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Chiusura centenario Pontificio Seminario Regionale - Molfetta |
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Avvisi
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Scritto da Antonio Bruno
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Mercoledì 04 Novembre 2009 15:46 |
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MERCOLEDI 04 NOVEMBRE - Memoria di s. Carlo Borromeo, Patrono dei seminari
Ore 18.00 : Secondi Vespri
Ore 19.00 : S.E. Mons. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi presenterà il volume "Preti, dono di Cristo all'umanità" , Ed. Ancora, a cura di d.Carlo dell'Osso (Direttore ITRA) e d.Luigi Renna (Rettore), dedicato al compianto rettore mons. Antonio Ladisa. Interverranno S.E.Mons. Francesco Cacucci, Gran cancelliere della Facoltà e Vescovo di Bari-Bitonto e Mons. Salvatore Palese, Preside della Facoltà.
GIOVEDI 05 NOVEMBRE - Chiusura del Centenario
Ore 10.00 : Prolusione accademica di S.E. Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, sul tema "Lo studio della teologia nella formazione dei futuri presbiteri".
Ore 15.30 : Santa messa di ringraziamento presieduta dal Cardinal Scola.
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Avvisi
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Scritto da don Massimo Cala
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Domenica 01 Novembre 2009 15:37 |
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 Comunità parrocchiali di Galatone
Maria SS. Assunta - S.Cuore di Gesù - S. Francesco d’Assisi - S.S. Cosma e Damiano
Proclamare e celebrare la morte e la risurrezione del suo Signore è per la Chiesa evento centrale della sua fede e della sua missione. In Cristo Gesù, Crocifisso e Risorto, la morte illumina la vita e ne rivela il senso. Sicchè accettare che il nostro giorno finisca e che sia notte, vorrà dire prepararsi come a un giorno nuovo e a un’alba nuova, dopo che essi hanno avuto il consolante anticipo nella vita di Gesù Signore, primizia dell’umanità redenta. E se Cristo è davvero morto e risorto non può essere buio sulla terra! Questo è l’annuncio che risuona e pervade l’intera celebrazione esequiale, il fondamento della nostra fede, della novità cristiana e della speranza. Nella morte e nella sepoltura dei fedeli, la comunità credente infatti celebra la morte e la risurrezione del suo Signore ed esprime la sua futura, incrollabile speranza nel ritorno di Cristo e nella risurrezione della carne. (CEI, Proclamiamo la tua risurrezione. Sussidio pastorale per le esequie, p. 5)
La consapevolezza di dover tener presente alcune concrete situazioni pastorali ha portato noi parroci di Galatone a riconsiderare alcuni usi della Comunità locale, sempre alla luce della fede, del vero bene dei fedeli e della disciplina della Chiesa.
Un primo appello vogliamo rivolgere a tutti i fedeli che assistono i propri cari ammalati o in età molto avanzata perché, superando ogni remora e timore, avvertano l’importanza di unire alle cure materiali anche il grande conforto che deriva dalla fede. Richiedano e favoriscano quindi la visita del sacerdote e la ricezione dei sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e, quando ricorrono le condizioni, dell’Unzione degli Infermi. In questo modo la sofferenza e la preparazione alla morte saranno rischiarate e sostenute dalla grazia e tutta la famiglia potrà fare l’esperienza della forza derivante dalla preghiera.
Alla morte di un fedele, i parroci apprezzano l’operato delle agenzie funebri che sollecitamente li informano e concordano con essi e con i familiari del defunto l’orario e le modalità delle esequie. È estremamente importante che questo avvenga sempre. Pronti a venire incontro a legittime e ragionevoli richieste da parte dei familiari in lutto, i parroci devono però conoscerle per tempo per potersi organizzare.
Circa il luogo della celebrazione delle esequie, il Codice di Diritto Canonico, al can. 1177 §§ 1.3, stabilisce che si tengano nella chiesa della parrocchia in cui è avvenuto il decesso. Lo stesso canone tuttavia (§2) dà la possibilità ai familiari, o a quanti spetta provvedere alle esequie, di scegliere un’altra chiesa, con il consenso del rettore di questa e avvisato il parroco. Al fine però di evitare confusioni e per ribadire l’importanza dell’appartenenza alla propria comunità parrocchiale, si concede la possibilità di proporre per le esequie una chiesa diversa da quella della propria parrocchia alla duplice condizione che:
- si tratti di un’altra chiesa parrocchiale (e quindi non in una rettoria o chiesa confraternale)
- il defunto abbia intrattenuto con la parrocchia proposta rapporti di autentica collaborazione, per esserne stato operatore pastorale o benefattore.
Nel caso di richiesta di far stazionare la salma in chiesa in attesa delle esequie, si conferma la
prassi finora seguita e cioè: si concede tale possibilità a condizione che la chiesa non sia impedita da particolari celebrazioni (Messa domenicale, Quarantore, Matrimoni o altro). In tal caso si concorderà con i familiari un’altra chiesa.
