico compiere questa pratica in certi momenti e in certi casi. Non voglio qui che parlarne di uno solo. E di mia Madre. Non di Me. Della nuova Eva, la quale aveva già respinto dai più teneri anni le blandizie usate da Satana per sedurla a mordere il frutto e sentirne il sapore che aveva reso folle la compagna di Adamo; della nuova Eva, la quale non si era limitata a respingere Satana, ma l’aveva vinto schiacciandolo sotto una volontà di ubbidienza, di amore, di castità talmente vasta che esso, il Maledetto, ne era rimasto schiacciato e domo. No! No, che non si alza Satana da sotto il calcagno della mia Madre Vergine! Sbava e spuma, rugge e bestemmia. Ma la sua bava cola in basso, ma il suo urlo non tocca l’atmosfera che circonda la mia Santa, la quale non ode fetore né cachinni demoniaci, non vede, neppur vede la schifosa bava del Rettile eterno, perché le armonie celesti ed i celesti aromi le danzano innamorati intorno alla bella e santa persona, e perché il suo occhio, più puro del giglio e più innamorato di quello di tortora tubante, fissa solo il suo Signore eterno, di cui è Figlia, Madre e Sposa.

Quando Caino uccise Abele, la bocca della madre proferì le maledizioni che il suo spirito, separato da Dio, suggeriva contro il suo prossimo più intimo: il figlio delle sue viscere, profanate da Satana e rese brute dall’incomposto desiderio. E quella maledizione fu la macchia nel regno del morale umano, come il delitto di Caino la macchia nel regno dell’animale umano. Sangue sulla Terra, sparso da mano fraterna. Il primo sangue, che attira come calamita millenaria tutto il sangue che mano d’uomo sparge traendolo da vene d’uomo. Maledizione sulla Terra, proferita da bocca d’uomo. Quasi che la Terra non fosse sufficientemente maledetta per causa dell’uomo ribelle al suo Dio e non avesse dovuto conoscere i triboli e le spine e la durezza delle glebe, le siccità, le grandini, i geli, i solleoni, essa che era stata creata perfetta e servita da elementi perfetti per esser dimora facile e bella all’uomo suo re. Maria deve annullare Eva. Maria vede il secondo Caino: Giuda. Maria sa che egli è il Caino del suo Gesù, del secondo Abele. Sa che il sangue di questo secondo Abele è stato venduto da quel Caino e già viene sparso. Ma non maledice. Ama e perdona. Ama e richiama. Oh! Maternità di Maria martire! Maternità sublime quanto la tua virginea e divina! Di quest’ultima ti ha fatto dono Iddio! Ma della prima tu, Madre santa, Corredentrice, ti sei fatta dono, perché tu, tu sola hai saputo, in quell’ora, col cuore franto dai flagelli che mi avevano franto le carni, dire a Giuda quelle parole; tu, tu sola hai saputo, in quell’ora, mentre sentivi già la croce spaccarti il cuore, amare e perdonare.

Maria: la nuova Eva. Essa vi insegna la nuova religione, che spinge l’amore a perdonare chi uccide un figlio. Non siate come Giuda, che a questa Maestra di Grazia chiude il cuore e dispera dicendo: “Egli non mi può perdonare”, mettendo in dubbio le parole della Madre della Verità e perciò le mie parole, che avevano sempre ripetuto che Io ero venuto per salvare e non perdere. Per perdonare a chi a Me veniva pentito. Maria, nuova Eva, ha anche Ella avuto da Dio un nuovo figlio “in luogo di Abele ucciso da Caino”. Ma non lo ebbe con un ora di gioia brutale, che rende assopito il dolore sotto i vapori del senso e le stanchezze dell’appagamento. Lo ebbe in un’ora di dolore totale, ai piedi di un patibolo, fra i rantoli del Morente che le era Figlio, gli improperi di una folla deicida e una desolazione immeritata e totale, poiché anche Dio non più la consolava. La vita nuova incomincia per l’Umanità e per i singoli uomini da Maria. Nelle sue virtù e nel suo modo di vivere è la vostra scuola. E nel suo dolore, che ebbe tutti i volti, anche quello del perdono all’uccisore del suo Figlio, è la salvezza vostra».

Dice Gesù: «Un giorno ti parlerò ancora di Caino e dei Progenitori. Vi è molto da dire e da meditare».

5 aprile 1944.

Dice Gesù: «Nella Genesi si legge: “Allora Adamo pose alla sua moglie il nome di Eva, essendo essa la madre di tutti i viventi”. Oh! sì. La donna era nata dalla “Virago” che Dio aveva formata per compagna di Adamo, traendola dalla costola dell’uomo. Era nata col suo destino doloroso perché aveva voluto nascere. Perché aveva voluto conoscere ciò che Dio le aveva occultato riserbandosi la gioia di darle la gioia di posterità senza avvilimento di senso. La compagna di Adamo aveva voluto conoscere il bene che si cela nel male e, soprattutto, il male che si cela nel bene, nell’apparente bene. Poiché, sedotta come era da Lucifero, aveva appetito a conoscenze che solo Dio poteva conoscere senza pericolo, e si era fatta creatrice. Ma, usando questa forza di bene indegnamente, l’aveva corrotta in atto di male, perché disubbidienza a Dio e malizia e ingordigia della carne. Ormai ella era la “madre”. Pianto infinito delle cose intorno all’innocenza della loro regina profanata! E pianto desolato della regina sulla sua profanazione, di cui comprende l’entità e l’impossibile annullamento! Se le tenebre e i cataclismi accompagnarono la morte dell’Innocente, anche tenebra e bufera accompagnarono la morte dell’Innocenza e della Grazia nei cuori dei Progenitori. Era nato il Dolore sulla Terra. E la Provvidenza di Dio non lo volle eterno, dandovi dopo anni di dolore la gioia di uscire dal dolore per entrare nella gioia, se sapete vivere con animo retto. Guai all’uomo se avesse dovuto farsi umanamente padrone della vita! E vivere col ricordo dei suoi delitti e il continuo aumento degli stessi, poiché vivere senza peccare vi è più impossibile che vivere senza respirare, creature che eravate state create per conoscere la Luce, e che la Tenebra ha avvelenato di sé facendovi sue vittime. La Tenebra! Essa vi circuisce continuamente. Vi avviluppa ridestando quanto il Sacramento ha cancellato e, poiché voi ad essa non opponete volontà d’esser di Dio, riesce a riavvelenarvi del suo veleno, che il Battesimo aveva reso innocuo. Dio Padre allontanò l’uomo, della cui disubbidienza erano palesi i segni, dal luogo delle paradisiache delizie, affinché non peccasse un’altra volta e più ancora alzando la mano ladra all’albero di Vita. Non si poteva più fidare il Padre dei suoi figli, né sentirsi sicuro nel suo terrestre Paradiso. Satana vi era penetrato una volta per insidiargli le creature predilette e, se aveva potuto indurli alla colpa quando erano innocenti, con agio maggiore l’avrebbe potuto rifare ora che innocenti non erano più. L’uomo aveva tutto voluto possedere, non lasciando a Dio il tesoro d’esser il Generatore. Se ne andasse perciò con la sua ricchezza acquistata con violenza e se la portasse seco sulla terra d’esilio, a farlo sempre memore del suo peccato, re avvilito e spogliato dei suoi doni. La creatura paradisiaca era divenuta creatura terrestre. E dovevano passare secoli di dolore per- ché l’Unico che potesse stendere la mano al frutto di Vita venisse e cogliesse per tutta l’Umanità tal frutto. Lo cogliesse con le sue mani trafitte e lo desse agli uomini perché tornassero coeredi del Cielo e possessori della Vita che non muore in eterno.

Dice ancora la Genesi: “Adamo poi conobbe la sua moglie Eva”. Avevano voluto conoscere i segreti del bene e del male. Giusto era che conoscessero ora anche il dolore di dover riprodurre se stessi nella carne avendo l’aiuto di Dio unicamente per ciò che l’uomo non può creare: lo spirito, scintilla che da Dio si parte, soffio che da Dio si infonde, sigillo che sulla carne appone il segno del Creatore eterno. Ed Eva partorì Caino. Eva era carica della sua colpa. Richiamo qui la vostra attenzione su un fatto che sfugge ai più. Eva era carica della sua colpa. Né il dolore era ancora stato subìto in misura sufficiente a diminuire la sua colpa. Come organismo carico di tossine, ella aveva trasmesso al figlio quanto pullulava in lei. E Caino, primo figlio d’Eva, era nato duro, invidioso, iracondo, lussurioso, perverso, di poco dissimile alle belve rispetto all’istinto, di molto superiore rispetto al soprannaturale, perché nel suo io feroce egli negava rispetto a Dio che guardava come un nemico, credendosi lecito di non averne culto sincero. Satana lo aizzava a deridere Dio. E chi deride Dio non rispetta nessuno al mondo. Onde coloro che sono a contatto coi derisori dell’Eterno conoscono l’amaro del pianto, per- ché non vi è per loro speranza di amore riverente nella prole, non sicurezza di amore fedele nel consorte, non certezza di amicizia onesta nell’amico. Lacrime e lacrime rigarono il volto di Eva e rigarono il suo cuore per la durezza del figlio, gettando nel suo cuore il germe del pentimento. Lacrime e lacrime che le ottennero una diminuzione di colpa, perché Dio al dolore di chi si pente perdona. E il secondogenito di Eva ebbe l’anima lavata nel pianto della madre, e fu dolce e rispettoso verso i genitori, e devoto al Signore suo, di cui sentiva l’onnipotenza raggiare dai Cieli. Era la gioia della decaduta. Ma il cammino del dolore di Eva doveva esser lungo e doloroso, proporzionato al suo cammino nell’esperienza di peccato. In questo, fremito di sensi. In quello, fremito di spasimi. In questo, baci. In quello, sangue. Da questo, un figlio. Da quello, la morte di un figlio. Del prediletto per la sua bontà. Abele diviene strumento di purificazione per la colpevole. Ma quale dolorosa purificazione! Essa empì dei suoi ululi la Terra esterrefatta per il fratricidio e mescolò le lacrime di una madre al sangue di un figlio, mentre colui che l’aveva sparso, in odio a Dio e al fratello amato da Dio, fuggiva inseguito dal suo rimorso. Dice il Signore a Caino: “Perché sei irritato?”. Perché, se tu manchi verso di Me, ti irriti che Io non ti guardi benigno? Quanti Caini sono sulla Terra! Essi mi danno un culto derisore e ipocrita o non me ne danno affatto, e vogliono che Io li guardi con amore e li colmi di felicità. Dio è vostro Re. Non vostro servo. Dio è vostro Padre. Ma un padre non è mai un servo, se si giudica secondo giustizia. Dio è giusto. Voi non lo siete. Ma Egli lo è. E non può certo, poiché vi colma a dismisura dei suoi benefici sol che lo amiate un poco, non darvi i suoi castighi poiché tanto lo schernite. La Giustizia non conosce due vie. Una è la sua via. Tale fate e tale avete. Se siete buoni, avete bene. Se siete malvagi, avete male. E, credetelo, è sempre molto più il bene che avete rispetto al male che dovreste avere per la vostra maniera di vivere in ribellione alla Legge divina. É detto da Dio: “Non è vero che se farai bene avrai bene e se farai male il peccato sarà subito alla tua porta?”. Infatti il bene porta ad una costante elevazione spirituale e rende sempre più capaci di compiere un bene sempre più grande, sino ad attingere la perfezione e divenire santi. Mentre basta cedere al male per degradarsi e allontanarsi dalla perfezione, conoscere il dominio del peccato che entra nel cuore e lo fa scendere per gradi a sempre maggiore colpevolezza. “Ma”, dice ancora Dio, “ma sotto di te sarà il desiderio di esso e tu lo devi dominare”. Sì. Dio non vi ha fatto schiavi del peccato. Le passioni sono sotto di voi. Non sopra di voi. Dio vi ha dato intelligenza e forza di dominarvi. Anche ai primi uomini, colpiti dal rigore di Dio, Egli ha lasciato intelligenza e forza morale. Ora, poi, da quando il Redentore ha consumato per voi il Sacrificio, voi avete ad aiuto dell’intelligenza e forza i fiumi della Grazia e potete, e dovete dominare il desiderio del male.

