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 Comunità parrocchiali di Galatone
Maria SS. Assunta - S.Cuore di Gesù - S. Francesco d’Assisi - S.S. Cosma e Damiano
Proclamare e celebrare la morte e la risurrezione del suo Signore è per la Chiesa evento centrale della sua fede e della sua missione. In Cristo Gesù, Crocifisso e Risorto, la morte illumina la vita e ne rivela il senso. Sicchè accettare che il nostro giorno finisca e che sia notte, vorrà dire prepararsi come a un giorno nuovo e a un’alba nuova, dopo che essi hanno avuto il consolante anticipo nella vita di Gesù Signore, primizia dell’umanità redenta. E se Cristo è davvero morto e risorto non può essere buio sulla terra! Questo è l’annuncio che risuona e pervade l’intera celebrazione esequiale, il fondamento della nostra fede, della novità cristiana e della speranza. Nella morte e nella sepoltura dei fedeli, la comunità credente infatti celebra la morte e la risurrezione del suo Signore ed esprime la sua futura, incrollabile speranza nel ritorno di Cristo e nella risurrezione della carne. (CEI, Proclamiamo la tua risurrezione. Sussidio pastorale per le esequie, p. 5)
La consapevolezza di dover tener presente alcune concrete situazioni pastorali ha portato noi parroci di Galatone a riconsiderare alcuni usi della Comunità locale, sempre alla luce della fede, del vero bene dei fedeli e della disciplina della Chiesa.
Un primo appello vogliamo rivolgere a tutti i fedeli che assistono i propri cari ammalati o in età molto avanzata perché, superando ogni remora e timore, avvertano l’importanza di unire alle cure materiali anche il grande conforto che deriva dalla fede. Richiedano e favoriscano quindi la visita del sacerdote e la ricezione dei sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e, quando ricorrono le condizioni, dell’Unzione degli Infermi. In questo modo la sofferenza e la preparazione alla morte saranno rischiarate e sostenute dalla grazia e tutta la famiglia potrà fare l’esperienza della forza derivante dalla preghiera.
Alla morte di un fedele, i parroci apprezzano l’operato delle agenzie funebri che sollecitamente li informano e concordano con essi e con i familiari del defunto l’orario e le modalità delle esequie. È estremamente importante che questo avvenga sempre. Pronti a venire incontro a legittime e ragionevoli richieste da parte dei familiari in lutto, i parroci devono però conoscerle per tempo per potersi organizzare.
Circa il luogo della celebrazione delle esequie, il Codice di Diritto Canonico, al can. 1177 §§ 1.3, stabilisce che si tengano nella chiesa della parrocchia in cui è avvenuto il decesso. Lo stesso canone tuttavia (§2) dà la possibilità ai familiari, o a quanti spetta provvedere alle esequie, di scegliere un’altra chiesa, con il consenso del rettore di questa e avvisato il parroco. Al fine però di evitare confusioni e per ribadire l’importanza dell’appartenenza alla propria comunità parrocchiale, si concede la possibilità di proporre per le esequie una chiesa diversa da quella della propria parrocchia alla duplice condizione che:
- si tratti di un’altra chiesa parrocchiale (e quindi non in una rettoria o chiesa confraternale)
- il defunto abbia intrattenuto con la parrocchia proposta rapporti di autentica collaborazione, per esserne stato operatore pastorale o benefattore.
Nel caso di richiesta di far stazionare la salma in chiesa in attesa delle esequie, si conferma la
prassi finora seguita e cioè: si concede tale possibilità a condizione che la chiesa non sia impedita da particolari celebrazioni (Messa domenicale, Quarantore, Matrimoni o altro). In tal caso si concorderà con i familiari un’altra chiesa.
Anche nel caso in cui debba intercorrere la notte, ci si orienterà secondo la consuetudine finora osservata e cioè scegliendo una delle due chiese del centro storico: San Giovanni Battista o Sant’Antonio.
Nel corteo tra la casa del defunto e la chiesa, si abbia rispetto della norma civile che stabilisce il tragitto più breve. Tale norma evita particolarità e stravaganze e manifesta il massimo rispetto nei confronti dell’Eucaristia che si va a celebrare in chiesa.
È poi opportuno riconsiderare alcuni usi relativi all’addobbo floreale. I fiori che si portano in chiesa insieme alla salma o prima di essa, saranno lasciati alla chiesa come atto di omaggio alla casa di Dio. Se non si vogliono lasciare, non si portino in chiesa, poiché è di cattivo gusto e di poco rispetto depositarli per il solo tempo della celebrazione e successivamente rimuoverli.
La dislocazione dei fiori in chiesa deve poi tenere conto di quelle norme della liturgia che ogni buon fiorista deve conoscere. Si possono quindi adornare quei luoghi degni di essere adornati (mensa dell’altare, ambone, crocifisso, feretro) senza nasconderli, senza eccedere in quantità, senza ostacolare i movimenti del celebrante, dei ministri e dei fedeli e nel rispetto del tempo o del giorno liturgico che ricorre.
Eventuali interventi di saluto da parte di amici o di ringraziamento dei familiari, da concordare prima con il celebrante, si collocheranno dopo la Comunione e prima del commiato.
Per quanto riguarda la donazione dell’offerta alla parrocchia dopo le esequie, quantificata dall’attuale tariffario in cinquanta euro, le agenzie avranno l’accortezza di rinviare i familiari del defunto direttamente al parroco. Ciò faciliterà il rapporto pastorale con la famiglia, darà la libertà di considerare situazioni particolari, faciliterà la possibilità di concordare successive celebrazioni di suffragio (ottava, trigesimo, ecc).
Si invitano infine tutti i fedeli che partecipano alle esequie di un amico a ricordare che, alla luce della fede, gesti veramente graditi e benefici per chi se n’è andato e per chi è nel dolore saranno il silenzio e la preghiera, la partecipazione alla messa esequiale, il composto e rispettoso stringersi attorno ai familiari con sensi di vera condivisione del dolore.
Le presenti norme andranno in vigore a partire dal 29 novembre 2009, I domenica di Avvento.
Possano anche queste semplici norme ridestare in tutti la speranza che fiorisce dal sepolcro vuoto di Cristo e che la morte non è più distruzione della vita e ultima parola sull’uomo, ma che è dinanzi a noi e, sapientemente, ci interpella. (cfr. sussidio citato, p. 6).
Galatone, 2 novembre 2009
Commemorazione dei fedeli defunti
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