Anche nel caso in cui debba intercorrere la notte, ci si orienterà secondo la consuetudine finora osservata e cioè scegliendo una delle due chiese del centro storico: San Giovanni Battista o Sant’Antonio.
Nel corteo tra la casa del defunto e la chiesa, si abbia rispetto della norma civile che stabilisce il tragitto più breve. Tale norma evita particolarità e stravaganze e manifesta il massimo rispetto nei confronti dell’Eucaristia che si va a celebrare in chiesa.
È poi opportuno riconsiderare alcuni usi relativi all’addobbo floreale. I fiori che si portano in chiesa insieme alla salma o prima di essa, saranno lasciati alla chiesa come atto di omaggio alla casa di Dio. Se non si vogliono lasciare, non si portino in chiesa, poiché è di cattivo gusto e di poco rispetto depositarli per il solo tempo della celebrazione e successivamente rimuoverli.
La dislocazione dei fiori in chiesa deve poi tenere conto di quelle norme della liturgia che ogni buon fiorista deve conoscere. Si possono quindi adornare quei luoghi degni di essere adornati (mensa dell’altare, ambone, crocifisso, feretro) senza nasconderli, senza eccedere in quantità, senza ostacolare i movimenti del celebrante, dei ministri e dei fedeli e nel rispetto del tempo o del giorno liturgico che ricorre.
Eventuali interventi di saluto da parte di amici o di ringraziamento dei familiari, da concordare prima con il celebrante, si collocheranno dopo la Comunione e prima del commiato.
Per quanto riguarda la donazione dell’offerta alla parrocchia dopo le esequie, quantificata dall’attuale tariffario in cinquanta euro, le agenzie avranno l’accortezza di rinviare i familiari del defunto direttamente al parroco. Ciò faciliterà il rapporto pastorale con la famiglia, darà la libertà di considerare situazioni particolari, faciliterà la possibilità di concordare successive celebrazioni di suffragio (ottava, trigesimo, ecc).
Si invitano infine tutti i fedeli che partecipano alle esequie di un amico a ricordare che, alla luce della fede, gesti veramente graditi e benefici per chi se n’è andato e per chi è nel dolore saranno il silenzio e la preghiera, la partecipazione alla messa esequiale, il composto e rispettoso stringersi attorno ai familiari con sensi di vera condivisione del dolore.
Le presenti norme andranno in vigore a partire dal 29 novembre 2009, I domenica di Avvento.
Possano anche queste semplici norme ridestare in tutti la speranza che fiorisce dal sepolcro vuoto di Cristo e che la morte non è più distruzione della vita e ultima parola sull’uomo, ma che è dinanzi a noi e, sapientemente, ci interpella. (cfr. sussidio citato, p. 6).
Galatone, 2 novembre 2009
Commemorazione dei fedeli defunti
I Parroci di Galatone |
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Solennità di tutti i Santi |
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Scritto da Giorgio Ferrocino
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Domenica 01 Novembre 2009 12:30 |
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“La Chiesa è indefettibilmente santa: Cristo l’amata come sua sposa e ha dato se stessa per lei, al fine di santificarla; perciò tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità. La Chiesa predica il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati, propone ai fedeli i loro esempi che attraggono tutti al Padre per mezzo Cristo e implora per i loro meriti i benefici di Dio. Oggi in un’unica festa si celebrano, insieme ai santi canonizzati, tutti i giusti di ogni lingua, di ogni razza e di ogni nazione, i cui nomi sono scritti nel libro della vita. Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi anche a Roma, fin dal sec. IX”. (Messale Romano)
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Avvisi settimanali di domenica, 1 novembre 2009 |
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Avvisi
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Scritto da Giorgio Ferrocino
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Venerdì 30 Ottobre 2009 19:33 |
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· Domenica 1 novembre, solennità di Tutti i Santi
· Lunedì 2, commemorazione dei fedeli defunti
Indulgenza plenaria da mezzogiorno dell’1 a tutto il 2
8,20: lodi e s. Messa
15,00: Processione al Cimitero – 15,30 S. Messa
18,00: Vespri e s. Messa per i Defunti dell’anno
· Da martedì 3 a lunedì 9
18,00: Vespri e s. Messa per i Defunti
· Martedì 3 e mercoledì 4
19,00: Che cuore! Che Corpo! La gioia di essere Chiesa
Breve corso di metodologia per il catechisti
guidato da M. Grazia Federico
· Giovedì 5, Giornata sacerdotale
19,30: Adorazione Eucaristica
· Venerdì 6, Primo del mese
08,20: Lodi, S. Messa, Adorazione fino alle 12
17,00: Adorazione
18,00: Vespri e s. Messa
· Domenica 8, XXXII T. Ord.