Con la vostra volontà fortificata dalla Grazia lo dovete fare. Ecco perché gli angeli della mia Nascita cantarono alla Terra: “Pace agli uomini di buona volontà”. Io ero venuto per riportarvi la Grazia e, mediante il connubio di essa con la vostra buona volontà, sarebbe venuta agli uomini la Pace. La Pace: gloria del Cielo di Dio. “E Caino disse al fratello: ‘Andiamo fuori’.” Menzogna che cela sotto un sorriso il tradimento che uccide. La delinquenza è sempre menzognera. Verso le sue vittime e verso il mondo che cerca ingannare. E vorrebbe ingannare anche Dio. Ma Dio legge nei cuori. “Andiamo fuori”. Tanti secoli dopo, uno disse: “Salve, Maestro”, e lo baciò. I due Caini nascosero il delitto sotto un’apparenza innocua e sfogarono l’invidia, l’ira, la prepotenza loro e tutti i malvagi istinti, sulla vittima, perché non avevano dominato se stessi, ma del proprio io corrotto avevano fatto schiavo lo spirito. Eva sale nell’espiazione. Caino scende verso l’inferno. La disperazione lo prende e ve lo sprofonda. E con la disperazione, ultimo colpo mortale allo spirito già languente per il suo delitto, viene la paura fisica, vile, della punizione umana. Non più essere memore del Cielo, l’uomo dall’anima morta è un animale che trema per la sua vita animale. La morte, il cui aspetto è sorriso per i giusti poiché per essa essi vanno alla gioia del possesso di Dio, è terrore a coloro che sanno che morire vuol dire passare dall’inferno del cuore all’Inferno di Satana in eterno. E come allucinati vedono dovunque vendetta pronta a colpirli.

Ma sappiate -parlo ai giusti- sappiate che se il rimorso e le tenebre di un cuore colpevole permettono e fomentano le allucinazioni del peccatore, a nessuno è lecito erigersi a giudice del fratello e tanto meno a giustiziere. Uno solo è Giudice: Dio. E se la giustizia dell’uomo ha creato i suoi tribunali, ad essi occorre deferire il compito di amministrare giustizia, e guai a coloro che profanano tal nome e giudicano per aculeo di passione propria o per pressione di potenze umane. Maledizione a chi si fa giustiziere privato di un suo simile! Ma maledizione ancor più grande a chi, senza coefficiente di impulsivo sdegno ma per freddo calcolo umano, manda a morte o a disonore di carcere senza giustizia. Ché, se a colui che uccide chi uccise sarà dato castigo sette volte più grande, come disse il Signore sarebbe avvenuto di chi colpiva Caino, colui che senza giustizia condanna, per asservimento a Satana in veste di Prepotere umano, sarà colpito settantasette volte dal rigore di Dio. Questo occorrerebbe aver sempre presente, e specie in quest’ora, uomini che vi uccidete a vicenda per fare dei caduti la base del vostro trionfo, e non sapete che vi scavate sotto i piedi il trabocchetto in cui precipiterete maledetti da Dio e dagli uomini. Poiché Io ho detto: “Non ucciderai”. Eva sale sul suo cammino di espiazione. Il pentimento cresce in lei davanti alle prove del suo peccato. Volle conoscere il bene e il male. E il ricordo del bene perduto le è come il ricordo del sole ad uno subitamente accecato; e il male le sta davanti nella spoglia del figlio ucciso e intorno per il vuoto lasciato dal figlio omicida e fuggiasco. E nasce Set. E, da Set, Enos. Il primo sacerdote. Voi vi gonfiate la mente dei fumi della vostra scienza e parlate di evoluzione come di un segno della vostra formazione spontanea. L’uomo-animale evolvendosi raggiungerà il superuomo. Dite così. Sì. Così è. Ma a modo mio. Nel campo mio. Non nel vostro. Non passando dalla sorte di quadrumani a quella di uomini. Ma passando da quella di uomini a quella di spiriti. Tanto più crescerà lo spirito e tanto più vi evolverete. Voi che parlate di ghiandole, e vi empite la bocca parlando di ipofisi o pineale, e mettete in essa la sede della vita, presa non nel tempo che la vivete ma nei tempi che hanno preceduto e che susseguiranno la vostra vita attuale, sappiate che la vera ghiandola vostra, quella che fa di voi i possessori eterni della Vita, è lo spirito vostro. Più questo sarà sviluppato e più possederete le luci divine e vi evolverete da uomini a dèi, immortali dèi, ottenendo così, senza contravvenire al desiderio di Dio, al suo comando circa l’albero di Vita, di possedere questa Vita proprio come Dio vuole la possediate, poiché Egli per voi l’ha creata eterna e fulgida, abbraccio beatifico con la sua eternità che vi assorbe in sé e vi comunica le sue proprietà. Più lo spirito sarà evoluto e più conoscerete Dio.

Conoscere Dio vuol dire amarlo e servirlo, e perciò esser capaci di invocarlo per sé e per gli altri. Divenire perciò i sacerdoti che dalla Terra pregano per i fratelli. Poiché è sacerdote il consacrato. Ma lo è anche il credente convinto, amoroso, fedele. Lo è soprattutto l’anima vittima che immola se stessa per impulso di carità. Non è l’abito, ma l’animo quello che Dio osserva. E in verità vi dico che, agli occhi miei, appaiono molti tonsurati che di sacerdotale non hanno che la tonsura e molti laici nei quali la Carità, che li possiede e dalla quale si lasciano consumare, è Olio dell’ordinazione che fa di essi i miei sacerdoti, ignoti al mondo ma noti a Me che li benedico».

 

Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, Adamo e Eva, 

Dal libro del profeta Geremìa

Dal libro del profeta Geremìa

Dal Libro del Profeta Geremìa

Dal Libro del Profeta Geremìa

Dal libro del profeta Geremìa

Nei giorni del re Giosìa, mi fu rivolta questa parola del Signore: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, stringi le vesti ai fianchi, alzati e di loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perchè io sono con te per salvarti”.

 

profeta Geremìa profeta Geremìa profeta Geremìa profeta Geremìa profeta Geremìa profeta Geremìa profeta Geremìa profeta Geremìa 

Oggi festa della Divina Misericordia

Oggi festa della Divina Misericordia

Corriamo in chiesa,  a prendere la comunione e a chiedere la Grazia della misericordia al nostro Signore Gesù.

Oggi amici e fratelli,  giorno di Grazia concesso agli uominida nostro Signore Gesù. Approfittiamo di questa occasione per aiutare i nostri fratelli che sono lontani dallaGrazia di Dio,  che non vivono all’ombra dell’Altissimo.  Oggi Gesù ci concede ogni cosa che gli chiediamo per volere della sua Divina Misericordia,  preghiamo per i nostri cari,  per i bimbi,  preghiamo contro la guerra e l’odio,  preghiamo per i nostri nemici,  preghiamo per la gente che a volte non sopportiamo,  preghiamo per i malati,  preghiamo per coloro che hanno avuto incidenti gravi e che vivono ora con le loro tristi mutilazioni.  Gesù ci dice però che non conta la mutilazione fisica,  ma ciò che ci deve far paura è la mutilazione dello spirito e cioè della nostra anima.  Perchè con l’anima sporca appesantita dai vizi dalle colpe,  incrostata dai peccati che sono diventati un abitudine nella nostra vita,  a tal punto da non pensare neanche che ciò sia peccato.  Queste mutilazioni ci fanno perdere la Grazia di tornare al Padre nostro.  E contro queste mutilazioni che dobbiamo combattere,  ogni giorno ci dobbbiamo impegnare un pochettino per migliorare,  ricordiamoci che cambiare la nostra vita non ci riuscire dalla sera alla mattina,  certo dalla sera alla mattina possiamo decidere di voler cambiare la nostra vita,  è questa volontà il primo passo,  il secondo passo deve essere la costanza,  cioè il desiderio di persistere nella volontà di cambiare,  mille e mille volte ci capiterà di sbagliare,  ma per mille e mille volte dobbiamo avere fiducia in Dio,  che Egli non si offende delle nostre mancanze,  ma è felice della nostra buona volontà e grazie a questa felicità si compiace di farci crescere nella fede.  La pace del Signore su noi tutti

Dio volle un seno senza macchia. di Maria Valtorta

Dio volle un seno senza macchia.

Poema: I, 1
“Dio mi possedette all’inizio delle sue opere” (Salomone, Proverbi cap. 8 v. 22.)
22 agosto 1944.
1Gesù mi ordina: «Prendi un quaderno tutto nuovo. Copia sul primo foglio il dettato del giorno 16 agosto. In questo
libro si parlerà di Lei». Ubbidisco e copio. 16 agosto 1944.
2Dice Gesù: «Oggi scrivi questo solo. La purezza ha un valore tale che un seno di creatura
poté contenere l’Incontenibile, perché possedeva la massima purezza che potesse avere una
creatura di Dio.
La SS. Trinità scese con le sue perfezioni, abitò con le sue Tre Persone, chiuse il suo Infinito
in piccolo spazio – né si diminuì per questo, perché l’amore della Vergine e il volere di Dio dilatarono
questo spazio sino a renderlo un Cielo – si manifestò con le sue caratteristiche:
il Padre, essendo Creatore nuovamente della Creatura come al sesto giorno ed avendo una
“figlia” vera, degna, a sua perfetta somiglianza.
L’impronta di Dio era stampata in Maria così netta che solo nel Primogenito del Padre le era
superiore. Maria può essere chiamata la “secondogenita” del Padre perché, per perfezione data
e saputa conservare, e per dignità di Sposa e Madre di Dio e di Regina del Cielo, viene seconda
dopo il Figlio del Padre e seconda nel suo eterno Pensiero, che ab aeterno in Lei si compiacque;
il Figlio, essendo anche per Lei “il Figlio” e insegnandole, per mistero di grazia, la sua verità e
Sapienza quando ancora non era che un Germe che le cresceva in seno; lo Spirito Santo, apparendo
fra gli uomini per una anticipata Pentecoste, per una prolungata Pentecoste, Amore in
“Colei che amò”. Consolazione agli uomini per il frutto del suo seno, Santificazione per la maternità
del Santo.
3Dio, per manifestarsi agli uomini nella forma nuova e completa che inizia l’èra della Redenzione,
non scelse a suo trono un astro del cielo, non la reggia di un potente. Non volle neppure
le ali degli angeli per base al suo piede. Volle un seno senza macchia. Anche Eva era stata
creata senza macchia. Ma spontaneamente volle corrompersi. Maria, vissuta in un mondo corrotto
– Eva era invece in un mondo puro – non volle ledere il suo candore neppure con un pensiero
volto al peccato. Conobbe che il peccato esiste. Ne vide i volti diversi e orribili. Tutti li vide.
Anche il più orrendo: il deicidio. Ma li conobbe per espiarli e per essere, in eterno, Colei che
ha pietà dei peccatori e prega per la loro redenzione.

2. Gioacchino e Anna fanno voto al Signore.
Poema: I, 2
22 agosto 1944.
1Vedo un interno di casa. In essa è seduta ad un telaio una donna di età. Direi, nel vederla
coi capelli un tempo certo neri, ora brizzolati, e nel volto non rugoso ma già pieno di quella serietà
che viene con gli anni, che ella possa avere dai cinquanta ai cinquantacinque anni. Non
più.
Nell’indicare queste età femminili prendo per base il volto di mia madre, la cui effigie ho più che mai
presente in questi giorni che mi ricordano i suoi ultimi giorni presso il mio letto… Dopodomani è un anno
che non la vedo più… Mia mamma era molto fresca nel volto, sotto i capelli precocemente incanutiti. A
cinquant’anni era bianca e nera come al termine della vita. Ma, tolta la maturità dello sguardo, nulla denunciava
i suoi anni. Potrei perciò errare anche nel dare alle donne attempate un certo numero di anni.

casa di Anna e Gioacchino

casa di Anna e Gioacchino

Questa che vedo tessere, in una stanza tutta chiara di luce, che penetra dalla porta spalancata
su un vasto orto-giardino – un poderetto, direi, perché si prolunga a sali e scendi su un
dolce altalenare di verde pendio – è bella nei tratti decisamente ebrei. Occhio nero e profondo
che, non so perché, mi ricorda quello del Battista. Ma questo, pur essendo fiero come di regina,
è anche dolce. Come se sul suo balenare di aquila fosse steso un velo d’azzurro. Dolce e un
poco appena mesto, come di chi pensa, e rimpiange, a cose perdute. La tinta del volto è bruna,
ma non eccessivamente. La bocca, lievemente larga, è ben disegnata, e sta ferma in una
mossa austera che non è però dura. Il naso è lungo e sottile, lievemente piovente in basso. Un
naso aquilino che sta bene con quegli occhi. E’ robusta ma non grassa. Ben proporzionata e
credo alta, a giudicare da come appare seduta.
Mi pare stia tessendo una tenda o un tappeto. Le spole multicolori vanno rapide sulla trama
che è marrone scuro, e il già fatto mostra un vago intreccio di greche e rosoni in cui verde,
giallo, rosso e azzurro cupo si intersecano e fondono come in un mosaico. La donna veste di un
abito semplicissimo e molto scuro. Un viola-rosso che pare copiato a certe viole del pensiero.
2Si alza sentendo bussare alla porta. E’ alta realmente. Apre. Una donna le chiede: «Anna,
vuoi darmi la tua anfora? L’empirò per te».
La donna ha con sé un frugolino di cinque anni che si attacca subito alla veste della nominata
Anna, che lo carezza mentre va in un altro ambiente e ne torna con una bell’anfora di rame,
che porge alla donna dicendo: «Sempre buona, tu, con la vecchia Anna. Dio te ne compensi in
questo e nei figli che hai e avrai, te beata!». Anna sospira.
3
La donna la guarda e non sa che dire per quel sospiro; per sviare la pena, che si comprende
esiste, dice: «Ti lascio Alfeo, se non ti dà noia, così faccio più presto e ti empirò molte brocche
e giare».
Alfeo è ben lieto di restare, e se ne spiega il motivo. Andata via la madre, Anna se lo prende
in collo e lo porta nell’orto, lo alza sino ad una pergola d’uva bionda come il topazio e dice:
«Mangia, mangia, che è buona» e se lo bacia sul visetto impiastricciato di succo d’uva, che il
bambino sgrana avidamente. Poi ride di gusto, e pare subito più giovane per la bella dentatura
che appare e per la giocondità che le copre il viso, cancellando gli anni, quando il bambino dice:
«E ora che mi dai?» e la guarda con due occhioni sgranati di un grigio azzurro cupo. Ride e
scherza chinandosi sui ginocchi e dicendo: «Che cosa mi dai se ti do… se ti do… indovina!». E
il bambino, battendo le manine, tutto ridente: «Baci, baci ti do, Anna bella, Anna buona, Anna
mamma!…»
Anna, sentendosi dire: «Anna mamma», ha un vero grido di affetto gioioso e si stringe contro
il piccolino, dicendo: «O gioia! Caro! Caro! Caro!». Ad ogni «caro» un bacio scende sulle
gotine rosee. E poi vanno ad una scansia, e da un piatto scendono focaccine di miele. «Le ho
fatte per te, bellezza della povera Anna, per te che mi vuoi bene. Ma, dimmi, quanto mi vuoi
bene?». E il bambino, pensando alla cosa che più l’ha colpito, dice: «Come al Tempio del Signore
». Anna lo bacia ancora sugli occhietti vispi, sulla boccuccia rossa, e il bambino le si strofina
contro come un gattino.
La madre va e viene con la brocca colma e ride senza dire nulla. Li lascia alle loro espansioni.
3Entra dall’orto un uomo anziano, un poco più basso di Anna, con un testa di folti capelli tutti
bianchi. Un viso chiaro, dalla barba tagliata in quadrato, con due occhi azzurri come turchesi
fra ciglia di un castano chiaro quasi biondo. E’ vestito di un marrone scuro. Anna non lo vede
perché volge le spalle all’uscio, e lui le viene alle spalle dicendo: «E a me nulla?».
Anna si volge e dice: «O Gioacchino! Hai finito il tuo lavoro?». Contemporaneamente il piccolo
Alfeo gli corre ai ginocchi dicendo: «Anche a te, anche a te», e quando il vecchiotto si curva
e lo bacia, il bambino gli si avvinghia al collo spettinandogli la barba con le manine e coi baci.
Anche Gioacchino ha il suo dono: leva da dietro alla schiena la mano sinistra e offre una
mela così bella che pare di ceramica, e dice ridendo al bambino che tende le manine avidamente:
«Aspetta che te la faccio a pezzi. Così non puoi. E’ più grossa di te», e con un coltelluccio
che ha alla cintola, un coltello da potatore, ne fa fette e fettine, e pare imbocchi un uccellino
nidiace tanta è la cura con cui mette i bocconi nella bocchina aperta, che sgrana e sgrana.
«Ma guarda che occhi, Gioacchino! Non sembrano due pezzettini del mar di Galilea quando il
vento della sera spinge un velo dì nube sul cielo?». Anna parla tenendo appoggiata una mano
sulla spalla del marito e appoggiandovisi lievemente anche lei, una mossa che rivela un profondo
amore di sposa, un amore intatto dopo i molti anni di coniugio. E Gioacchino la guarda
con amore e annuisce dicendo: «Bellissimi! E quei ricciolini? Non hanno il colore delle biade che
il sole ha seccato? Guarda: e dentro c’è misto oro e rame». «Ah! se avessimo avuto un bambino
lo avrei voluto così, con questi occhi e questi capelli…».
Anna si è chinata, inginocchiata anzi, e bacia con un sospirone i due occhioni azzurro-grigi.
Gioacchino sospira anche lui. Ma la vuol consolare. Le pone la mano sui capelli cresputi e canuti
e le dice: «Ancora occorre sperare. Tutto può Dio. Finché si è vivi, il miracolo può avvenire,
specie quando lo si ama e ci si ama». Gioacchino calca molto sulle ultime parole. Ma Anna tace,
avvilita, e sta a capo chino per non mostrare due lacrime che scendono e che vede solo il
piccolo Alfeo, il quale, stupito e addolorato che la sua grande amica pianga come fa lui qualche
volta, alza la manina e asciuga quel pianto. Non piangere, Anna! Siamo felici lo stesso. Io, almeno,
lo sono perché ho te».
«Anche io per te. Ma non ti ho dato un figlio… Penso aver spiaciuto al Signore, poiché mi ha
inaridito le viscere… «O moglie mia! In che vuoi avergli spiaciuto tu, santa? Senti. Andiamo
ancora una volta al Tempio. Per questo. Non solo per i Tabernacoli. Facciamo lunga preghiera…
Forse ti avverrà come a Sara… come ad Anna di Elcana. Molto attesero e si credevano riprovate
perché sterili. Invece per loro, nei cieli di Dio, si maturava un figlio santo.
Sorridi, mia sposa. Il tuo pianto mi è più dolore che l’esser senza prole… Porteremo Alfeo
con noi. Lo faremo pregare, lui che è innocente… e Dio prenderà la sua e nostra preghiera insieme
e ci esaudirà». «Si. Facciamo voto al Signore. Suo sarà il nato. Purché ce lo conceda…
Oh! sentirmi chiamare “mamma”!». E Alfeo, spettatore stupito e innocente: «Io ti ci chiamo!».
«Sì, gioia cara… ma ce l’hai la mamma tu, e io… io non ho bambino… »
La visione cessa qui.
4
4Comprendo che si è iniziato il ciclo della nascita di Maria. E ne sono molto contenta, perché lo desideravo
tanto. Penso e sarà contento anche lei. Prima che io iniziassi a scrivere, ho sentito la Mamma dirmi:
«Figlia, scrivi dunque di me. Ogni tua pena verrà consolata». E, mentre diceva questo, mi posava la mano
sul capo in una carezza soave. Poi è venuta la visione. Ma sul principio, ossia finché non sentii chiamare
la cinquantenne a nome, non compresi d’esser di fronte alla madre della Mamma e per ciò alla grazia
della sua nascita.

Tratto dagli scritti di Maria Valtorta in l’Evangelo così come mi è stato rivelato. Solo una nota mi permetto di aggiungere, a coloro che pensano di avere i diritti su questi scritti, e dico loro: la Parola di Dio non si vende, la Parola di Dio è pane di vita per tutti, e voi, come gli scribi e i rabbì del Tempio al tempo del mio Signore Gesù, siete coloro che chiudono le porte al paradiso, quelli che Gesù dice “invitati non entraste ne lasciaste entrare”, ipocriti e speculatori. Chi oserà alzare un dito contro chi propaga in verità la Parola…. meglio per lui non fosse mai nato.