...Siamo in onda!!!
Festa ACR del Ciao!
16,00: Catechesi Apostolato della Preghiera
Che farà il Signore con un asino intero? |
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Don Carlo Gnocchi: il Miracolo della Speranza |
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Scritto da Roberto Parmeggiani
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Martedì 27 Ottobre 2009 13:49 |
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Il 25 ottobre viene beatificato a Milano il "prete dei mutilatini". Cappellano degli alpini, fondatore di una grande opera di carità, seppe chinarsi sui sofferenti. Ascoltando il loro grido d’aiuto
«Meglio fare il chierichetto piuttosto che il Balilla». Milano, 1926, parrocchia di San Pietro in Sala. Armando Lazzaroni è un ragazzo dell’oratorio e a parlargli così è il nuovo coadiutore, don Carlo Gnocchi. Nato a San Colombano al Lambro (allora in provincia di Milano, oggi di Lodi) il 25 ottobre 1902, era stato ordinato sacerdote l’anno prima e, dopo un breve periodo a Cernusco sul Naviglio, era approdato in città. Armando gli dà retta, si fa addirittura prete. Chi, invece, finisce tra i Balilla è proprio don Gnocchi, che diventa cappellano dei giovani fascisti e poi della II Legione universitaria di Milano. Una contraddizione? No, il giovane sacerdote volle frequentare quegli ambienti militaristi per stare vicino ai suoi ragazzi e portare anche lì la parola di Dio. Per lo stesso motivo nel 1941 partì per il fronte albanese come cappellano militare degli alpini, nella divisione Julia: dal 1936 era direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga di Milano, tanti suoi studenti indossavano la divisa e lui li seguì. E dopo l’Albania, la Russia: nel gennaio 1943 don Gnocchi è tra gli alpini della Tridentina nella ritirata della Sacca del Don. Dolore, morte, disperazione. E una promessa ai soldati morenti: «Padre, le affido mio figlio». «Ci penserò io». Rientrato in Italia, lo fa veramente: in un doloroso pellegrinaggio tra i monti dove vivono le famiglie degli alpini morti in Russia, rintraccia le loro famiglie, le aiuta, bada agli orfani. Intanto, si fa sempre più strada in lui l’idea di una grande opera di carità che gli era venuta sulle nevi della steppa. Deciso a condividere fino in fondo la vita di chi soffre, aderisce alla Resistenza, aiuta ebrei e partigiani a espatriare, finisce in carcere a San Vittore. Anche in quei mesi continua a scrivere: articoli, discorsi, libri, tutti sul tema dell’educazione dei giovani. Per questo nel 1946 viene nominato assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ma l’incarico gli va stretto e due anni dopo lo lascia. Il prefetto di Como lo aveva già nominato direttore dell’Istituto Grandi Invalidi di Arosio e la sua opera stava rapidamente prendendo forma. Don Gnocchi apre la casa agli orfani degli alpini, poi ai "mutilatini", i ragazzi dilaniati dalle bombe inesplose, e ai "mulattini", figli di donne italiane e soldati americani di colore. La svolta della sua vita ha luogo l’8 dicembre 1945, quando ad Arosio arriva Bruno Castoldi: suo padre era morto in Russia e la mamma non riusciva a mantenerlo. La sera dello stesso giorno i bambini sono già 28. Tra di loro c’è anche Paolo Balducci, il primo mutilatino. Don Gnocchi si mette a correre: nel 1948 nasce la Federazione pro infanzia mutilata, che nel 1952 diventa Fondazione pro juventute. Le case si moltiplicano e accolgono anche i poliomielitici. Don Gnocchi vuole il meglio delle cure per i suoi ragazzi, li avvia al lavoro, cerca di metterli in grado di reinserirsi nella società, e soprattutto li fa crescere nella fede. I bisogni della Fondazione sono enormi e lui cerca soldi ovunque, "spreme" le famiglie ricche ma anche il Governo, attraverso il suo amico Giulio Andreotti. Anche in Vaticano ha un sostenitore entusiasta: Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI. Ma nel pieno della corsa un tumore lo aggredisce e lo porta alla morte. È il 28 febbraio 1956. Il giorno dopo due ragazzi, Silvio Colagrande e Amabile Battistello, ricevono le cornee di don Gnocchi, il cui gesto accelerò l’adozione da parte del nostro Paese della legge sui trapianti, che ancora non c’era. Adesso don Gnocchi diventa beato, grazie alla guarigione inspiegabile di Sperandio Aldeni, elettricista bergamasco che il 17 agosto 1979 sopravvisse a una scarica da 15 mila volt che avrebbe dovuto ucciderlo. «Don Carlo salvami!», gridò Sperandio. E lui lo ha fatto, ascoltando ancora una volta il grido di dolore di chi sperava nel suo aiuto.
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