Contro la mia volontà

Contro la mia volontà

contro la mia volontà

contro la mia volontà

Contro la mia volontà – Oggi voglio raccontarvi cosa mi è accaduto la settimana prima della festa dell’Immacolata di quest’anno. Ecco, da ormai un anno a questa parte, mi è presa la passione per la montagna, e in particolar modo mi è presa la passione per la neve e per le piste da scì. Ma non è tutto, mi è capita una persona che non so neanche come sia successo, ma, questa persona amica di un mio cognato, mi ha prestato una tavola da snowboard, e un bel giorno siamo andati io e la mia famiglia, appunto in montagna con gli slittini a divertirci un po sulla neve, e appena arrivati, ci siamo messi a salire a piedi su una parte di pendio libero da impianti di risalita e quindi gratis, i ragazzi, Christian e Fabio rispettivamente dodici e sei anni, potete immaginare, si sono incominciati a divertire con gli slittini e dopo le prime volte con la guida mia e di mia moglie, hanno voluto cominciare a scendere da soli, a quel punto, mentre tutti ormai si divertivano, ho deciso di provare questa tavola da snowboard, mi sono infilato gli scarponi adatti, mi sono seduto per terra, attaccato la tavola ai piedi, ma, senza avere la ben che minima idea di come si andasse su quell’affare. E infatti, provandoci, sarò caduto almeno un centinaio di volte, era praticamente più il tempo che impiagavo per rimettermi in piedi che quello in cui riuscivo a stare dritto sulla tavola, quelli che mi vedevano, ridevano di gusto e d’allegria notando la mia caparbietà, mia moglie a tratti rideva a tratti si vergognava di me, mentre i miei ragazzi non se ne curavano più di tanto, forse perchè ero uno di loro, anche io un ragazzino che si divertiva. Ecco, il mio corpo era tutto pieno di lividi e di dolori, ma mai mi sono divertito così tanto. Quindi poi nel corso della scorsa stagione ho imparato a fare snowboard, certo ancora sono un principiante, ma ormai riesco a non cadere più. Ma da quel primo giorno, quello sport mi è entrato nel sangue, forse perchè assomigliava tanto alla mia vita. Sono caduto tante volte, ma grazie a Dio, mio Signore e Creatore, sempre mi sono rialzato, i lividi sul mio corpo li porto tutt’ora, ma sono in piedi, e ho la forza di inginocchiarmi a pregare. Ora ritornando alla settimana prima della festa dell’Immacolata, avevo tanto desiderio di tornare a fare snowboard sulle piste da scì, e guarda caso la stagione quest’anno si è aperta con una settimana di anticipo, e io allora il venerdì prima della festa dell’Immacolata, mi sono concesso una feria e sono andato a Piancavallo, e un po per fretta un po per la sciocchezza che hanno i bambini quando hanno voglia di giocare al più presto col loro giocattolo preferito, non ho guardato nè previsioni meteo, ne quali impianti erano aperti, semplicemente mi sono alzato presto, ho messo tutto in macchina e sono partito, ma aimè, all’arrivo su in montagna, trovo con mio enorme dispiacere che tutte, ma proprio tutte le piste e gli impianti sono chiusi. Allora chiedo allo sportello dell’info-point, se per caso, ci fosse qualche pista aperta nei paraggi, e la signora mi dice che sulle alpi carniche a Ravascletto, le piste sullo Zoncolan sono aperte, non tutte, ma comunque si può sciare. Ora da Piancavallo fino a Ravascletto ci sono circa 150 Km, il navigatore mi dice che potrei essere li per le dodici o dodici e mezzo,e io penso che fino alle sedici e trenta che chiudono gli impianti, avrei potuto comunque fare snow per almeno tre ore buone, cerco di convincermi che si può fare, mi convinco, ecco che parto, scendo da questa montagna e mi dirigo verso Ravascletto, conto di essere li per mezzogiorno più o meno, per strada quindi la radio in macchina fa i capricci, non riceve bene il segnale, questo dovuto al fatto che mentre si scende o si sale una montagna i segnali radio non sono facilmente raggiungibili, a questo punto decido di ascoltare un CD per evitare di stare a sentire sto fruscio che mi disturba i timpani. Ma anche questo CD molto presto mi scoccia, ma nel frattempo sono arrivato a valle e quindi posso ascoltare la radio, e provo a mettere su Radio Maria, che è la radio più seria, più discreta e più Santa che secondo me esiste al mondo. Ma tante volte capita che ci siano argomenti che non catturano la mia attenzione, ma in questo caso non fu così. C’era un signore alla radio che parlava con tanto affetto e con tanta cura dei dettagli di una persona, e questo programma è andato avanti per tutto il tempo che io sono stato in macchina, fino a quando finalmente sono arrivato a Ravascletto e quindi si è fatto mezzogiorno inoltrato. Parcheggio, spengo il motore dell’auto e scendo con l’intento di andare a chiedere se mi confermavano l’apertura degli impianti in quel posto. La signora dell’info-point mi dice queste parole: mi spiace signore, ma da sabato, cioè da domani incominceremo a essere aperti tutti i giorni, oggi gli impianti sono chiusi”. Saluto e vado via, ritorno in macchina, quasi non mi interessa più, ho fatto una bella passeggiata, pazienza, in Signore non aveva predestinato questo per me quel giorno. Rientro in macchina e decido di ritornare a casa, ed ecco, la radio trasmette ancora su Radio Maria e parla ancora quel signore, che sicuramente sarà stato un sacerdote, e parla ancora di quella persona, che non è tanto conosciuta al mondo, ma che è una grande mistica, tale Maria Valtorta. Questo sacerdote, parla tanto di questo personaggio, che un poco me ne innamoro, e per non dimenticarmi quel nome, decido di fermarmi e di prendere nota di quel nominativo, e me ne torno a casa. Così termina la mia prima giornata sulla neve di questa ultima stagione. Maria Valtorta… contro la mia volontà il Signore mi guida su sentieri sicuri, mi fa conoscere persone fidate, e mi circonda di Santità.

Maria Valtorta

Maria Valtorta

L’ENIGMA MARIA VALTORTA
di Jean-François Lavère

Più di sessant’anni fa, immobilizzata nel suo letto da un’infermità cronica, Maria Valtorta scrisse di proprio pugno, in appena quattro anni, migliaia di pagine manoscritte che sono già diffuse in più di venti lingue.
Trattandosi di una “Vita di Gesù”, quest’opera non lascia nessuno indifferente e suscita sempre appassionate reazioni. L’opera è così eccezionale che merita di essere annoverata tra i capolavori della letteratura universale. Offre la materia per una inesauribile enciclopedia della vita di Gesù. Infatti quest’opera non solo integra la totalità dei quattro Vangeli, ma ne ricostruisce tutto il contesto socioculturale.
Quelli che conoscono l’opera classica Gesù nel suo tempo sono sorpresi, leggendo Maria Valtorta, nel constatare che la realizzazione del disegno di Henri Daniel-Rops vi è di gran lunga superata. Maria Valtorta mostra una tale capacità nel far rivivere i personaggi e gli avvenimenti che molti la paragonano al genio di uno Shakespeare. Questo si nota soprattutto nel realismo psicologico riguardante innumerevoli personaggi: agendo ognuno, per tutta l’opera, secondo l’età, il sesso, la professione, la sua situazione familiare e sociale, la sua formazione, le sue attitudini…
I più grandi autori si sforzano di raggiungere questo scopo, ma tutt’al più non vi pervengono che per il personaggio che rappresenta sé stessi e per qualcuno vicino. È così che l’eroe del romanzo David Copperfield rappresenta di fatto l’autore Charles Dickens, così come Tom Sawyer ci restituisce interamente l’infanzia di Mark Twain.
Inoltre, la successione degli avvenimenti riportati da Maria Valtorta trova molto naturalmente il suo posto nel quadro storico del primo secolo. Lo storico Elian Cuvillier, rendendosi conto che venti secoli di ricerche incessanti sulla cronologia della vita di Gesù sono apparsi poco fruttuosi, scrisse: “Lo storico ormai sa che è impossibile ricostruire con precisione la vita di Gesù nel dettaglio… Quanto a collocare questa o quella parola nel quadro della sua esistenza terrena, ciò è definitivamente impossibile”. Il lettore della vita di Gesù di Maria Valtorta ha la folgorante impressione di una cronologia coerente, completa e senza eguali: il puzzle è completato! È un miraggio?
Per quanto concerne i testi sacri Maria Valtorta ne manifesta una conoscenza così approfondita che l’eminente biblista Gabriele Allegra (autore della prima traduzione integrale della Bibbia in cinese) si confessò stupefatto per “la sua sorprendente cultura scritturistica”, lei che “si serviva di una semplice versione popolare della Bibbia” (relazione scritta a Macao nel giugno 1970).
Quanto alla geografia, per fissare le carte della Palestina ai tempi di Gesù gli eruditi (e specialmente i ricercatori ebrei) hanno dovuto consultare un cumulo di documenti tra i quali il Talmud, Giuseppe Flavio, le iscrizioni, le tradizioni, fonti archeologiche, ecc. Maria Valtorta nomina centinaia di luoghi e descrive con esattezza e forza dettagli di panorami, strade, corsi d’acqua, rilievi, monumenti, pur non disponendo praticamente di alcuna documentazione specializzata.
Il più sorprendente è che Maria Valtorta, pur avendo una viva intelligenza ed una eccellente memoria, non aveva neppure terminato i suoi studi secondari.

 

contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà contro la mia volontà 

Parola di Dio il segno dei tempi

Parola di Dio il segno dei tempi
Io Sono l’Alfa e l’Omega 
Dio

 

Il vangelo di Gesù, la rivelazione del Cristo,
conosciuta ormai dai veri cristiani in tutto il mondo

Cristo, il Figlio di Dio, il Coregnante dei Cieli, 
il Redentore di tutti gli uomini e di tutte le anime,
Artefice e Sovrano del Regno di Dio sulla terra
si rivela in merito alla Sua vita, al Suo pensiero e al Suo
operato nelle vesti di Gesù di Nazaret

Gesù predice la fine dei tempi

Ora li riconoscerete dai loro frutti (1).

Reincarnazioni di assetati di potere e di messaggeri di Dio nel corso dei tempi (2-3). Gli emissari delle tenebre combattono con tutti i mezzi (4-5). Istruzioni per il periodo del terrore (6-7). Il ritorno del Cristo: imparate a discernere (8-9). Mutamenti nel sistema solare e sulla terra (10). L’imminente fine dei tempi – La via evolutiva dell’umanità e della terra verso la sostanza sottile – Il Regno della Pace – Ultimo sussulto di Satana – Il ‘sia fatto’ di Dio: dissoluzione di tutta la sostanza grossolana – Preparazione al ritorno del Cristo tramite la Sapienza divina – La venuta del Cristo, il più grande evento (11). Riconoscete i segni dei tempi (12-14). L’ora

non sfuggirà a colui che veglia (15-19)

1. Mentre Gesù sedeva sul monte degli Ulivi, i discepoli vennero da Lui e dissero: “Dicci, quando accadranno queste cose? E quale sarà il segno della Tua venuta e quello della fine del mondo?” Gesù rispose loro: “Guardate che nessuno vi seduca. Molti verranno nel Mio nome dicendo: io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno. (Cap. 61, 1)

approfondisco la parola

Non credete a chiunque fa onorare il proprio nome, pretendendo di essere il più grande, facendosi tributare onore. E non credete a chiunque dice di essere il Cristo reincarnato, poiché Io non ritornerò più nella carne, ma Io Sono con i Miei nello Spirito.

Chiunque, invece, serve il prossimo, chi glorifica unicamente il nome del Signore, chi compie buone opere e le porta nel mondo, affinché i buoni frutti siano visibili per molti, è un uomo che indica agli altri la retta via ed Io opero attraverso di lui. Non li riconoscerete dalle loro parole, ma dai loro frutti.

La svolta dei tempi, nella quale Io Mi avvicino sempre più ai Miei, può essere paragonata alla tarda estate ed all’autunno, dato che l’epoca della svolta dal vecchio mondo peccaminoso alla Nuova Epoca è un periodo di raccolta.

Coloro che vivono in Me portano buoni frutti e coloro che hanno abusato e che abusano del Mio nome per i loro fini, mostrano ora i loro frutti cattivi. La svolta dei tempi fa riconoscere molto chiaramente i buoni ed i cattivi frutti.

Riconoscete! La tarda estate e l’autunno sono già iniziati per l’epoca peccaminosa. I frutti divengono visibili, il raccolto è in corso.

 

2. E sentirete parlare di guerre e di fragori di guerre; vedete di non farvi confondere. Infatti è necessario che tutto ciò avvenga, ma non è ancora la fine. Poiché si solleverà un popolo contro l’altro e un regno contro l’altro; vi saranno carestie e pestilenze e terremoti in vari luoghi. Ma tutto questo sarà solo l’inizio delle pene.

3. E in quei giorni i potenti metteranno insieme i paesi e le ricchezze della terra per il proprio piacere e soggiogheranno i molti altri che soffrono miseria, li terranno in catene e li utilizzeranno per moltiplicare le loro ricchezze, soggiogheranno perfino gli animali dei campi e faranno cose spaventose. Ma Dio manderà loro i Suoi messaggeri e questi annunceranno le Sue Leggi che gli uomini hanno nascosto con ciò che hanno tramandato e coloro che le trasgrediranno, moriranno. (Cap. 61, 2-3)

 

approfondisco la parola

E’ già iniziato [1989] ciò che è stato preannunciato. Quanto predetto avviene con la precisione di un orologio. Le catastrofi e le sciagure si susseguono a catena. Da ciò si riconoscono i mutamenti dei tempi.

Il mondo peccaminoso declina. In esso si profila già la nascita della Nuova Epoca; si delineano le generazioni risvegliate nello Spirito, dalle quali scaturirà l’umanità spirituale della Nuova Epoca.

L’epoca attuale [1989] è simile ai tempi di Noè o ai tempi della distruzione di Pompei. La maggior parte degli uomini si possiede e si fa possedere. Pur sentendo parlare dei segni dei tempi, continuano a vivere nel peccato. Sono affondati ed affondano con la loro ricchezza e con il loro potere esteriore.

Nel corso delle epoche passate, molte di queste anime vennero in continuazione in corpi terreni e molte ripresero ad operare nel punto in cui avevano smesso al momento della morte; e questo di volta in volta in un’epoca diversa, con altri mezzi e con altri metodi. Molte ricoprirono e ricoprono sempre le stesse cariche, sia come governanti di nazioni e stati che come guide della chiesa. La loro sete di potere le spinse e le spinge continuamente sulla terra in queste posizioni.

Quali uomini cercarono e cercano continuamente di tenere in mano il timone del mondo, le strutture esteriori, per mantenere la rotta abituale. Per secoli emanarono ed emanano leggi analoghe per il popolo. E i popoli si lasciarono e si lasciano più o meno soggiogare dalle loro autorità ed ubbidiscono in continuazione alle guide che hanno già fatto le stesse o simili cose nelle incarnazioni precedenti. Dato che sono sempre gli stessi uomini che governano i paesi e che si profilano come guide della chiesa, in certi paesi si ripetono sempre gli stessi processi già avvenuti in passato. Sciagure, catastrofi e situazioni caotiche cambiano solo di nome e, in molti casi, sono ora peggiori che in passato.

In tutto il negativo si trova anche il positivo: nell’epoca che tramonta e in quella che sta sorgendo si fa varco continuamente la luce del Cristo, l’epoca dello Spirito di Dio, la Nuova Epoca, l’epoca del Cristo, che Io Sono.

Riconoscete: nel passaggio dal vecchio mondo peccaminoso alla Nuova Epoca sono venuti e vengono in continuazione messaggeri di Dio. Molti uomini e donne retti si trovano ora al Mio servizio per la Nuova Epoca.

Tutta la verità si manifesterà, anche se è stata consapevolmente ed inconsapevolmente celata per molti secoli da uomini lontani da Dio: i messaggeri di Dio annunciano di nuovo le Leggi di Dio e si sforzano di portare su tutta la terra il Vangelo dell’amore, di continente in continente, di città in città, di comune in comune, di villaggio in villaggio. Essi preparano il Regno di Dio su questa terra. Molti uomini si risveglieranno grazie all’operato dei messaggeri di Dio e si incammineranno sulla via verso la Vita Interiore.

 

4. Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno. E sarete odiati da tutti i popoli a causa del Mio nome. E molti verranno poi attaccati e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e sedurranno molti.

5. Per il dilagare dell’ingiustizia, l’amore si raffredderà in molti. Ma chi persevererà fino alla fine, verrà salvato. E questo Vangelo del Regno di Dio verrà predicato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutti i popoli e poi verrà la fine. (Cap. 61, 4-5)

 

approfondisco la parola

Così avvenne nei secoli trascorsi: i Miei furono tormentati ed uccisi.

Ciò che è stato continua tuttora. Sono sempre gli stessi lupi in veste di pecora che vengono nel mondo con la loro sete di potere. Vogliono anche spegnere la luce del Cristo che è per loro una spina nel fianco, e abusano del Mio nome anche per far questo. Li sentirete ululare, quando i messaggeri di Dio metteranno davanti ai loro occhi le loro opere sataniche, che essi affermano perfino di fare in nome Mio.

Riconoscete: in passato i messaggeri di Dio vennero tormentati, torturati ed uccisi. Nell’epoca attuale [1989] vengono calunniati, ridicolizzati, scherniti e derisi. I veri cristiani vengono ora perseguitati solo con altri mezzi e metodi, con calunnie diffuse dai mass-media, che essi chiamano stampa, radio e cose simili. Dietro a questi si celano coloro che si sentono minacciati dalla verità, i rappresentanti delle chiese, i parroci, i sacerdoti, i cosiddetti incaricati per le sette ed anche i cosiddetti politici, giornalisti e reporters, e tutti coloro che prestano loro fede. Anche nell’epoca attuale [1989], coloro che si definiscono cristiani odiano molti uomini e donne retti, perché essi seguono Me, il Cristo.

Riconoscete: ciò che avvenne in tutti i tempi, avviene anche nel passaggio dal vecchio mondo peccaminoso alla Nuova Epoca. Molti uomini parlano di Me, il Cristo, ma non appena vengono colpiti da un soffio di vento, per esempio da una calunnia, cadono e Mi tradiscono. Si tradiscono e si odiano a vicenda per timore di perdere la propria vita terrena, la stima e la loro posizione.

L’emissario delle tenebre si intromette nei popoli usando vari metodi ed istiga un popolo contro l’altro. Ciò è possibile, perché gli uomini non sono in unità tra loro. I popoli si considerano nemici l’uno dell’altro, sviluppano aggressività e paure del futuro. Tutte queste cose vengono fomentate in continuazione dagli emissari delle tenebre, perché vogliono tenere in movimento le masse. Poi si presentano come falsi profeti e si fanno passare per portatori di salvezza, legando gli uomini alla loro “missione” ed alla loro persona, anziché orientarli su di Me, il Cristo.

Nel passaggio dal vecchio mondo peccaminoso alla Nuova Epoca, l’epoca di luce, l’emissario delle tenebre attacca la luce su un vasto fronte. Ma chi può resistere a lungo andare alla luce? Nessun uomo e nessun’anima e nemmeno alcun potere oscuro; neanche se costoro abusano del Mio nome e procedono contro i veri cristiani. La luce, che Io Sono, è più forte.

Riconoscete: Io Sono la luce del mondo che non è legata al tempo. La luce compenetra tempo e spazio e rinnoverà ogni cosa. Giungerà il tempo in cui l’emissario delle tenebre non potrà più retrocedere, né avanzare – e così sarà anche per ogni uomo e per ogni anima – ma potrà solamente capitolare e rivolgersi alla luce che Io Sono.

Anche se in questa battaglia finale le ingiustizie dilagheranno e l’amore si raffredderà sempre più in molti cuori degli uomini, la luce è già visibile: è il Cristo, che Io Sono, che porta la luce sulla terra tramite i messaggeri, tramite i pionieri della Nuova Epoca. Saranno molti gli uomini che periranno, ma verranno anche salvati molti di coloro che avranno resistito nella battaglia contro le potenze delle tenebre. Coloro che Mi sono restati fedeli osserveranno il Vangelo dell’amore e continueranno ad annunciare il Regno di Dio su tutta la terra, dando testimonianza della verità che Io Sono, che dimora in loro e che parla ed opera attraverso di loro: il Cri-
sto.

6. Quando, dunque, vedrete l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo (chi legge comprenda!), allora chi è in Giudea fugga sui monti. E chi si trova sul tetto, non scenda a prendere qualcosa in casa; e chi si trova nei campi, non torni indietro a prendere i suoi abiti.

7. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate perché la vostra fuga non accada d’inverno o di Sabbat. Poiché vi sarà una grande tribolazione quale mai avvenne dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati nessun vivente si salverebbe. Ma a causa degli eletti, quei giorni saranno abbreviati.

(Cap. 61, 6-7)

 

approfondisco la parola

Ciò che l’Eterno rivelò in tutti i tempi agli uomini tramite i profeti è ora imminente, anche se gli ammonimenti e le indicazioni dell’Eterno non trovarono ascolto presso la maggior parte degli uomini. E’ iniziata questa grande svolta dei tempi.

Chi si preoccupa ancora delle proprie cose esteriori e le vuole mantenere e moltiplicare non solo vi resta legato, ma si inabisserà con tutti i suoi beni ed averi. Il Regno di Dio sorge gradualmente sulla terra nella misura in cui il mondo si inabissa, nonostante afflizione e miseria.

Se riconoscete che il mondo si sta scardinando, non tornate indietro e non fermatevi per andare a prendere o sistemare questo o quello. Andate nel luogo di Dio che è in voi e fatevi guidare da Colui che dimora in voi.

Sta scritto: “Guai alle donne incinte ed a quelle che allatteranno in quei giorni!” Se il frutto nel grembo della madre è pieno di luce e forza, perché il padre e la madre vivono in Dio, esso verrà preservato. Ma se il frutto nel grembo della madre è invece di questo vecchio mondo peccaminoso, quindi povero di luce, come lo sono il padre e la madre, potrà essere loro tolto, in base alle cause esistenti. Anche certi corpi, che portano un frutto povero di luce, verranno tolti in quest’epoca di terrore che il mondo non ha mai vissuto.

Pregate, affinché la tromba dell’Ordine non risuoni in un giorno di Sabbat, quando gli uomini si abbandonano ancor più alle loro comodità, anziché pregare Dio e ringraziarLo per la Sua guida e per il Suo aiuto. Molti che potrebbero portare soccorso esteriore non saranno reperibili. Pregate, affinché il grande repulisti sulla terra non avvenga d’inverno, perché molti non avranno più nulla e molte cose saranno distrutte, sicché spesso non potranno trovare rifugio in una casa, ma solo all’aperto o in ripari improvvisati. Molti soffrirebbero o morirebbero di freddo, anche le donne incinte.

Molti uomini che si sono fidati di questo mondo e dei loro governi perderanno improvvisamente tutto ciò che consideravano loro proprietà e che rappresentava la loro sicurezza. L’eterno e buon Dio, vostro e Mio Padre, ha già abbreviato il tempo per i Suoi fedeli e, quando gli sconvolgimenti saranno al culmine, lo abbrevierà di nuovo. Molti di coloro che portano il segno dell’amore sulla fronte continueranno ad edificare il Regno della Pace di Gesù Cristo sulle macerie e sul caos di questo mondo e lo edificheranno in tutto il mondo come segno di vittoria.

 

8. Allora se qualcuno vi dirà: ecco, il Cristo è qua o là, non credete avventatamente. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi cose e miracoli, in modo da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco, Io ve l’ho predetto!

9. Se dunque vi diranno: ecco, è nel deserto, non uscite; ecco, è in stanze segrete, non credete troppo in fretta. Poiché come la luce viene da Oriente e brilla fino a Occidente, così sarà anche il futuro del Figlio dell’uomo. Poiché ovunque c’è un cadavere si radunano gli avvoltoi. (Cap. 61, 8-9)

approfondisco la parola

Sappiate che Io verrò ai Miei nello Spirito, ma non più nell’involucro di carne.

Se uno dice che il Cristo si trova qua o là ricordatevi: Io ve l’ho predetto. Io non ritornerò più nella carne. Assunsi la carne per voi in Gesù e l’ho superata per voi, in modo che anche voi possiate superarla attraverso di Me, il Cristo, ed otteniate la risurrezione e la rinascita spirituale, giungendo così all’unione con Dio, vostro e Mio Padre.

Se realizzerete le eterne Leggi imparerete a discernere; infatti non ci saranno solo falsi profeti. Proprio in questa grande svolta dei tempi ci sono molti uomini e donne retti, uomini che Io vi ho inviato, che si sforzano sinceramente ed onestamente di portarvi le Leggi di Dio e che fondano il Regno della Pace nel mezzo delle tribolazioni e della fine del mondo. Sono coloro che adempiono il Vangelo dell’amore e che portano in tal modo il Regno di Dio su questa terra.

Dai loro frutti li riconoscerete.

10. Subito dopo le sofferenze di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna perderà la sua luce e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. (Cap. 61, 10)

approfondisco la parola

Nel corso di potenti sconvolgimenti in tutto il sistema solare, i pianeti usciranno dalle loro orbite e si raggrupperanno, in un primo tempo, in una traiettoria diversa attorno all’attuale sole. Anche la luna avrà un’altra collocazione ed assumerà un rapporto di gravitazione diverso nei confronti della terra. In tal modo sulla terra cambieranno il ritmo del giorno e della notte, le stagioni e le maree. Nel corso di questi eventi avverrà un’eclissi temporanea del sole.

“Le stelle cadranno dal cielo” significa: potenti meteoriti cadranno sulla terra. Anche a causa di questo, il pianeta terrestre si trasformerà in modo corrispondente. I mari andranno a cercarsi altri bacini.

Le alte montagne scompariranno; sorgeranno nuove alture e valli. La terra assumerà, nel suo insieme, una conformazione più dolce.

Riconoscete: Io rinnovo ogni cosa.

 

11. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutti i popoli sulla terra si rattristeranno e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i Suoi angeli a gran voce come una tromba ed essi raduneranno tutti i Suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del cielo. (Cap. 61, 11)

 

approfondisco la parola

Il segno del Figlio dell’uomo è la luce del Cristo, che Io Sono. Vengo nello Spirito dai Miei che Mi servono in veste terrena e che popolano il Regno di Dio, di cui Io Sono il Sovrano.

Riconoscete: Io non vengo da un giorno all’altro, dall’oggi al domani. Tutti i grandi eventi vengono preceduti dalla loro luce o dalle loro ombre. Io Sono la luce del mondo. La Mia venuta nello Spirito è il più grande evento per la terra e per gli uomini. Io, il Cristo, Mi sono già messo in cammino, poiché la Mia luce opera già sulla terra e nell’atmosfera, dato che i profeti di Dio e uomini e donne fedeli Mi preparano sempre più le vie.

I profeti di Dio nel Vecchio Testamento e tutti i profeti di Dio e uomini e donne illuminati, nei trascorsi duemila anni hanno ammonito in continuazione l’umanità per ciò che ha seminato, esortandola a cambiare. Attraverso molte sfaccettature dell’eterna verità, all’umanità è stata rivelata la sua semina satanica, nonché che cosa sarebbe avvenuto nei tempi futuri se non fosse cambiata e se non avesse adempiuto le Leggi di Dio. Si parlò e si parla ad intervalli sempre più brevi dell’imminente fine dei tempi. La massa degli uomini continua però a vivere e vive tuttora nel peccato, continua a ballare e balla tuttora attorno al vitello d’oro: attorno al proprio ego che aspira al “mio”, a “me” e alle comodità. Gli ammonimenti si compiono. L’umanità si trova nella cosiddetta fine dei tempi.

Riconoscete: con la parola “fine dei tempi” non è intesa la fine della materia, la fine del pianeta terrestre, bensì la fine di ciò che è contro Dio: il materialismo volge alla fine.

Man mano che il Regno della Pace sorge, passo a passo, sulla terra, anche grandi parti della materia si affinano, poiché sta scritto: Io rinnovo ogni cosa. Sorgeranno un nuovo cielo ed una nuova terra e gli uomini cresceranno in una Nuova Epoca, l’epoca di luce. Su questa via evolutiva, verso forme più luminose e fini, tutto si spiritualizzerà sempre più, fino a giungere alla sostanza luminosa, alla materia più fine. Infatti, gli uomini della Nuova Epoca intensificheranno la luce nella terra e sulla terra e, con la loro vita spirituale, continueranno ad elevare la vibrazione della terra e di tutto il sistema solare. Quando poi sarà sorto il Regno della Pace sulla materia più fine, sulla terra di sostanza luminosa risplenderà anche un nuovo sole.

Riconoscete: al termine del Regno della Pace, il satanico, il demone, potrà misurarsi ancora una volta con Me, il Cristo, dato che cercherà anche allora di riconquistare la terra. Dovrà tuttavia riconoscere che il “sia fatto” di Dio è in pieno corso e che avrà esaurito totalmente il tempo, il periodo di grazia, concessogli ancora una volta da Dio, nostro Padre.

Dopo quest’evento che abbraccerà tutta la terra, tutti i pianeti fortemente raddensati esploderanno, uno dopo l’altro, e le sostanze spirituali pure che si trovano nei pianeti materiali fuoriusciranno dai loro involucri, come l’anima lascia il corpo dell’uomo quando è deceduto. Le parti dei pianeti materiali abbandonate si dissolveranno poi sempre più. Poco alla volta, tutta la sostanza grossolana diverrà fine, dato che Dio è energia pura di sostanza sottile. Dio è Spirito, forza, amore e sapienza.

La Sapienza divina si è assunta il grande compito di portare, per prima, la Mia luce della pace e dell’unità a tutti i popoli di questa terra e quindi a tutti gli uomini di buona volontà. Attraverso di lei la Mia luce si irradia in innumerevoli sfaccettature della vita: è la Mia parola che è e sarà manifesta attraverso la bocca della Mia profetessa che è, allo stesso tempo, messaggera di Dio, ed attraverso molti uomini e donne retti. La Mia luce porta agli uomini anche la Via Interiore verso il cuore di Dio. Essa annuncia anche il Regno della Pace e fa sì che i figli e le figlie di Dio che fanno parte del mandato di redenzione – e in prima linea la stirpe di Davide ed anche gli uomini provenienti da altre stirpi – diffondano l’Opera di Redenzione e fondino ed edifichino il Regno della Pace.

Io mi avvicino sempre più ai Miei. Man mano che procedono sulla Via Interiore e che edificano sempre più il Regno della Pace, di generazione in generazione, Io Sono sempre più vicino a loro, Sono con loro in modo sempre più diretto. Dato che la Sapienza divina ha già compiuto molte cose sulla terra secondo la Mia volontà, la Mia luce si irradia già ora in questo mondo ed annuncia la Mia venuta.

Riconoscete: gli angeli dei cieli e altri fedeli in veste terrena annunciano già ora [1989], a gran voce, il Sovrano del Regno della Pace e il Regno della Pace stesso. Già ora molti uomini e donne si radunano dai quattro venti per vivere insieme e per prepararsi al più grande evento che avverrà nell’atmosfera e sulla terra: la Mia venuta. Quando le trombe risuoneranno dai cieli, quando i cherubini delle quattro essenze Mi annunceranno dallo Spirito di Dio, Io apparirò in tutta la potenza e la gloria ed assumerò la sovranità. E gli uomini saranno un unico gregge ed Io sarò il loro Pastore, il Cristo.

Prima che ciò avvenga, ci saranno tuttavia grandi pene su tutta la terra e tutti coloro che non porteranno il segno sulla fronte verranno spazzati via. Proseguiranno poi la loro via come anime.

Riconoscete: la luce del Cristo è la luce della Nuova Epoca. Io annuncio la Mia venuta, irradiando la Mia luce che Mi precede.

12. Dal fico apprendete una parabola: quando i suoi rami divengono teneri e pieni di linfa e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che questi eventi stanno alle porte. In verità, vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada. Il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno.

13. Quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno lo sa, neanche gli angeli in cielo, ma solo il Padre universale. Come fu ai giorni di Noè, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

14. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio, mangiavano, bevevano, si possedevano e si facevano possedere, fino a quando Noè entrò nell’arca. E non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti; così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. (Cap. 61, 12-14)

 

approfondisco la parola

Chi osserva gli eventi e gli avvenimenti su questa terra e sente parlare della sorte degli uomini in tutto il mondo, riconosce che i processi della fine del mondo sono preceduti dalle loro ombre, come segni premonitori, e che l’umanità si trova nel mezzo del dissolvimento del vecchio mondo peccaminoso. Chi è desto riconoscerà anche che l’uomo peccaminoso non potrà far fronte ai grandi sconvolgimenti.

Riconoscete: questi sconvolgimenti sono gli effetti di cause altrettanto potenti, a seguito delle quali la legge di semina e raccolta ripulisce la terra dal peccato. Gli uomini che sono immersi nel peccato non avranno più posto sulla terra, dato che la Nuova Epoca, l’epoca del Cristo, sorge dalle macerie e apporterà il nuovo cielo e la nuova terra.

Chi si trova nell’ombra perirà a causa del gelo del suo ego, dei suoi infimi sensi ed istinti.

 

15. Allora due saranno sul campo; uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno al mulino, una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete l’ora in cui il vostro Signore verrà.

16. Questo sappiate comunque: se l’amministratore della casa sapesse in quale ora viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò, anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che voi non pensate.

17. Qual è dunque il servo fidato e saggio che il signore ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così. In verità, vi dico: gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni.

18. Ma se il servo malvagio dicesse in cuor suo: il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare con gli ingordi e a bere con gli ubriaconi,

19. il padrone di questo servo arriverà in un giorno che il servo non si aspetta e ad un’ora che non sa. E gli darà la sua ricompensa insieme agli ipocriti nelle tenebre esteriori, ai crudeli e a coloro che non hanno amore e compassione: e là sarà pianto e stridore di denti. (Cap. 61, 15-19)

 

approfondisco la parola

Vegliate e pregate! Rimanete in Me e sappiate che Io Sono in voi e con voi. Infatti, chi veglia e resta in attesa del Signore non si lascerà sfuggire l’ora in cui Io verrò e sperimenterà le tribolazioni e le crudeltà solo da lontano, perché non si è lasciato inebriare e trascinare dal mondo.

Restate attivi nel Mio Spirito e perseverate – Io vengo!

 

parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi parola di dio il segno dei tempi 

Dottrina Cattolica

Dottrina Cattolica

DOTTRINA CATTOLICA

DOTTRINA CATTOLICA

Dottrina Cattolica –

I due comandamenti di carità

1. Amerai il Signore tuo Dio, 
con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima
e con tutta la tua mente.
2. Amerai il prossimo tuo
come te stesso.

La regola d’oro (Mt 7,12)

Tutto quanto volete che gli uomini
facciano a voi,
anche voi fatelo a loro.

Le Beatitudini (Mt 5,3-12)

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli. 
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame
e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia. 
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati

per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli. 
Beati voi quando vi insulteranno,
vi perseguiteranno e, mentendo, 
diranno ogni sorta di male
contro di voi, per causa mia. 
Rallegratevi ed esultate, perché grande 
è la vostra ricompensa nei cieli.

I cinque precetti della Chiesa

1. Partecipare alla Messa la domenica
e le altre feste comandate e rimanere 
liberi da lavori e da attività che 
potrebbero impedire la santificazione 
di tali giorni.
2. Confessare i propri peccati almeno
una volta all’anno.
3. Ricevere il sacramento dell’Eucaristia 
almeno a Pasqua.
4. Astenersi dal mangiare carne e osservare 
il digiuno nei giorni stabiliti
dalla Chiesa.
5. Sovvenire alle necessità materiali
della Chiesa stessa, secondo le 
proprie possibilità.

Le sette opere
di misericordia corporale

1. Dar da mangiare agli affamati. 
2. Dar da bere agli assetati.
3. Vestire gli ignudi.

4. Alloggiare i pellegrini
5. Visitare gli infermi.
6. Visitare i carcerati.
7. Seppellire i morti.

Le tre virtù teologali

1. Fede
2. Speranza
3. Carità.

Le quattro virtù cardinali

1. Prudenza
2. Giustizia
3. Fortezza
4. Temperanza.

I sette doni dello Spirito Santo

1. Sapienza 
2. Intelletto
3. Consiglio
4. Fortezza
5. Scienza
6. Pietà
7. Timor di Dio.

I dodici frutti dello Spirito Santo

1. Amore
2. Gioia
3. Pace

4. Pazienza
5. Longanimità 
6. Bontà
7. Benevolenza 
8. Mitezza
9. Fedeltà
10. Modestia 
11. Continenza 
12. Castità.

Le sette opere
di misericordia spirituale

1. Consigliare i dubbiosi.
2. Insegnare agli ignoranti.
3. Ammonire i peccatori.
4. Consolare gli afflitti.
5. Perdonare le offese.
6. Sopportare pazientemente le persone
moleste.
7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

I sette vizi capitali

1. Superbia
2. Avarizia 
3. Lussuria 
4. Ira
5. Gola 
6. Invidia 
7. Accidia.

I quattro novissimi

1. Morte
2. Giudizio 
3. Inferno 
4. Paradiso.

dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica  dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica dottrina cattolica 

Soldato Longino

Soldato Longino

soldato longino

soldato longino

 

Soldato Longino – Cassio Longino, in latino Longinus (Lanciano, … – MantovaI secolo), è, secondo una tradizione cristiana, il nome del soldato romano che trafisse con la propria lancia il costato di Gesù crocifisso, per accertare che fosse morto, come riporta il vangelo di Giovanni:

« … ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. »   (Giovanni 19,34)

Nei vangeli canonici non è presente il nome del soldato, il nome “Longinus” deriva da una versione degli Atti di Pilatoapocrifi. Longino è venerato come martire dallaChiesa ortodossa e come santo dalla Chiesa cattolica.

Nei vangeli canonici non è presente il nome del soldato, il nome “Longinus” deriva da una versione degli Atti di Pilato, apocrifi. Longino è venerato come martire dalla Chiesa ortodossa e come santo dalla Chiesa cattolica.

Fonti su Longino

Longino è un nome fittizio che deriva dal greco λόγχη (“lònhi”), lancia. Nessuno dei Vangeli canonici nomina la figura di Longino, ma Luca, Matteo e Giovanni parlano di un soldato che, prima che il corpo di Cristo fosse concesso a Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo per la sepoltura, per assicurarsi che Gesù fosse morto gli colpì il fianco con la lancia, da cui “uscì sangue e acqua” (Io 19,34 e altri). Secondo una tradizione orientale e greca, passata poi anche in occidente, si trattava di un soldato cieco o comunque afflitto da un grave disturbo agli occhi, che sarebbe guarito al contatto col sangue sprizzato[1].

Secondo gli Acta Pilati Longino era inoltre il centurione al comando del picchetto di soldati posti a guardia del sepolcro di Cristo, che avevano anche assistito alla sua morte. In occidente la sua figura si fuse poi con quella del centurione, citato da Matteo, che riconobbe la natura divina di Gesù, esclamando “vere iste Filius Dei erat”, “veramente costui era Figlio di Dio” (Mt 27, 54)[1]. Nella lettera apocrifa di Pilato a Erode, Gesù risorto si rivolge alla guardia del sepolcro Longino chiedendogli: “Non sei stato tu che hai fatto la guardia durante la mia passione e al mio sepolcro?”[2]

Queata fusione è poi attestata, in maniera limpida, nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze, scritta nel 1273, che alla base dell’agiografia corrente[1].

Gli sviluppi della polemica antigiudaica avviata da Giovanni, tesa ad assegnare agli Ebrei tutta la responsabilità della morte di Cristo, fece sì che anche le figure dei soldati romani che molestarono Cristo sulla Croce, cioè Longino e “Stefaton” (come viene chiamato secondo una tradizione medievale colui che offrì la spugna imbevuta di aceto) diventassero ebrei, come se ne trova traccia in alcune rappresentazioni iconografiche[1]. Matteo dopotutto (27, 65-66) scrisse che la guardia lasciata a sorvegliare il sepolcro di Cristo era dei sacerdoti del Tempio, quindi ebrea[1].

Agiografia

Nato nel villaggio di Sardial in Cappadocia o, seocndo una tradizione medievale italiana presso la città di Anxanum (oggi Lanciano), dove sarebbe tornato in vecchiaia, militò nella Legione Fretense, di stanza in Siria e nella Palestina attorno all’anno 30. Secondo la tradizione fu il centurione romano che al momento della morte di Gesù gridò: ”Costui era veramente il figlio di Dio”[3], e che successivamente, quando il corpo di Gesù doveva essere deposto dalla croce perché stava per iniziare il sabato, giorno di festa per gli ebrei, in cui non si potevano lasciare i cadaveri dei condannati a morte esposti per evitare di spezzargli le ossa delle gambe, come prescriveva la legge, per un atto di pietà, preferì colpirgli il costato con la lancia, dal quale sgorgò sangue e acqua.[4] Una tradizione medievale racconta che Longino era malato agli occhi, ma il sangue di Gesù, schizzato su di essi, lo guarì. Potrebbe essere una leggenda popolare nata per dire che la vista del sangue di Cristo, mentre era ai piedi della croce, gli aprì gli occhi alla fede cristiana.

Comandò poi i soldati messi di guardia al sepolcro di Gesù, e dopo la sua Resurrezione, andò assieme alle altre guardie dai sommi sacerdoti a riferire l’accaduto. Questi tentarono di corromperli con doni e promesse affinché testimoniassero falsamente che i soldati di guardia al sepolcro si erano addormentati, permettendo che i seguaci di Gesù ne trafugassero il corpo, per poi dire che era risorto[5]. Mentre gli altri soldati si lasciarono corrompere, Longino rifiutò di dire il falso, anzi contribuì a diffondere a Gerusalemme il resoconto della Resurrezione di Cristo. Per questo motivo cadde in disgrazia agli occhi dei maggiorenti della città, che decisero di farlo uccidere, il centurione però avendo scoperto questo disegno, lasciò l’esercito romano assieme a due commilitoni e si rifugiò in Cappadocia.

Anche lì diffuse la notizia della Resurrezione, convertendo al cristianesimo molte persone. La cosa fu notata dalle comunità israelitiche presenti nella regione, che la riferirono subito ai sacerdoti di Gerusalemme, che intervennero presso Pilato chiedendo la condanna a morte di Longino per tradimento. Pilato acconsentì e inviò in Cappadocia due fidati soldati della sua guardia con l’ordine di catturare lui e i suoi due compagni, decapitarli e riportargli indietro le loro teste. Appena giunti questi incontrarono Longino, ma non lo riconobbero, anzi gli chiesero dove potessero rintracciarlo. Il centurione si offrì di aiutarli e li ospitò in casa sua per tre giorni. Quando giunse il momento di accomiatarsi, i due soldati gli chiesero come potevano sdebitarsi dell’ospitalità, egli allora si rivelò dicendo: Sono Longino, che state cercando, sono pronto a morire e il più grande regalo che possiate farmi è di eseguire gli ordini di chi vi ha mandato. I due non volevano credere alle sue parole, ma poi dietro le sue insistenze e per paura della punizione di Pilato, si decisero a eseguire la sentenza su di lui e sui suoi due compagni. Longino raccomandò loro dove dovevano seppellire il suo corpo, si fece portare da un servo una veste bianca, la indossò e si lasciò decapitare.

Le due guardie riportarono a Gerusalemme le teste dei tre condannati, che Pilato fece esporre alle porte della città e poi fece gettare in una discarica. Dopo qualche tempo, una povera donna cieca della Cappadocia, rimasta vedova, si mise in viaggio per Gerusalemme guidata dal figlioletto, per chiedere la grazia di essere guarita, appena giunse nella città il figlio morì lasciandola sola e senza guida. Le apparve in sogno Longino, incoraggiandola e promettendole che avrebbe pregato per la sua guarigione, le chiese poi di aiutarlo a dare degna sepoltura alla sua testa e le indicò il luogo dove doveva andare a cercarla. La cieca allora, facendosi accompagnare, ritrovò la testa di Longino nella discarica, sotto un mucchio di pietre, appena la toccò riacquistò la vista. [6]. Dopo le riapparve in sogno il santo che la rassicurò, facendole vedere che il figlio era già in paradiso. La pregò poi di riporre la sua testa nella stessa bara del figlio e di seppellirla a Sardial nel suo villaggio natale.

Un’altra tradizione racconta che divenne cristiano, e portò con sé in Italia il sangue raccolto dalla ferita di Gesù in un’ampolla, osservandolo il sangue si liquefaceva (questo particolare sarebbe simile al miracolo del sangue di San Gennaro). Longino sarebbe poi stato martirizzato nei pressi di Mantova[7] [8]

Culto

La statua del santo in Vaticano

Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 15 marzo, quello orientale il 16 ottobre.

Secondo la tradizione di Mantova, dopo il martirio avvenuto nei pressi della città, fu seppellito nel sito dove poi sorse la basilica di Sant’Andrea. Nella cripta della stessa basilica, si conservano tuttora la reliquia della fiala del “preziosissimo sangue di Cristo“, che sarebbe il sangue raccolto da Longino, e la reliquia della spugna usata per dare da bere l’aceto a Gesù.
La tradizione vuole che per tutelare le preziose reliquie, Longino seppellì la cassettina contenente il sacro sangue in un luogo segreto nei pressi dell’Ospedale dei Pellegrini. Martirizzato il 2 dicembre dell’anno 37 venne sepolto nella contrada mantovana chiamataCappadocia. Per secoli si persero le tracce della reliquia del Preziosissimo Sangue, fino all’anno 804, quando Sant’Andrea, apparso ad un fedele, indicò con precisione il luogo dove si trovava interrata la cassetta portata da Longino. Nello stesso sito si trovarono le ossa del martire conservate ora nella basilica di Sant’Andrea.
La santificazione del vecchio soldato avvenne il giorno 2 dicembre 1340 sotto il papato diInnocenzo VI.

Nelle raffigurazioni artistiche Longino viene rappresentato:

  • Ai piedi della croce, in armatura da legionario romano, con l’elmo e il gladio al fianco, mentre con la sinistra si ripara gli occhi e con la destra colpisce con la lancia il costato di Gesù.
  • Inginocchiato, con la testa su di un ceppo, pronto per essere decapitato e con gli occhi cavati (perché prima della decollazione avrebbe avuto gli occhi cavati).
  • Con l’armatura mentre uccide con la lancia un drago.
  • Vestito da legionario, con in mano un’ampolla contenente il sangue di Cristo.

Una statua di san Longino è presente nella basilica di San Pietro in Vaticano, scolpita da Gian Lorenzo Bernini.

La lancia di Longino

Nel medioevo, ebbe anche grande diffusione un’altra reliquia del santo, la sua lancia. In verità, numerose furono le reliquie identificate con la lancia di Longino.

Gli imperatori del Sacro Romano Impero, ad esempio, da Ottone I in poi, avevano fra le proprie insegne la cosiddetta Sacra Lancia (oLancia del Destino), e presto arrivarono ad identificarla con quella. Nella punta di questa Lancia sacra fu incorporato un chiodo di ferro che sarebbe uno di quelli usati per crocifiggere Gesù. Ancora oggi essa è custodita a Vienna.

Un’altra reliquia della punta della lancia di Longino raccolta dal re di Francia san Luigi fu conservata con altre reliquie attribuite a Gesù, come la corona di spine ed un frammento della Vera Croce, nella Sainte-Chapelle di Parigi fino alla Rivoluzione francese, quando furono disperse dai rivoluzionari.

Tratto da WikipediA

soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  soldato longino  

Gesù mi parla

Gesù mi parla

Gesù mi parla

Gesù mi parla

Gesù mi parla – Penso a un mese e mezzo fa, quando la parola del Signore la sentivo viva e forte dentro di me, che stupido sono stato a non prendere nota di quelle splendide parole. Come posso spiegarmi… a ecco, hai presente quando vedi il film di Gesù, dove la gente accorre per sentire la Sua parola, e quando sono li che ascoltano sono come imbambolati da quello che dice; questo perché, perchè quello che dice Gesù è troppo vero, è talmente vero quello che dice al punto da essere reale e da poterlo toccare, le sue parole toccano il cuore di tutti coloro che sono li ad ascoltarlo. Ecco proprio come accadeva a quei fortunati che hanno avuto la Grazia di vedere il Cristo sulla terra, è accaduto a me quando questa voce mi parlava, mi sorprendevo in lacrime a fissare il cielo, immobile e quasi tremante, perché quella voce mi stupiva, era impossibile che quelle parole venissero da me, io non ne capivo nemmeno il senso. Ma comunque erano dei momenti intensi e tenerissimi. Poi nei momenti invece di “lucidità terrestre” dico io, che sarebbe poi, la cruda realtà che ci viene messa davanti dal principe di questo mondo, la realtà del quotidiano e la falsità nel far credere di vivere solo per il presente a discapito di ogni morale cristiana. Ecco in quei momenti, mi domandavo: ma sarà che sto impazzendo? Che è sta voce che sento? e soprattutto, chi è che mi parla? Ebbene avevo il dubbio che stessi impazzendo, sapete si sente di gente che, poveretta soffre del disturbo della doppia personalità, e mi domandavo se non fosse questo il caso. Ebbene, questo mistero mi viene presto svelato, in una maniera piuttosto singolare. Una bella Domenica, che ricordo, è giorno del Signore, e quindi si va in Chiesa per la messa, ci si riposa e si vive in tranquillità e pace con la propria famiglia, ecco in una di queste Domeniche, io mia moglie e i miei due ragazzi, andiamo a messa alla funzione delle 11:00, e entriamo in una panca a sedere in questo ordine, prima mia moglie, poi mio figlio F. (6 anni) al suo fianco mio figlio C. (13 anni) e affianco a C. io. Durante la funzione ascolto con tanto amore le parole dalla liturgia che i miei occhi si imperlano di lacrime, e come al solito mi trattengo volgendo lo sguardo verso l’alto, per fare in modo di non farle scivolare via lungo il viso, e proprio in quel momento mentre dal pulpito si legge il Vangelo, e il popolo è in piedi ad ascoltare la parola, sento quella voce dentro di me che mi dice queste parole… “Io sono il figlio dell’uomo”… e poi basta. O Signore, mi viene la pelle d’oca anche adesso che scrivo. A quel punto resto come paralizzato, e penso tra me, chi è che si dichiarava il figlio dell’uomo? ma… non era Gesù? no è impossibile, non può essere. E mentre mille pensieri mi si aggrovigliano nella mente, la parola è stata letta, tutti si siedono e il parroco comincia il suo sermone. Tornando in me, mi rendo conto che tutti sono seduti e presto mi siedo anch’io. Ed è in quell’istante che il piccolo F. si alza in piedi, sale coi piedi sull’inginocchiatoio e lascia la madre per venire dalla mia parte, passa sempre sull’inginocchiatoio davanti al fratello C. , poi passa davanti a me, e si mette a sedere alla mia destra, e io penso che probabilmente abbia voglia di stare vicino a me, e fin quì tutto normale, quando appena seduto al mio fianco, F. , si piega in avanti e mette la testolina sulla mia coscia destra. E io penso… avrà voglia di dormire. Ma mentre abbassa il capo sulla mia gamba, vedo che una lacrima gli solca il lato sinistro del viso, al che, prontamente avvicino la mia bocca al suo orecchio destro e gli dico: F. , perchè piangi? e lui: Perchè li, vicino a quel signore (Il Sacerdote) c’è Gesù. Un brivido mi ha attraversato tutta la schiena. Vicino al prete che parlava c’era Gesù e F.  l’aveva visto. E in questo modo, dalla bocca di un fanciullo, anima innocente, il Signore mi ha fatto capire che si, è proprio Lui che mi parla, …”il figlio dell’uomo”…il Cristo, il figlio del Dio Vivente. Da un po di tempo però, il Parlare di Gesù si è fatto più raro, allora ho pensato di dover scrivere quello che mi diceva non appena me lo avesse detto, visto anche il fatto che tante volte non riesco a capirne il significato e/o dopo poco tempo dimentico le Sue parole. Quindi ora voglio raccontare gli ultimi avvenimenti.

17/09/2013, Ero affacciato alla finestra della mia camera da letto e pensavo: Quanto amore aveva San Francesco per il Signore, a tal punto da lasciare tutto indossare un sacco e seguirLo. E prima che potessi pensare che Francesco ha avuto più amore di me nel seguire Dio, il Signore mi ha incalzato e ha detto: “quello di Francesco l’ho voluto Io. Come quello tuo. Solo in modi diversi. Ma sono Io che l’ho voluto. Rilassati, e goditi il viaggio”… ti amo mio Signore.

27/09/2013, Mentre pensavo che il Signore era un po di tempo che non lo sentivo più, ho cominciato a dire: un giorno il Signore si mostrerà di nuovo, questa prova serve per vedere se anche senza del Signore, rimani centrato in Cristo Gesù. E il giorno che il Signore si mostrerà di nuovo, quel giorno sarà grande festa in cielo e festa sulla terra perchè nel cenacolo scenderà lo Spirito Santo e io sarò eletto discepolo del Signore. Dopo queste parole ho realizzato che non venivano da me simili cose, anche perchè mi sono sorpreso in lacrime, e allora ho capito che il Signore mi parlava, e che pensavo fossi io a parlare perchè a un certo punto parlava in prima persona, ma non ero io.Ho realizzato che il Signore parlava riferendosi a me, come a se stesso. Questo per farmi capire che io sono in Lui, e che Lui è pienamente in me. Lode e Gloria al Signore, per sempre… (commento: oggi che scrivo questo post, e che rileggo questo che mi è accaduto quel 27 settembre 2013, il mio cuore si è illuminato, ed ho capito quello che mi voleva dire il Signore, oggi e solo oggi, che sto vivendo un periodo buio, dove il Signore praticamente non mi parla più e sono immerso nelle tenebre avvolto dal terrore e dalla paura di essere solo e senza nessuno. In questo buio sento che c’è il demonio che mi affligge, strani pensieri mi opprimono, come quello della tentazione della carne, o l’istinto al suicidio, e questo strano senso di solitudine come se Dio stesso non si curasse più di me. Oggi che scrivo, mi sento solo più che mai, anche se so che Gesù è quì vicino a me, mi sento ugualmente e incredibilmente solo. Ma tutto questo non mi toglie la speranza, e in questa speranza, anche se sento freddezza nella mia vita e non calore d’amore come dovrebbe essere, io, T. B. , prego lo stesso. Gesù, confido in Te).

09/10/2013, O quanto tempo che non sento il mio Signore…

01/11/2013, In chiesa durante la messa, S….a una mia cara amica era accanto a me, il Signore finalmente è tornato a parlarmi, anche se solo brevemente. Mi ha detto: “andrà tutto bene”… Sia Lode e Gloria al mio Signore. Amen

ed ora al 09/11/2013 vivo questa mia prova, il Signore non si fa sentire e sono triste. Ma, il Signore è il mio pastore, anche dovessi camminare nella valle della morte, non temerei alcun male, perchè Tu, o Signore, anche se non ti sento, anche se non mi parli più, Tu sei con me…

gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  gesù mi parla  

Il diavolo cerca la guerra interna in Vaticano

Il diavolo cerca la guerra interna in Vaticano

LE PAROLE DEL PAPA MENTRE CELEBRA LA FESTA DI SAN MICHELE CON LA GENDARMERIA: «DIFENDETECI ANCHE DALLE CHIACCHIERE»

 

Papa Francesco (Reuters)Papa Francesco (Reuters)


ROMA
 – In Vaticano, «il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale. È una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo: si fa con la lingua». Lo ha denunciato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata sabato mattina nei Giardini Vaticani per il Corpo della Gendarmeria Pontificia in occasione della Festa del protettore, San Michele Arcangelo. «Chiediamo a San Michele – ha invocato il Papa – che ci aiuti in questa guerra: mai parlare male uno dell’altro, mai aprire le orecchie alle chiacchiere». Bergoglio ha anche esortato i gendarmi a intervenire se sentono «che qualcuno chiacchiera». «Bisogna fermarlo!», ha detto suggerendo ai militari le parole da usare: «Qui non si può: gira la porta di Sant’Anna, va fuori e chiacchiera là! Qui non si può!». 

«BASTA CHIACCHIERE» – Per Papa Francesco, infatti, le «chiacchiere» debbono diventare una «lingua vietata» in Vaticano, perché «è una lingua che genera il male». L’idea del Pontefice è in sostanza che «nella rocca del Vaticano», il male abbia un passaggio attraverso il quale s’insinua per spargere il suo veleno: è la «chiacchiera», quella che porta l’uno a parlare male dell’altro e distrugge l’unità. E dal contagio di questa «zizzania» nessuno è immune. «Davanti agli uomini della Gendarmeria Vaticana – commenta la Radio Vaticana – che lo guardano schierati, Papa Francesco si sottrae da una riflessione giusta ma forse scontata sul ruolo del gendarme difensore della sicurezza del Vaticano, per mettere nel mirino un altro avversario molto più subdolo della delinquenza comune e contro il quale è fondamentale ingaggiare la lotta». «Vi chiedo – ha detto Papa Bergoglio ai 100 militari agli ordini del generale Domenico Giani – non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano», peraltro «un lavoro necessario e importante», ma di difendere «come il vostro patrono San Michele le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione entra esattamente come altrove», con una specificità negativa, che ha soggiunto Francesco, «dico così per tutti, anche per me, per tutti» perché «è una tentazione che al diavolo piace tanto: quella contro l’unità, quando le insidie vanno proprio contro l’unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano». (fonte Agi)